Le donne e il desiderio: recensione del film di Tomasz Wasilewski, Orso d’Argento a Berlino

La crisi esistenziale di tre donne assume i contorni di corpi nudi, menti fragili e paesaggi aridi di gelo nel film di Tomasz Wasilewski, Le donne e il desiderio.

Un effluvio di silenzi che affollano tra le carni bianche, umane, nude, che senza vergogna si addossano allo schermo cercando disperatamente di riportare allo spettatore la smania che anima le protagoniste del film di Tomasz WasilewskiLe donne e il desiderio, Orso d’Argento a Berlino per la Miglior Sceneggiatura.

Ambientato nella Polonia degli anni ’90, quella che usciva con le ossa rotte dalla Legge Marziale e dalla repressione, la stessa che stava pian piano rialzandosi grazie alla rivoluzione, innanzitutto mentale, attuata da Solidarnosc e sostenuta dal miracoloso intervento di Karol Wojtyla, alias Papa Giovanni XXIII, Le donne e il desiderio cerca di riportare in vita, con faticosa devozione, gli anni del cambiamento.

La Polonia che Wasilewski cerca di dipingere sullo schermo è quella scontata di chi ci ha vissuto. Una terra che si affaccia alla modernità e una pellicola che fa propri i vasti territori desolati, le fredde mattine innevate e i corpi di uomini e donne nudi come animali al macello, con le loro anime vuote e smarrite in esistenze che sembrano non appartenergli affatto.

le donne e il desiderio

Come se non bastasse, il regista non si limita a imbastire una pellicola atta a raccontare la storia polacca in quel preciso periodo storico, ma si complica la vita immedesimandosi nella condizione di quattro donne, tutte differenti tra loro e tutte a loro volta imbrigliate in situazioni personali complesse.

Abbiamo Agata (Julia Kijowska), infelicemente sposata con un uomo che sembra cercare in tutti i modi di assecondarla, pur non riuscendo a placare il suo disagio interiore; Renata, (Dorota Kolak), un’insegnante di mezza età in procinto di andare in pensione, che si innamora della sua vicina di casa, Marzena (Marta Nieradkiewicz): ex reginetta di bellezza, istruttrice di ballo e sposata con un uomo che vive nella Germania dell’est e che vede solo grazie a delle videocassette. E poi c’è la sorella di quest’ultima, Iza (Magdalena Cielecka), un’elegante donna preside di una scuola, che ha una relazione clandestina col padre di una sua studente.

Donne differenti tra loro ma unite da un filo invisibile che fa in modo di concatenare i loro rapporti, quasi a loro insaputa.

Thomas Wasilewski è un voyeur famelico e vorace, un regista che ci costringe a spiare le vite delle protagoniste, facendoci addentrare nelle loro paure più estreme e nei loro desideri più erotici. Servendosi di inquadrature atte a esaltare i contorni, talvolta scomposti, dei corpi delle protagoniste, ci immette involontariamente in un circolo vizioso di vizi e virtù in cui si rincorrono senza remora alcuna immagini ricorrenti o episodi lasciati a mezz’aria, in attesa di un significato che si prodighi a darne giustificazione.

A una storia gelida e incapace di creare empatia con lo spettatore si accosta una fotografia memorabile, capace di lasciar trasudare dal grande schermo la forza inibitoria del silenzio, quella disabilità filosofica che lascia inerti e insoddisfatti e alla quale sembra non esserci rimedio.

La macchina fotografica di Oleg Mutu pare aver preso spunto da quell’impressionismo molto particolare partorito dalla geniale mente di Edward Hopper.

e donne e il desiderio

Con le dovute e lecite differenze del caso, alcune immagini tratte da Le donne e il desiderio non possono far a meno di riportare alla mente alcune opere dell’artista newyorkese – vedasi a tal proposito Interno d’estate (1909), Woman in the Sun (1961) – non tanto per i colori, che nel film di Tomasz Wasilewski appaiono di gran lunga più spenti, quanto per quella pesante leggerezza di fondo in grado di estrapolare la forma fisica più accurata del silenzio.

E proprio da questo silenzio si arriva ai bassifondi della comunicazione cinematografica, in un tunnel di situazioni che, nonostante il nobile intento di rappresentare la “rivoluzione mentale femminile” finisce per svilire le donne, riducendole a strisce di desiderio carnale di cui la pellicola è succube.

Ad appesantire il film provvede una trama poco lineare, senz’altro volenterosa di lasciare nello spettatore punti di domanda e accendere focolari di riflessione, ma che non fa altro che alimentare confusione e trasmettere questa immagine svilita delle donne: lesbiche, vogliose, indecise, amanti, puttane. Il loro possibile “meglio” viene inevitabilmente sommerso dal loro “peggio”, riportando inaspettatamente lo spettatore a vedere in modo maschilistico e assolutamente non libero da pregiudizi le protagoniste de Le donne e il desiderio.

le donne e il desiderio

Le donne e il desiderio, al cinema dal 27 aprile distribuito da Cinema di Valerio de Paolis, è infine il ritratto di un particolare periodo storico nella sua forma più malinconica e pressante. Un film che stenta a farsi apprezzare per la tediosità ma che al contempo è in grado di lasciar sedimentare quel pesante logorio che molto probabilmente le donne polacche hanno provato.

Regia - 3
Sceneggiatura - 2.5
Fotografia - 3.5
Recitazione - 3.5
Sonoro - 2
Emozione - 2

2.8