Jolt: recensione del film Amazon con Kate Beckinsale

Jolt - Rabbia assassina di Tanya Wexler è come un cocktail interessante sulla carta, ma sbilanciato nel sapore.

È un’estate calda quella di Prime Video. La piattaforma, dopo una brillante stagione televisiva fatta di film e serie autoriali, sembra puntare tutto sull’azione; botte da orbi in salsa sci-fi. In tal senso, il Jolt – Rabbia assassina di Tanya Wexler prosegue la strada del discutibile La guerra di domani. Caldo, spiagge assolate e aperitivi all’aperto sostituiscono divano e copertina invernale. Il pubblico vuole leggerezza narrativa, colori e risate. Nessun mattone russo in salsa corazzata Potëmkin. Amazon sembra assecondare la volontà del suo pubblico, dimenticandosi però che la troppa semplicità non sempre aiuta. Non siamo più negli anni ’90, e l’occhio dello spettatore si è fatto più attento e critico. Il film infatti è una mina vagante, un po’ come la protagonista interpretata da Kate Beckinsale. Vorrebbe essere un mix tra Hanna, Atomica Bionda e John Wick, ma finisce per esserne una sfortunata parodia.

Gli elementi interessanti non mancano, eppure li intravediamo con il binocolo. Anche ciò che vorrebbe risultare originale risulta una spudorata copia di qualcos’altro. Jolt è adrenalinico, certo, e percorre un ritmo incalzante, anche questo è vero, ma nella sua folle corsa si lascia pezzi alle spalle. Kate Beckinsale, dal canto suo, è il magnete che cerca di attrarre tutto a sé. La sua Lindy Lewis è credibile e interessante. È lei a tenerci incollati allo schermo, a portarci lividi e stanchi fino alla fine del film. L’attrice non è di certo nuova al genere, e alle spalle ha una lunga carriera da badass girl (basti pensare alla saga di Underworld).

Jolt – Rabbia assassina: la vita al limite di Lindy Lewis

Jolt - Rabbia Assassina, Cinematographe.it

Lindy Lewis nasce con quello che i medici hanno definito “Disturbo Esplosivo Intermittente”, una mutazione che porta ad intensi momenti di rabbia incontrollabile. I disfunzionali genitori della giovane non riescono a contenere l’irascibile comportamento della figlia, che viene affidata a diversi centri con lo scopo di curarla. Neanche le rigide regole dell’esercito riescono a frenare il suo temperamento. Questo finché non si arriva ad una cura sperimentale ed eticamente contestabile. Così Lindy cresce, cerca di portare avanti una vita normale tra un lavoro e l’altro. Ogni settimana vede il suo terapeuta/mentore, il Dr. Ivan Munchin (Stanley Tucci). L’incontro con Justin (Jai Courtney) la porterà all’interno di un mondo fatto di violenza, criminalità e agenzie governative.

Fin dalle sue prime battute Jolt ci mostra le sue lacune. Il flashback iniziale sull’infanzia di Lindy è infatti ricostruito con una patina visiva che mal si amalgama alle scene. Ad ingigantire l’effetto si aggiungono i vari slow motion e la voice over. Un incipit classico, ma realizzato in modo posticcio; in una scena riusciamo a vedere perfettamente la stunt che sostituisce l’attrice. Finito il racconto sul passato, la regia (quanto la fotografia) cambia radicalmente, come se passasse in mano a qualcun altro. Lindy entra in scena con movenze e capigliatura che ci ricordano subito, come dicevamo, la Lorraine Broughton di Charlize Theron in Atomica Bionda. L’appuntamento al buio con Justin rivela il tono comico del film, o meglio la sua inflessione da dark comedy. Stile che viene mantenuto fino alla fine, con scene che possiamo definire no-sense; non quello di film come Ted. Di per sé le battute non sono male, tuttavia stridono con l’assetto di Jolt.

Una sceneggiatura debole che mira al sequel

Jolt - Rabbia Assassina, Cinematographe.it

Il problema di Jolt – Rabbia Assassina risiede molto nella sua scrittura. Lo sceneggiatore Scott Wascha delinea personaggi e azioni basilari. Non abbiamo nessun approfondimento, nessun background per comprenderne il carattere e quindi il loro agire. Sagome da poligono con cui ogni tanto la protagonista interagisce, ma niente di più. Così veniamo catapultati in una scia di violenza gratuita senza mai comprenderne il motivo. Lindy è l’unico personaggio costruito in profondità, e Kate Beckinsale ne calza perfettamente il ruolo. Riusciamo a vedere la forza, ma soprattutto la fragilità e l’innocenza dietro gli occhi della protagonista. È un vero peccato che tutto il resto non raggiunga lo stesso livello, a partire dal prevedibile plot twist finale.

Arriviamo adesso al fattore davvero interessante del film: il cliffhanger finale. Sì, perché Prime Video sembra aver puntato a tal punto su Jolt – Rabbia assassina da suggerirci un sequel (o una saga). Infatti, quando pensiamo che la storia sia arrivata alle sue ultime battute si presenta una nuova ed emblematica figura interpretata da Susan Sarandon. Solo il tempo ci saprà dire se la storia di Lindy Lewis proseguirà in futuro, nel frattempo possiamo dire che il suo esordio non è stato proprio dei migliori. Eppure, le carte vincenti c’erano tutte: personaggi borderline, situazioni assurde e una protagonista dalla dubbia moralità.

Regia - 2.5
Sceneggiatura - 2
Fotografia - 2.5
Recitazione - 3
Sonoro - 2.5
Emozione - 2

2.4