La Febbre del Sabato Sera: recensione

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La febbre del sabato sera è un film di John Badham del 1977, in cui primeggia e porta nell’olimpo delle celebrità un giovane John Travolta.

La febbre del sabato sera: il racconto di una gioventù bruciata nei disco stories

La febbre del sabato sera

Tony Manero ha quasi vent’anni, lavora in un negozio di vernici, ha origini italiane e vive in una famiglia burrascosa che soffre il dissidio contrastante tra un figlio scalmanato e instabile come Tony e la presunta sacralità del fratello Frank che ha scelto la via della fede. La pellicola è divisa in due atti: il primo segue la passione di Tony per la danza e il suo desiderio di vincere una gara di ballo con la giusta partner al suo fianco, l’altra è legata tragicamente alla sua banda di rissosi amici che scatenano guerriglie tra etnie e gruppi differenti. Tante le scene di lotta che porteranno La Febbre del sabato sera ad assumere toni oscuri, tra cui ad essere preso di mira c’è Gus, un amico di Tony, che finisce in ospedale poiché assalito e brutalmente malmenato da una banda a loro nemica; ma Tony e il suo gruppo finiranno tragicamente per vendicarsi sulle persone sbagliate. Intanto che la sua dissolutezza prenda una centralità irrimediabile nella sua vita, incontra una ragazza, Stephanie, a scuola di danza, che vive il suo stesso disagio di chi appartiene ad una famiglia costrittiva e che non vede l’ora di poter vincere i pregiudizi sulle sue origini italiane e trovare una voce e un modo di emanciparsi. Assieme a Stephanie partecipa ad una gara di ballo e vincono con la disapprovazione totale di Tony che riconosce la bravura innegabile di un’altra coppia di gareggianti, ai quali cede gentilmente il premio, scontrandosi con una più avveduta e lungimirante Stephanie che, in totale disaccordo, non perde occasione di divincolarsi da una personalità anti borghese come Tony. Ecco che la drammaticità della pellicola trova il suo apice: nei battiti finali il Ponte di Verrazzano farà da sfondo alla sfrontatezza di Tony e il suo gruppo di amici che, presi dall’euforia, si misureranno in prove di equilibrio in bilico tra la vertigine e l’eroismo, in cui però un loro amico, Bobby perderà la vita, non per avventatezza ma per suo volere intrinseco. Quel gesto nascondeva tutto un mondo di scelte e di imposizioni che avrebbero portato Bobby sull’orlo della follia. Quel gesto porta Tony a misurarsi con la sua esistenza e il fallimento del suo egoismo.

La febbre del sabato sera

Tony Manero e la Febbre del sabato sera si sono imposti nella scena filmica mondiale come presenze e raffigurazioni di un’età e di un culto erroneamente positivo, inseriti in una dimensione minimale circoscritta dalla musica, la disco, in cui la ribellione e il senso di rivolta sembrava essere stato esorcizzato e arginato da un singolo passo di danza. La Febbre del sabato sera è sempre stata considerata come una pellicola di svago e non di impegno sociale, un film con cui divertirsi, andare al passo con Tony ma solo su una pista da ballo, un errore indicibile considerato che la pellicola e il personaggio incarnato da John Travolta possiede una poesia pungente, gravita attorno ad una passione che lo rende più solo e più insofferente dei suoi coetanei, lui che è un giovincello qualunque, vive a Brooklyn, con un unico talento, quello di trovarsi nei guai, accorpato al desiderio di evasione dal suo microcosmo italo americano che lo istiga e lo opprime. Una gioventù bruciata nei disco stories, Tony vive i suoi momenti al 2001 come unico momento di celebrità, il suo modo di emergere e di erigersi dal pantano piccolo borghese che poco gli si addice, l’emarginazione è l’elemento che lo spinge a misurarsi con i suoi passi di danza, la solitudine che esprime tra le note allegre e frivole dei Bee Gees, che trovano apice e immortalità grazie a questa pellicola che segnerà per sempre la loro carriera, è un contrasto epocale che regna sovrano su tutta la narrazione. Il suo personaggio, cambierà rotta incontrando una donna, Stephanie, più matura di lui ma contaminata da falsi miti di notorietà, detesta Brooklyn, vive per Manhattan, per le celebrità, è una giornalista in cerca della sua rinascita che però non potrà mai appartenere al mondo di Tony, dissoluto, esteso nella dimensione del quotidiano, che non guarda al di là dell’evasione del sabato sera in cui attrarre le donne è un mantra senza alcun fine sessuale e danzare è il gesto di innalzamento e di affermazione di sé, come accade in Rocky, pilastro del cinema mondiale, il cui poster Tony tiene accuratamente appeso nella sua stanza assieme a i Giustizieri della Notte e Serpico.

La febbre del sabato sera

Tony Manero può sembrare un personaggio dalla forte carica espressiva, ma il disagio che vive si scontra proprio con la sua identità, non riesce ad inserirsi e a convivere con le sue origini, per il quale viene adombrato dal razzismo e che lo coinvolgono inesorabilmente in scene violente e bravate drammatiche.

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