GIUDIZIO CINEMATOGRAPHE

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Ancora un viaggio nel territorio e nella storia cileni, ancora un racconto che unisce in un unico abbraccio l’elemento naturale con quello sociale del Paese sudamericano: con il documentario La Cordigliera dei sogni – in arrivo nelle nostre sale dal 10 giugno 2021 – il regista Patricio Guzmàn conclude la trilogia iniziata con Nostalgia della luce (2010) e La memoria dell’acqua (2015).

Guzmàn torna a parlare del suo Cile partendo, questa volta, dalla Cordigliera delle Ande. La Cordigliera, però, non è solo la catena montuosa che attraversa lo Stato: la Cordigliera per Guzmàn diviene personaggio, individuo che si interseca in maniera indissolubile con la storia e gli eventi che hanno segnato il popolo cileno. Attraverso un racconto stratificato – proprio come le rocce che costituiscono il corpo di queste montagne – quello che viene raccontato in La Cordigliera dei sogni passa dall’ammirazione per la maestosità di queste cime innevate allo sgomento per gli orrori compiuti durante la dittatura di Pinochet.

La Cordigliera dei sogni: la natura che racconta l’uomo

La Cordigliera dei sogni di Patricio Guzmàn

Il filo conduttore che unisce il piano naturalistico a quello antropico è proprio la Cordigliera: immobile e maestosa, onnipresente con il suo abbraccio di pietra, è testimone silenziosa di tutto ciò che è accaduto nel Paese. A volte madre, a volte custode, la catena montuosa viene esplorata dalla macchina da presa di Guzmàn nella sua doppia anima di gigante roccioso e di abitante del Cile. Esattamente come già fatto per gli altri due documentari, Guzmàn parla della storia umana del suo Paese di origine partendo da ciò che di umano, a prima vista, non ha proprio nulla: qui è la Cordigliera, in Nostalgia della luce era il deserto di Atacama, in La memoria dell’acqua era l’Oceano Pacifico. L’elemento naturale è fonte di ispirazione per affrontare il passato doloroso del popolo cileno, il periodo di terrore del regime di Pinochet, la povertà ormai endemica della regione…

Ed è per questo, per il voler esplorare il lato più umano della catena montuosa, che di fronte alla macchina da presa del regista non passano i volti di uomini di scienza (eccezion fatta per un geologo): a parlare della Cordigliera e del suo rapporto con il popolo cileno sono scrittori, scultori, cantanti e cineasti, uomini e donne di arte e di cultura che raccontano quanto la presenza di questa madre di roccia abbia significato molto per loro e per l’intero Paese, che pian piano, però, sembra la stia dimenticando.

Un Paese che Guzmàn, voce narrante e nostalgica di La Cordigliera dei sogni, ha abbandonato con la salita al potere di Pinochet senza più farvi ritorno in pianta stabile. Ma anche da lontano, l’amore per la sua terra d’origine non si è mai affievolito, e l’impegno civile del suo lavoro è continuato attraverso le sue opere filmiche. L’obiettivo, per tutte, è lo stesso: raccontare, raccontare sempre per non permettere che ciò che è avvenuto cada nel dimenticatoio, come sembra che stia in parte avvenendo.

La Cordigliera dei sogni: l’importanza di raccontare e ricordare

La Cordigliera dei sogni di Patricio Guzmàn

Così come fa da quasi 30 anni Pablo Salas, uno dei protagonisti di La Cordigliera dei sogni, anch’egli, come Guzmàn, cineasta cileno, con una grande differenza però, come sottolinea quasi dolorosamente Guzmàn stesso: Salas è tra quelli che sono rimasti, che hanno deciso di resistere senza abbandonare la loro terra. Miracolosamente tra l’altro: nonostante il suo lavoro prezioso di documentare le violenze e le repressioni portate avanti dal governo di Pinochet, Salas ha potuto riprendere senza che le sue registrazioni venissero distrutte. Il risultato del suo instancabile operato sono centinaia di cassette che raccontano gli ultimi 37 anni del Paese, testimoniando le rivolte e le ribellioni alla dittatura feroce del governo di allora e quelle, non meno importanti, alle ingiustizie di oggi. E anche qui la Cordigliera delle Ande opera come trait d’union tra due piani diversi, il passato e il presente.

La Cordigliera dei sogni è la richiesta accorata di un artista a coinvolgere quanta più gente possibile nell’azione collettiva del ricordare. Guzmàn lo fa presentando allo spettatore immagini splendide e mozzafiato, inquadrature dall’alto e panoramiche di paesaggi maestosi e imponenti che meriterebbero di essere ammirate solo sul grande schermo. Il continuo alternarsi tra riprese delle montagne e dei volti umani permette di rappresentare al meglio quel legame prezioso e indissolubile tra un luogo e chi lo vive, tra la Terra e chi la abita, dimostrando, ancora una volta, come tutto sia connesso, anche se spesso non ce ne accorgiamo. E così è possibile soffermarsi sulle venature della dura pietra e scorgervi l’inestricabile labirinto delle vie della città di Santiago, in un continuo intreccio di elementi a prima vista diversi ma, più che mai, così simili. A resistere nel tempo, proprio come la roccia delle montagne, è il sogno di riavere indietro un Cile realmente libero, un Cile spensierato come un bambino, un Cile finalmente felice.