Biografilm 2017 – It’s Not Yet Dark: recensione del documentario

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It’s Not Yet Dark è un documentario del 2016 diretto da Frankie Fenton sulla vita del regista e scrittore Simon Fitzmaurice, in lotta da un decennio con la SLA. A dare voce ai pensieri e agli scritti del protagonista, capace di esprimersi soltanto con l’ausilio di un potente macchinario specializzato nella lettura oculare, è la star hollywoodiana Colin Farrell. Dopo la presentazione al Sundance, It’s Not Yet Dark è stato inserito nel concorso internazionale del Biografilm di Bologna.

It’s Not Yet Dark: quando l’amore vince sulla tragedia

It's Not Yet DarkSimon Fitzmaurice è un promettente regista irlandese, capace a poco più di trent’anni di vedere proiettato il proprio corto The Sound of People nella prestigiosa cornice del Sundance. Con una carriera in rapida ascesa e l’amore dell’amata Ruth e dei figli, il destino si mette di traverso a Simon, infliggendogli una terribile e incurabile malattia neurodegenerativa. La SLA toglie progressivamente a Simon l’autonomia, la capacità di utilizzare gli arti per lavorare, camminare e abbracciare i propri cari e la possibilità di comunicare con la propria voce, ma non riesce a privarlo della ferrea volontà di aggrapparsi a tutto l’amore che lo circonda, e di trovare in esso un motivo per andare avanti e continuare a lottare.

Con un’incrollabile forza interiore e una commovente caparbietà, Simon riesce a riprendersi qualche piccolo ma importantissimo pezzo della propria vita, sfruttando il suo potente computer e il suo rigido ma appassionato sguardo per comunicare, scrivere un libro e persino per dirigere il suo primo film di finzione, My Name Is Emily.

It's Not Yet Dark

It’s Not Yet Dark è un invito a vivere ogni momento della nostra esistenza al massimo delle nostre possibilità

It’s Not Yet Dark scava nel dolore, nella disperazione e nelle assurdità dell’esistenza umana, riuscendo però a trovare anche nell’oscurità più totale una scintilla di amore e di speranza. L’intento del regista Frankie Fenton, di Simon e dei suoi cari infatti non è quello di compiere una disquisizione etica e morale su quale sia il confine fra la vita e la vegetazione, ma è invece quello di fornire una prova reale e concreta di come sia possibile sopperire con la propria forza interiore anche alle più gravi menomazioni fisiche. Senza mai indorare la pillola o indurre commiserazione, il regista ci mostra lo straziante deterioramento delle condizioni di Simon, alternando video familiari, interviste ai suoi cari e riprese ad hoc e attingendo agli stessi pensieri del protagonista per spiegare le sue emozioni e motivare le sue scelte.

Il quadro che emerge è quello di un uomo lacerato dall’invisibile ma tangibile distanza che lo separa dalla moglie e dai figli, riducibile solo tramite l’intermediazione del suo computer, ma anche fermamente motivato a sfruttare ogni singolo momento che gli rimane e ogni briciolo della propria forza per vivere le sue più grandi passioni: la famiglia e il cinema. È proprio un toccante parallelo cinematografico con una scena chiave del cult La storia fantastica a sintetizzare cosa realmente tiene in vita Simon: il vero amore. L’amore per Ruth e per i suoi figli, ma anche quello per il proprio lavoro, per la propria dignità e per una fragile, difficile ma ancora appagante esistenza, che Simon vuole ancora vivere al meglio delle proprie possibilità.

It’s Not Yet Dark: la celebrazione dell’attaccamento alla vita nella sua essenza più intima e pura

Oltre a Kate McCullough, capace di con la sua fotografia di esaltare sia i momenti più malinconici che i piccoli raggi di speranza, e alle coinvolgenti musiche di Stephen Rennicks (già noto per il suo lavoro in Room) merita certamente una menzione l’ottimo lavoro di Colin Farrell, che con l’inflessione dona enfasi e incisività ai pensieri del protagonista.

It's Not Yet Dark

It’s Not Yet Dark è lo schietto, lucido e profondo racconto di una tragedia, ma anche un chiaro e sincero invito a trovare anche nelle situazioni più disastrose un motivo per combattere e per assaporare ogni momento della nostra fragile e incerta esistenza. Un documentario doloroso, ma di grande cuore e importanti contenuti, che celebra la determinazione, l’amore e l’attaccamento alla vita nella sua essenza più intima e pura.

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