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Immaginate un mondo che viene a conoscenza dell’esistenza di un albero i cui fiori permettono di guarire da qualsiasi male. Quanti sarebbero pronti a sfidare qualsiasi insidia ed il relativo rischio di morte pur di porre fine alla malattia di un proprio caro o a quello delle persone più sfortunate? E quanti, invece, ricorrerebbero a qualsiasi mezzo pur di appropriarsi di questo potere e poterlo così sfruttare per i propri interessi? Questo è il quadro generale di fronte al quale si trova il pubblico durante la visione di Jungle Cruise, il nuovo film targato Disney che porta sullo schermo una delle maggiori attrazioni dei suoi parchi divertimento, dopo il risultato più che fortunato ottenuto con la saga di Pirati dei Caraibi. Al momento non è chiaro se anche questa nuova opera inaugurerà un vero e proprio franchise ma ciò che risulta evidente, dopo aver visto il film, è che la Disney sia comunque riuscita nell’intento di offrire alla gente un titolo adatto a persone di ogni età, pronto a far divertire, emozionare e, come al solito, anche a far riflettere.

Jungle Cruise: Dwayne Johnson ed Emily Blunt, l’inedita coppia che funziona

Jungle Cruise - Cinematographe.it

Disponibile nelle sale dal 28 luglio 2021 e su Disney+ a partire dal 30 dello stesso mese, Jungle Cruise sarebbe dovuto uscire esattamente un anno fa ma, come la maggior parte dei titoli cinematografici internazionali, ha dovuto fare i conti con l’emergenza sanitaria che ha costretto la Disney a rimandare tutto di almeno un anno. Questo ritardo non ha fatto altro che aumentare la curiosità del pubblico e della critica nei confronti di un film che può contare su un cast ricco di talento, guidato da Dwayne Johnson ed Emily Blunt, a cui si aggiungono anche Jack Whitehall, Edgar Ramirez, Jesse Plemons e Paul Giamatti. Sin dalle prime sequenze del film, risulta evidente quanto questo abbia tutte le carte in regole per diventare uno dei lungometraggi Disney più riusciti degli ultimi anni, che fa della semplicità il suo punto di forza.

Jungle Cruise si apre con il racconto della leggenda delle cosiddette “lacrime della luna”, fiori che si dice siano in grado di guarire qualsiasi male. La narrazione si sposta poi al periodo della prima guerra mondiale e ci presenta Lily Houghton (Emily Blunt) e suo fratello Mcgregor (Jack Whitehall). Lei è un’archeologa che, sin da subito, dimostra di essere disposta a tutto pur di raggiungere il proprio obiettivo, ovvero avventurarsi nella foresta amazzonica alla ricerca dell’Albero della Vita. Tenterà di farlo a bordo di un battello fluviale guidato dal capitano Frank Wolff, con cui affronterà numerosi ostacoli e gli attacchi del temibile Joachim (Jesse Plemons).

La Disney guarda al futuro e punta sempre più all’integrazione (ma senza fretta)

Jungle Cruise - Cinematographe.it

Jungle Cruise segna il ritorno di Emily Blunt nell’universo Disney, a tre anni di distanza dalla sua esperienza nei panni di Mary Poppins. In questo caso dimentichiamoci la pazienza e l’animo pacato della tata inglese: il nuovo personaggio di Blunt, Lily, è una donna altrettanto indipendente ma decisamente più spericolata, che sa come ottenere ciò che desidera e lo vuole ottenere il prima possibile. Dwayne “The Rock” Johnson, invece, torna nella giungla dopo Jumanji ed anche in questo caso risulta più che credibile: oltre alla sua forza fisica e al suo innegabile appeal, l’ex wrestler ribadisce il proprio talento nella commedia, regalando una lunga serie di gag tutte da ridere ma mostrandosi anche in una veste decisamente più romantica.

La chimica tra i due protagonisti è innegabile ed emerge dall’inizio alla fine del film, rappresentandone il maggior punto di forza. Nota di merito anche per Jack Whitehall e Jesse Plemons: il primo interpreta il fratello di Lily, un ragazzo timido ed elegante, apparentemente inadatto al contesto in cui viene catapultato da sua sorella. Alla fine del film lo troviamo completamente diverso, più coraggioso e libero da qualsiasi maschera. Proprio lui è il protagonista di una scena emozionante, in cui si lascia andare ad un coming out che, seppur privo di parole esplicite, rappresenta l’ennesima mossa rivoluzionaria da parte della storicamente conservatrice Disney.

Plemons, invece, interpreta un uomo temuto e profondamente solo, che tenterà costantemente di rovinare i piani di Lily, Frank e McGregor. L’attore statunitense riesce ancora una volta a sfruttare la propria versatilità interpretativa e la sua espressività per portare sullo schermo un personaggio che dovrebbe far paura ma che, scena dopo scena, viene sbeffeggiato e quindi “ridimensionato” dai buoni della situazione. Edgar Ramirez, infine, è Aguirre, una delle vittime della maledizione al centro del film, che lo costringe a vivere come un uomo fatto interamente di serpenti. Un personaggio non troppo centrale ma che rappresenta il lato più drammatico del film, considerato il suo background e quindi il motivo che lo ha spinto, centinaia di anni prima, a cercare l’Albero della Vita.

Jungle Cruise, Jaume Collet-Serra porta sullo schermo un’avventura godibile ad ogni età

Jungle Cruise - Cinematographe.it

Jungle Cruise prende per mano il pubblico e lo conduce in un’avventura mai banale, che tiene lo spettatore sotto ipnosi sin da subito: alterna momenti di tranquillità in cui si ha modo di conoscere meglio i personaggi di Frank, Lily e McGregor, divenendo testimoni della loro complicità che cresce di scena in scena, ad altri momenti ricchi di adrenalina ed imprevedibilità. Le scene in cui i tre protagonisti affrontano Aguirre e gli altri conquistadores “maledetti” risultano avvincenti e ben costruite. A valorizzare il tutto è anche il frutto del lavoro del costumista Paco Delgado e dello scenografo Jean-Vincent Puzos, capaci di caratterizzare ciascun personaggio e donare fascino agli scenari diurni e soprattutto notturni della giungla. La CGI, inoltre, rende ancora più accattivanti gli antagonisti del film, costretti a convivere con sembianze mostruose a causa della maledizione.

Lo spettatore non si trova di fronte ad un blockbuster ma, piuttosto, ad un mix tra La mummia del 1999 e Pirati dei Caraibi, a cui si unisce anche un pizzico de La regina d’Africa e di tutte quelle commedie romantiche in cui i due protagonisti, in questo caso differenti non solo nel carattere ma anche nella stazza fisica, bisticciano fino ad innamorarsi (particolarmente tenere e seducenti sono, in tal senso, le scene in cui Frank e Lily si riprendono a vicenda con una cinepresa dell’epoca). Una volta che l’avventura giunge al termine, si ha la sensazione di volerne di più e questo porta a sperare nella realizzazione di un sequel di cui, stando ad alcune recenti dichiarazioni di Dwayne Johnson, si sta già discutendo. The Rock si fida di ciò che frulla nella testa dello studio ma anche del regista Jaume Collet-Serra a cui, non a caso, ha scelto di affidarsi per la realizzazione dell’atteso Black Adam. Il regista ha dimostrato infatti tutta la propria capacità di portare sullo schermo una storia ben diretta e ricca di elementi, anche macabri e orripilanti, la quale fa sì che il suo esordio nell’universo Disney venga promosso a pieni voti.