La verità sta in cielo: recensione del film di Roberto Faenza

La verità sta in cielo, il nuovo film di Roberto Faenza, in sala dal 6 ottobre con 01 Distribution, riaccende i riflettori sul caso di Emanuela Orlandi. La sparizione della giovane cittadina del Vaticano non merita di essere archiviata, sia perché si tratta di una vittima innocente, sia perchè ne sono collegate personalità politiche e la malavita romana.

Il regista de La verità sta in cielo ha voluto fornire un quadro più grande della vicenda, mettendo insieme i pezzi del caso Orlandi, dalle testimonianze, agli atti depositati, fino alle inchieste svolte.

Cercando di rimanere più aderente possibile alla verità, ha usato la struttura fittizia del film, in grado di coinvolgere ed emozionare lo spettatore. Nella sua missione, di smuovere le coscienze del pubblico, viene talvolta a mancare un equilibrio, che possiamo perdonargli.

La coerenza e la fedeltà ai fatti portano il film a dare più valore alle parole che alle immagini. A raccontare nomi, luoghi e vicende, piuttosto che lasciare spazio alle inquadrature. Il racconto filmico è al servizio dell’informazione, dando un ibrido tra un lungometraggio drammatico e un documentario, tra realtà dei contenuti e finzione della struttura.

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Il punto di vista usato è quello di Sabrina Minardi (Greta Scarano), amante di “Renatino”, Enrico De Pedis (Riccardo Scamarcio), che a distanza di anni ha raccontato quello che sapeva.

Articolata su tre livelli: passato, presente e futuro, si segue il passaggio del fatto, al suo racconto, alla distorsione delle informazioni, fino all’occultamento.

Questi livelli vengono attraversati nella testimonianza di Sabrina, una ragazza di vent’anni che entra in un mondo dall’aspetto strabiliante, ma marcio fino all’osso, che tra festini, droga e sesso ha corroso anche lei. Dopo il matrimonio con Bruno Giordano, è diventata l’amante di Enrico De Pedis, accompagnandolo ovunque e facendo per lui qualsiasi cosa.

Attraverso la loro relazione conosciamo un malvivente affascinante, romantico, ma anche disposto a tutto e immischiato con tutti. Di sfondo politici dello Stato italiano e del Vaticano, servizi segreti, magistrati che giocano a fare dio, mentre giornalisti, vescovi, devoti, cittadini, tutti vengono ingannati e usati come merce di scambio.  Tra questi Emanuela Orlandi, di cui si è occupato Renatino con la sua complice Sabrina, pedine di un gioco più grande: l’hanno rapita, mentre i mandanti riposavano tranquilli nelle loro regge.

La storia è raccontata tramite flashback, attraverso l’incontro della giornalista di Chi l’ha visto?, Raffaella N., e Sabrina.
Poi ci spostiamo nel futuro, quando una giornalista inglese, Maria, arriva in Italia per condurre un’inchiesta e contatta Sabrina, incontrando altri testimoni.

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Gli attori sono riusciti a entrare con molta sensibilità nei personaggi di cui hanno sentito parlare, visto interviste, letto la loro storia sui libri o riportata nei documenti giudiziari.
In particolare Greta Scarano che ha vestito i panni sia della giovane Sabrina, che della donna matura, ha dato prova di una grande abilità. Un personaggio doppio, le cui esperienze lo hanno portato dalla spensieratezza alla pesantezza, dall’ingenuità alla consapevolezza.

Che vorrebbe fare qualcosa per rimediare al suo passato, ma deve combattere con i postumi della droga che trasformano i ricordi e modificano la percezione del tempo.

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I personaggi delle giornaliste sono i nostri Virgilio, che ci conducono da un episodio all’altro, nel tempo e nei piani politici.

La ricercatezza registica offre sia immagine nitide e vicine alla realtà, seguendo Raffaella e Maria, sia la meraviglia, il sogno di Sabrina di sentirsi all’improvviso una principessa, circondata dal lusso e da persone importanti. Ogni realtà può essere ambivalente, il sogno di una persona può trasformarsi nell’incubo di un’altra. La verità esclude il giudizio, cerca solo la congiunzione tra causa ed effetto.

La verità sta in cielo è la frase detta dal Papa Bergoglio al fratello di Emanuela Orlandi. Circa dopo 30 anni qualcuno ha detto che la ragazza è morta, ma questo non basta. La verità è quella che ti permette di avere giustizia, di sentirti libero, di capire e affrontare il futuro. Noi italiani siamo abituati a conoscere una realtà distorta e questo ha indebolito la nostra speranza di sapere. Questo film per quanto da molta importanza a una ricostruzione effettiva dei fatti, non vuole comunicare intellettualmente, bensì punta a provocare delle reazioni emotive. Vedere La verità sta in cielo aiuta a ricordarci che il passato deve essere affrontato, accantonarlo a un angolo ci impedisce di essere sempre impreparati ad andare avanti, smembrando la nostra identità di popolo.

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