La Grande Bellezza – versione integrale: recensione

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A tre anni di distanza dalla sua uscita nelle sale, La Grande Bellezza torna al cinema in una versione estesa che conta trenta minuti in più di girato rispetto a quella originale. L’ormai celebre film scritto e diretto da Paolo Sorrentino, presentato al Festival di Cannes 2013 e vincitore del premio Oscar per il Migliore film straniero, aveva già dato modo di dividere pubblico e critica in due correnti nette di giudizio. Da una parte i giudizi di chi, ne La Grande Bellezza, ravvisava solo un pretenzioso tentativo di riprodurre le calde atmosfere della Roma che aveva contraddistinto opere come La Dolce Vita di Federico Fellini, ma dopotutto restando un film che vive (o sopravvive?) solo di echi, risonanze provenienti da un tempo lontano, in cui l’oggetto della narrazione era davvero una città formicolante di feste, salotti e personaggi bizzarri; dall’altra, chi davvero scorge in Sorrentino e nella sua opera un’occasione di riscatto per il cinema italiano, che potrebbe (grazie a opere come La Grande Bellezza, ma anche l’ultimo e decisamente più “internazionale” Youth) tornare finalmente a risplendere vigoroso nel firmamento del cinema mondiale. Come accadeva, appunto, quando c’era Fellini.

la grande bellezza

La bellezza della Città Eterna, la bellezza data dal continuo brulicare dei suoi abitanti, la bellezza dell’amore per le sue radici e quella della luce dei suoi paesaggi. Tutto questo è quello che viene narrato (seppur con eccessivo gusto registico per un virtuosismo fatto di interminabili piani sequenza a tratti ridondante) nel film diretto da Sorrentino, che continua a restituire sul grande schermo quella stessa bellezza raccontata, in maniera ineccepibile, nella versione priva dei nuovi trenta minuti aggiuntivi, che pure sembrano aggiungere qualcosa a un’opera già indubbiamente satura.

Lo diciamo subito per rompere il ghiaccio: questa versione – dilatata, più che integrale – farà storcere il naso a chi già non serbava particolare entusiasmo per il film originario. Farà storcere il naso a chi crede che possa essere un’operazione commerciale particolarmente astuta, ma anche a chi si renderà conto che quei trenta minuti aggiunti finiscono col delineare meglio la figura di Jep Gambardella (che vive soprattutto della magnifica performance di Toni Servillo), la cui tagliente personalità e verve erano ben chiare a qualsiasi spettatore e, in fin dei conti, non necessitavano di essere ulteriormente arricchite.

la grande bellezza

Tutto sommato, comunque, si tratta di una scelta comprensibile quando è chiaro che l’autore-regista abbia preso a cuore il proprio personaggio e non desideri separarsene, né separarlo dal proprio pubblico, che può apprezzare la possibilità di poter vivere meglio la mondanità vissuta da Jep nella propria bellissima città. E sì, è anche vero che questo recupero delle parti tagliate inserisce, nel perfetto incastro delle sequenze di un film ultimato e già compiuto, scene che contribuiscono ulteriormente a definire l’idea che Sorrentino ha di “cinema” (e del proprio cinema).

La Grande Bellezza: 30 minuti di meraviglia in più, per afferrare appieno l’immagine di Jep Gambardella

Questo avviene tramite un’intervista che Jep fa a un vissuto maestro del cinema, interpretato da Giulio Brogi, che apre una parentesi anche sull’importanza dell’amore e dell’incanto. Tuttavia, si ha come l’impressione che tutto questo sia l’occasione perfetta per i nuovi attori che ne godono – il già citato Brogi, ma anche Fiammetta Baralla (nel ruolo della madre di Ramona, interpretata da Sabrina Ferilli) – di mostrare il proprio talento in ruoli che, altrimenti, non avremmo potuto mai vedere. E, in fondo, sembra davvero l’unico motivo valido per inserire nuove scene di girato in una pellicola completa, che farà la gioia di chi già lo amava ma, di certo, non farà cambiare idea a chi lo disprezzava.

La versione integrale de La Grande Bellezza sarà al cinema solo il 27, 28 e 29 giugno 2016, distribuita da Indigo Film, Medusa Film e Nexo Digital.

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