RomaFF11 – Kids in love: recensione

Kids in Love è un film inglese di Chris Foggin presentato alla Festa del Cinema di Roma 2016 nella sezione Alice nella Città, interpretato da Will Poulter, Alma Jodorowsky, Cara Delevingne e Sebastian de Souza.

Jack (Will Poulter) è un giovane studente londinese la cui strada sembra apparentemente segnata e intrapresa senza slanci. Il padre desidera e impone al figlio la facoltà di legge a Bristol e nel futuro lo vede poi affiancare un caro amico di famiglia nel suo studio di avvocato per uno stage esclusivo.

Ma Jack si distacca da quel mondo costruito a tavolino e misurato con il contagocce per liberarsi dalle forzature e decidendo di prendersi un anno sabbatico in cui poter capire cosa davvero vuole, mettendo in discussione se stesso e la sua carriera universitaria.

Lui e il suo amico Tom (Jamie Blackley) stanno programmando un super viaggio in Brasile in cui fantasticano delle bellezze e del fascino latino e di quanto il sud America possa offrire a due giovani come loro.
Nel suo peregrinare, in cui alterna lavori di volontariato outdoor ad uscite sporadiche con il suo amico Tom, incontra una bellissima ragazza, Evelyn (Alma Jodorowsky).

RomaFF11 - Kids in love: recensione

Jack prova a parlarci e a instaurare un dialogo sensato ma ne resta talmente affascinato che il suo unico tentativo di approccio finisce per essere un esilarante e imbarazzato chiacchiericcio, così si limita ad accompagnarla allo svincolo di una strada in cui attende, per sua sfortuna, il suo ragazzo.
Evelyn coglie qualcosa in lui, un vuoto o una solitudine particolare che la spinge a chiedergli di raggiungerla quando vuole nel pub in cui “lavora”.

Evelyn è una talentuosa artista francese che in passato si imbarcò in un viaggio di studio dal quale non ha mai fatto ritorno a casa

Jack, folgorato e incerto, non se lo fa ripetere due volte, trova il coraggio e la raggiunge sperando di trovarla, ma al bancone fa la conoscenza di Cassius, un ironico don Giovanni che gli da il benvenuto in un mondo a lui totalmente sconosciuto, un teatro fatto di feste e locali e amicizie dell’ultimo minuto che si trasformano in briciole familiari. Evelyn è li, sola eppure affiancata dal ragazzo, libera e oppressa, Jack sa di non poterla avere ma prova a starle accanto e comprende che il suo mondo è ben più complesso di quello che poteva pensare.

Evelyn è una talentuosa artista francese che in passato si imbarcò in un viaggio di studio dal quale non ha mai fatto ritorno a casa, in quel di Parigi, un viaggio in cui conobbe due sorelle, Viola (Cara Delevingne) ed Elena (Gala Gordon), e dalle quali non si è mai distaccata. Viola mentre rovista tra le sue cose una macchina fotografica molto singolare che dona a Jack con grande leggerezza. Egli infatti coltiva segretamente una passione per la fotografia che fino a quel momento non aveva avuto modo di coltivare.

Kids in Love è una pellicola in cui si prova a dare un senso allo smarrimento degli adolescenti

RomaFF11 - Kids in love: recensione

Le due sorelle sono delle vere icone di anarchia, mettono ogni cosa in loro possesso in condivisione, dalla casa in campagna, alla macchina in disuso, tutta la loro vita è un luogo in cui ritrovarsi.
Probabilmente questa decisione di totale apertura e libertà spaziale avvenne in seguito ad un incidente in cui persero la vita i loro genitori, momento dopo il quale trasformarono la loro casa in un ritrovo e in una comune per persone che sentono loro vicine. Evelyn vive li assieme a Cassius e Milo (Sebastian de Souza), il ragazzo di Evelyn.

Questo è il quadro in cui un ragazzo di buona famiglia si trova a confrontarsi, senza regole né prospettive, una situazione così radicale in cui il giorno quella casa è un crogiolo di nullafacenza e alla sera si esce per locali a perdersi nella musica.
Jack non è uno sprovveduto, è rapito da quel mondo così apolide, senza direzioni, ma vedendo le sue finanze consumarsi irrimediabilmente comincia a chiedersi come quelle persone possano permettersi quella vita senza effettivamente avere un lavoro.

Ecco che le sue domande, affiancate alla verità sconcertante di Milo e all’attrazione deleteria per Evelyn lo porteranno a comprendere molte cose di quel mondo, della sua vita lasciando che alcune domande rimanessero opportunamente dei quesiti da risolvere.

Kids in Love è una pellicola in cui si prova a dare un senso allo smarrimento degli adolescenti, nella loro fase di libertà post scolastica e pre universitaria, in cui la solitudine ne fa da distinguo ma che oltre il non sense e lo straniamento non c’è altro in cui potersi raffrontare, non c’è alcuna drammatizzazione, non avviene nulla di particolarmente evocativo, tutto rimane saldamente a terra, il vuoto cosmogonico che debilita le vite di questi ragazzi non è colmato da nulla, non sono né dei liberali, né dei fanatici bohemienne come se bohemienne adesso avesse assunto il significato di nullafacente, niente di più sciocco, quanto le loro vite sono inabissate in un abisso di svuotamento, la cui unica fonte d’ispirazione è data dall’annullamento del proprio passato, in cui il presente è un loculo in cui soprassedere arbitrariamente e il futuro è un vigile assassino da tenere recluso nello scantinato.

Le logiche anarchiche di libertinismo sessuale ed esistenziale sono l’unica particolarità della pellicola ma non affrontate a dovere, senza che possano essere apprezzate fino in fondo. Non viene assolutamente colto lo squarcio e lo squilibrio interiore di chi non sa prendere e intraprendere una scelta, solo negli attimi finali si vede una luce, flebile ma presente in cui poter credere che forse il fine ultimo della pellicola sia stato mediato all’occorrenza, senza entusiasmi nè forzature. Cosa dire della tecnica stilistica, assente e sconcertante, come delle intepretazioni delle sorelle? L’unico interprete che si salva è proprio Will Poulter, ma la pellicola non essendo un monologo è una sfida purtroppo persa quasi in partenza.

Regia - 2.5
Sceneggiatura - 2
Fotografia - 2
Recitazione - 1.5
Sonoro - 1.5
Emozione - 1

1.8