La donna per me: recensione del film con Andrea Arcangeli e Alessandra Mastronardi

Andrea e Laura sono prossimi al matrimonio, ma un desiderio espresso rischia di scombinare la vita dei futuri sposi. Martani torna al cinema con una romcom che racconta le fragilità dell'amore all'indomani del grande passo.

Il matrimonio – per definizione archetipica, generalmente condivisa – è un lutto, ma senza lacrime e in abito bianco. Nei giorni che precedono le nozze, indefinibile è il numero delle pacche sulla spalla al futuro sposo, il sorriso sbilanciato, le frecciatine che indirizzano alla fuga e l’immancabile, pervasiva voglia di mollare tutto e fuggire il più lontano possibile. Tutto sembra inevitabilmente destinato al disastro, eppure è tutto lì. L’attimo in cui la donna della tua vita percorre la navata e tu resti fermo, immobile, nell’attesa che ti riservi quel sorriso che conosci bene e che vi ha portati fin lì. Ad accompagnarla, un fremito nebbioso, sfocato, scortato dai silenzi riverenti di chi siede e si fa eco di un brusìo indistinto. 

Nasce e tramonta così l’incipit de La donna per me, la romcom scritta e diretta da Marco Martani (sceneggiatore di Ex, Maschi contro Femmine, Femmine contro Maschi, Se Dio vuole) come traduzione sullo schermo della paura fisiologica che precede il matrimonio, quel carico emotivo corrotto dalle aspettative e dalle sentenze categoriche della folla. Nel cast corale, accanto ai protagonisti Andrea Arcangeli e Alessandra Mastronardi, Stefano Fresi, Eduardo Scarpetta e un inedito Francesco Gabbani sono gli storici amici dello sposo, mentre Cristiano Caccamo figura nel ruolo di Beniamino Rossi, datore di lavoro di Andrea e proprietario dell’azienda in cui lavora.

Prodotto da Lucky Red con Rai Cinema, in collaborazione con Sky Cinema, La donna per me è disponibile dal 23 maggio 2022 su Sky Cinema e in streaming su NOW.

La donna per me: Alessandra Mastronardi e Andrea Arcangeli sono promessi sposi nella romcom di Marco Martani

L’architetto Andrea Colonna (Andrea Arcangeli) e la grafica Laura Moretti (Alessandra Mastronardi) sono prossimi al matrimonio. La vaghezza di lui e l’ossessiva gelosia di lei compongono un quadro perfetto per un’annunciata débacle sentimentale, complice il precario equilibrio economico e la sensazione che l’amore si stia affievolendo. La notte prima delle nozze, l’addio al celibato si trasforma per Andrea nella terrificante proiezione di una vita appesa al chiodo: ogni donna è una tentazione, ogni sorriso un’amara conferma della disillusione amorosa. Il desiderio espresso da Andrea in compagnia degli amici storici si avvera, e la vita del ragazzo viene improvvisamente sconvolta quando l’indomani si sveglia con un’altra donna nel letto e un’intera vita che non ricorda di aver vissuto. La corsa verso Laura non è altro che un eterno ritorno al punto di partenza, un incubo ad occhi aperti che vede Andrea svegliarsi ogni giorno in una vita differente, costantemente in moto, ad un passo dall’amore senza mai raggiungerlo.

L’eterno ritorno di una romcom “da manuale”

“Quand’è che uno sta bene con una persona? Quando è se stesso”, dice Andrea nel monologo dichiarativo alla sua Laura. Dal cult Ricomincio da capo (Groundhog Day, 1993) al più recente Palm Springs (2020), declinato nella variante originale dell’horror/thriller con Auguri per la tua morte (2017 – con un sequel nel 2019), passando per quel gioiellino di Questione di tempo (About Time, Richard Curtis, 2013), l’espediente del loop temporale diventa caro ai registi quando si fa medium per una metafora esistenziale più grande: coltivare gli affetti, riconoscere il valore delle piccole cose, realizzare che ciò che sembra stantìo, consumato, fragile in realtà, nell’assenza, si rivela un bene irrinunciabile da custodire

La sceneggiatura di Martani ripercorre un archetipo secondo manuale: un incipit glorioso, il sorgere del dubbio, la crisi, il viaggio dell’eroe verso la consapevolezza, l’happy ending. Con un occhio alla fortuna dei colleghi oltreoceano, abili manipolatori del tema – sensibile e umanamente necessario -, Martani convince nello schema dialogico degli amanti ma fallisce nell’architettura, edificando momenti di spessore emotivo su premesse sbilanciate: lacune d’originalità, stereotipi ridondanti e appellativi retrogradi che confermano la monotonia qualitativa di una romcom godibile quanto anonima. È un peccato che alla chimica dei protagonisti (Arcangeli sembra destinato a progetti di più ampio respiro) non sia corrisposto un adeguato spazio di valore per il cast corale, impreziosito dall’interpretazione – un po’ sotto tono – di Stefano Fresi e dalla verve charmante di Gabbani, che si rivela invece un artista eclettico. La commedia di Martani è un insieme di storie, parallele, alternative, potenziali, che trovano pago compimento nella tendenza universale di riscattare nel valore il tempo stanco e sfibrato di una storia d’amore attraverso l’unico artificio possibile: la perdita.

Regia - 2
Sceneggiatura - 2
Fotografia - 2
Recitazione - 2
Sonoro - 2
Emozione - 2

2

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