GIUDIZIO CINEMATOGRAPHE - FILMISNOW

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Chiamarlo documentario potrebbe essere riduttivo, commedia invece fuorviante: anche se creare neologismi non dovrebbe essere un’azione da effettuare così alla leggera, per un titolo come La signora Matilde – Gossip dal Medioevo sembra essere invece la scelta più saggia. Ed ecco che dunque “docummedia” appare un termine davvero azzeccato per descrivere il lavoro diretto da Marco Melluso e Diego Schiavo.

Un’opera che intende raccontare la vita di un personaggio che si è rivelato fondamentale in una particolare fase della nostra storia, ma che ha subito con il tempo una serie di letture che ne ha ridimensionato l’importanza: quella Matilde di Canossa che, vissuta tra XI e XII secolo, è stata determinante per le sorti della cosiddetta “lotta per le investiture”, riuscendo all’epoca a ricoprire un ruolo di primo piano nonostante donna.

La signora Matilde: parlare di storia in salsa pop

La signora Matilde cinematographe.it

Melluso e Schiavo scelgono il volto di Syusy Blady per accompagnare lo spettatore alla scoperta degli intrighi e dell’operato di colei che è stata, durante la sua esistenza, feudataria, contessa, marchesa, vicaria imperiale e vice regina d’Italia. Il motivo di tale scelta è evidente dal taglio che i due registi hanno voluto dare al loro documentario: nonostante l’argomento prettamente storico, La signora Matilde porta avanti una narrazione leggera e fresca, che fa uso di elementi tipici della società attuale (come lo strumento dei social) per tentare di annullare la distanza temporale che intercorre tra noi e il personaggio oggetto della trattazione. Imparare la vita di Matilde di Canossa sfogliando la rivista Novella 1000, oppure apprendere dei suoi rapporti con il papa Gregorio VII leggendo i loro messaggi inviati alla maniera di WhatsApp, o ancora addentrarsi nell’intricata lotta per le investiture studiando mosse e contromosse tra le due multinazionali dell’epoca, la SacroRomanoImpero e la Papato Spa.

Syusy Blady è la perfetta padrona di casa: il consueto brio, caratterizzante da sempre la sua carriera televisiva, si traduce sul grande schermo nella formula giusta per veicolare al meglio la storia di questa grande donna. Avvolta da un abito rosa confetto, la Blady esplora i luoghi dove Matilde ha vissuto, bisbigliando allo spettatore a mo’ di pettegolezzo le “ultime news” su di lei, i rumours attorno a quella che sembra una liason tra lei e papa Gregory e le voci sui continui litigi con il cugino, l’imperatore Enrico IV, o meglio EnricoMaiNaGioia. Ad accompagnarla in questa particolare rievocazione, un Luciano Manzalini trasformista, che veste i panni di buffi individui che la donna incontra sul suo cammino.

Un progetto che merita di essere sviluppato

La signora Matilde

L’intento è chiaro: far luce sulle vicissitudini di un personaggio tanto complesso quanto dimenticato, riuscendo allo stesso tempo a rendergli giustizia e a far avvicinare anche i più giovani alla sua scoperta. Non tutti forse sanno che, tra i vari doni che questa importante donna ci ha lasciato, è a Matilde che si deve l’espressione “andare a Canossa” per indicare un’umiliazione, così come dobbiamo ringraziare lei se oggi possiamo gustare cibi come il parmigiano o l’aceto balsamico.

Il linguaggio pop impiegato in La signora Matilde non svilisce la materia trattata, né ne diminuisce l’importanza, e di certo può risultare un elemento attrattivo per una generazione che, sempre con maggior difficoltà, si accosta allo studio di una materia come la storia.
In quest’ottica, il lavoro di Melluso e Schiavo potrebbe davvero porsi come primo capitolo di una collana di documentari – o docummedie – che affronta biografie e fasi del nostro passato troppo spesso dimenticate, con un taglio che non sia respingente verso i più giovani. Un progetto lodevole che potrebbe avere risvolti interessanti, e la cui positiva accoglienza da parte di storici e studiosi ne fa intuire il valore e la qualità dei contenuti.

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