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Kate, il film diretto da Cedric Nicolas-Troyan, e prodotto da David Leitch, Kelly McCormick, Bryan Unkeless e Patrick Newallè disponibile in streaming su Netflix dal 10 settembre. Nell’ottobre 2017, Netflix ha acquisito la sceneggiatura di Umair Aleem; nel novembre 2019, è stato annunciato che la rock band giapponese Band-Maid sarebbe comparsa nel film.
Le riprese sono iniziate il 16 settembre 2019 e si sono concluse il 29 novembre 2019. Le location del film includono Thailandia, Tokyo, Giappone e Los Angeles, California.

L’action movie ha per protagonista Kate, una killer infallibile, interpretata da Mary Elizabeth Winstead.
La Winstead recita al fianco di Woody Harrelson e con la talentuosa Miku Martineau. Il suo ruolo rimanda al personaggio tarantiniano di Beatrix Kiddo interpretata da Uma Thurman. E con queste premesse il nuovo film originale Netflix desta sicuramente la curiosità di una visione.

Kate: una commovente killer in cerca di vendetta

Le città giapponesi di Osaka e di Tokyo fanno da sfondo all’azione. Il film inizia in medias res con una prima sequenza che subito rivela allo spettatore la caratterizzazione del personaggio principale. Kate è una micidiale terminator. Punta il suo fucile verso la vittima designata. Ma, accanto alla vittima, c’è una giovane ragazza che rimane turbata dall’accaduto. È solo il primo dei diversi plot points che complicano la storia raccontata in stile discontinuo. La vita di Kate è intrecciata con quella del suo addestratore, il manipolatore Varrick (Woody Harrelson), e con quella della sfortunata Ani (Mary Elizabeth Winstead). C’è un secondo evento che arriva e devasta Kate, quando la donna scopre di essere stata avvelenata con il Polonio 204. Parte una nuova unità narrativa, la più eccitante, che vede la protagonista impegnata in scene di inseguimenti, e di combattimento. In una corsa senza soluzione di continuità per uccidere il mandante del suo avvelenamento. Riuscirà a trovarlo in sole ventiquattro ore?

Kate e la lezione di vivere la vita a pieno

Sei giovane. Hai tempo per dimenticare. Prendi il controllo della tua vita“, consiglia Kate all’adolescente Ani, perché a volte per riacquistare il controllo basta lasciarsi alle spalle una situazione complicata. E volgere la propria attenzione verso quanto ancora di bello ci possa essere per noi. In Kate due solitudini si toccano, “ognuno a guardia della solitudine dell’altro“, per dirla con il grande poeta austriaco Rilke. Due donne sole al mondo, entrambe all’inizio di una nuova vita. Kate, di quella dopo la morte; Ani, di quella che ricomincia dentro la vita.

Una pellicola che riesce ad intrattenere

I punti di forza della pellicola diretta dal regista di Il cacciatore e la regina di ghiaccio sono una buona storia, il lavoro di montaggio e il posizionamento della luce sul set. Riescono a trascinare lo spettatore fino alla fine del film, a fargli assaporare l’action, ogni caduta taglio urto della protagonista. In conclusione, Kate ha tutti gli ingredienti del suo genere: violenza, sparatorie, lotte, scazzottate, inseguimenti “à bout de souffle“, ma non riesce a portare nulla di nuovo nel panorama di queste produzioni filmiche, che sono puro intrattenimento. Anche se non deludono alcune coreografie d’azione, una scena di inseguimento alla “fast and furious” con i colori tipici del mondo dei videogiochi, e il poetico finale. Sì, perché, quando si mostrano dei fiori non può che trattarsi di poesia.

Kate è disponibile in streaming per gli abbonati Netflix; nel cast anche Michiel Huisman, Tadanobu Asano e Jun Kunimura.