La ragazza più fortunata del mondo: recensione del film Netflix

Ani è bella, ha successo, sta per sposarsi con l'uomo perfetto: ma la sua vita nasconde una crepa che rischia di ingoiare tutto.

La ragazza più fortunata del mondo è un film diretto da Mike Barker e disponibile dal 7 ottobre 2022 su Netflix, adattamento del romanzo di esordio della scrittrice Jessica Knoll Luckiest Girl Alive, del 2015, e inserito dal New York Times nella lista dei bestseller di quell’anno.

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La trama del film

Ani FaNelli, una giovane donna di New York che ha una vita praticamente perfetta: lavora presso un’importante rivista glamour, ha uno splendido appartamento, veste alla moda ed è fidanzata con un meraviglioso ragazzo con il quale sta per convogliare a nozze.

Tuttavia Ani quando era adolescente ha subito una terribile umiliazione presso la Bradley School dove studiava. Il tagico episodio ha segnato profondamente la sua vita e l’ha trasformata nella donna che è oggi.

Un documentario purtroppo sta per riportare tutto a galla e Ani sarà costretta a rivivere gli eventi di quella notte sconvolgente che aveva cercato di seppellire per sempre. Tutto questo aiuterà la donna a essere finalmente libera o rovinerà ulteriormente la sua vita?

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La ragazza più fortunata del mondo: un titolo che distrae

Spesso, e anche giustamente, ultimamente si è parlato di Netflix come di una piattaforma che ha potuto mettere in evidenza opere e serie di cinematografie lontane e intrinsecamente differenti da quella mainstream che ha colonizzato l’immaginario occidentale: ma il successo della visione in streaming ha inevitabilmente e conseguentemente portato anche ad un’offerta numericamente superiore alla domanda, e quindi a numerosi prodotti scadenti, come film straight to video che andrebbero bene per un piovoso e noioso sabato pomeriggio su RaiDue.

Con queste premesse ci si potrebbe avvicinare a La ragazza più fortunata del mondo facendosi sviare dalla presenza di Mila Kunis e dal titolo, e credere di approcciarsi ad una solita commedia romantica: poi però magari si nota il nome del regista e di uno degli attori protagonisti e qualcosa stona.

Perché abbiamo ancora negli occhi il sorriso di Finn Wittrock stravolto dall’orrore di Ryan Murphy in American Horror Story, o la sua agghiacciante psicosi in Ratched; o magari riecheggiano le storie raccontate dal regista Barker in Sandman, o The Handmaid’s Tale, o Fargo, con i suoi sguardi sghembi eppure raffinati si realtà distorte dal dolore e dalla morte, con la sua capacità di intridere le sue storie con un’inquietudine strisciante che sfocia spesso in una malinconia lacerante, disperata.

Ecco il trailer dell’attesissima undicesima stagione di American Horror Story!!

E allora la visione de La ragazza più fortunata del mondo spiazza, ma spiazza di meno: ma non si è mai abbastanza preparati ai suoi continui ribaltamenti narrativi, i diversi piani di lettura che scivolano uno sull’altro, le esistenze dei personaggi che sfumano tra passato e presente aprendo pian piano le porte delle stanze segrete.

Dolori e inganni

Si potrebbe dire che il film conferma che il passato è una terra straniera: e si insinua lentamente sottopelle per come sotto l’apparenza di un thriller costruito sui suoi colpi di scena si tramuta invece, silenziosamente ma ineluttabilmente, in un film di denuncia, in un’opera coraggiosa che mette al centro il personaggio della Kunis, al centro di quello che è un vero e proprio microcosmo nascosto composto da persone disturbate, abusate, distrutte, tradite, e quel che è peggio ignorate, che gridano in silenzio dal loro angolo buio.

La storia del film prosegue con la voce off di Ani (la Kunis) che fa luce per noi sull’oscurità del suo trascorso e sugli strascichi che ancora oggi le pesano dentro come un macigno; mentre la sua vita che sembra così perfetta, e lei stessa che per tutti è la ragazza più fortunata del mondo, si sgretola intorno a lei, si sfalda man mano che il suo passato riaffiora, sommergendo tutto.

Don’t Worry Darling: ecco la nostra recensione

Un ritratto (in nero) di signora lontanissimo dalle derive roboanti e vuote di un femminismo che si è fatto spettacolo -chi ha detto Don’t Worry Darling?…-, con una sceneggiatura brillante e tanti sottotesti che si sommano uno sull’altro e formano un insieme compatto e densissimo, una storia profonda ma che rifugge il didascalismo senza mai usare un tono consolatorio o pietistico.

La ragazza più fortunata del mondo è un film camaleonte, che di volta in volta stringe lo stomaco o accarezza il cuore.

Regia: 3

Sceneggiatura: 4

recitazione: 3

fotografia: 3

sonoro: 2

emozione: 4

Regia - 3
Sceneggiatura - 4
Fotografia - 3
Recitazione - 3
Sonoro - 2
Emozione - 4

3.2

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