Io e mio fratello: recensione del film di Luca Lucini

Io e mio fratello è uno di quei film che non pretendono di cambiarci la vita, ma di mostrarcela come dovrebbe essere: più leggera!

C’è leggerezza nella confusione di una generazione intera, quella che Luca Lucini racconta in Io e mio fratello, disponibile in esclusiva su Prime Video dal 21 aprile 2023.
Una commedia che ci inabissa nel labirinto dei rapporti umani, nell’indefinizione lavorativa che ci assilla e culla e nei luoghi che sanno di casa e ricordi.

Ritagliando sui contorni interpretativi di Denise Tantucci il personaggio della pecora nera Lucini, aiutato in fase di sceneggiatura da Marta e Ilaria Storti, ci regala una protagonista femminile dalle mille sfumature: Sofia riesce ad affascinare fin dalla prima apparizione sullo schermo scivolando con passione nei panni della sciupafemmine perennemente in fuga da se stessa. Una caratteristica che equivale a non avere un lavoro che la soddisfa pienamente, a non avere relazioni sentimentali stabili e a rifiutare il confronto con la sua famiglia d’origine. A farla tornare a casa però è il presunto amore della sua vita; Michela (Greta Ferro), la donna che Sofia ha amato più di tutte le altre, quella che l’ha sempre accettata così com’era senza pretendere di cambiarla ma che, ironia della sorte, sta per convolare a nozze con suo fratello Mauro (Cristiano Caccamo).

L’amore in tutte le sue forme

io e mio fratello recensione cinematographe.it

Nella commedia si inserisce allora il triangolo amoroso e davvero poco importa se parliamo di un rapporto omosessuale, perché la sceneggiatura e la messa in scena sono così limpide da travalicare questo dettaglio, sfruttando le relazioni sentimentali come un semplice pretesto per dirottare l’attenzione verso il rapporto che intercorre tra Sofia e Mauro e la ferita che si portano dentro: la morte del padre. Questa mancanza diviene, in Io e mio fratello, un tappeto sotto il quale nascondere tutti i rancori, le mancanze affettive, i rimorsi. Il padre non c’è più, eppure la sua presenza risulta ingombrante nelle vite di tutti i componenti della famiglia; per Sofia è carenza di una spalla, di qualcuno che davvero la comprenda; per Mauro è sostituzione forzata con un genitore così meticoloso e inarrivabile.

Sono Denise Tantucci e Cristiano Caccamo a far emergere la verità dei rapporti umani, ponendosi sui versanti opposti di una stessa montagna, la cui vetta è impossibile da raggiungere se non cercando di ricomporre i pezzi andati in frantumi in un tempo quasi indecifrabile. Luca Lucini dona un soffio di follia e irrequietezza a Sofia, mentre accessoria Mauro di logica e apparente pacatezza; imperfetta lei, impeccabile ed esemplare lui; lei in fuga, lui vincolato alla sua terra, con tutti i compromessi del caso.
Ed proprio in questa terra che Io e mio fratello incastona tutta la bellezza possibile, associandola all’impressione di sentirsi soffocati, circoscritti, giudicati. In quella Calabria così difficilmente raggiungibile da Milano il tempo sembra fermarsi totalmente, sia quello interiore che quello esterno: ad Altamura le giornate di Sofia scorrono sotto i rintocchi dei ricordi e degli incontri talvolta fortuiti, sotto le carezze e gli schiaffi della sua famiglia e ogni luogo fisico diviene irriducibilmente anche luogo dell’anima, oasi in cui riaffrancarsi.

Il vino, onnipresente visto che i Nisticò sono famosi viticoltori, si fa pretesto di incontro e scontro: in quella bevanda si riversano memorie, discussioni e bugie destinate a divenire amare verità. E se è vero che l’alcol annulla le inibizioni nel lungometraggio in questione la richiesta silenziosa di tutti i personaggi è in fondo quella della libertà. Non dagli affetti bensì dagli schemi a cui al società obbliga e di cui il sud Italia si fa in qualche modo portavoce.

Io e mio fratello e le location del film: un concentrato di bellezza e pregiudizi

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Le location di Io e mio fratello sono a tal proposito un altro personaggio, che la raffinata fotografia di Manfredo Archinto riesce a intrappolare. Immettere sul grande schermo località come Altamura o il Pollino è scrivere una lettera d’amore a quell’Italia così bucolica e ancestrale, ancora sorretta da convenzioni, che qualcuno si prende per fortuna sempre la briga di infrangere. In questa piccola società ingessata Lucini inserisce infatti la nota un po’ stonata di una zia ribelle, interpretata magnificamente da Teresa Mannino, che nel personaggio di zia Tecla trascina tutta la sua verve comica e sfacciata, intessendo un’intesa sopra le righe con Alessandro, il migliore amico di Sofia interpretato da Claudio Colica, il quale regala al pubblico esattamente se stesso, con tutti i sottili ingranaggi comici a cui siamo abituati.

Ma nell’ossatura umana che sorregge la storia il regista non può non fare a meno di una donna forte, una di quelle che sa unire e al contempo disunire, creare scompiglio e agitazione. Mamma Marilena, interpretata da un’impeccabile Lunetta Savino, è la cifra aggiunta dell’esistenza dei suoi figli: vorrebbe il loro bene eppure senza accorgersene li infligge con parole e pretese che, se da una parte feriscono, dall’altra gli danno lo stimolo per scrollarsi di dosso paure, ansie e involucri di un io che, se ne accorgono adagio, non era propriamente il loro.
Si completa così la rosa dell’amore, di tutto l’amore di cui un essere umano ha bisogno, che parte dal proprio io, dalle proprie radici, per ramificarsi verso gli affetti che ci sono capitati per sangue e quelli che ci siamo scelti per volontà. In tal senso Io e mio fratello non è solo una commedia sull’amore di coppia o l’amore fraterno ma anche e soprattutto un film che esplora i gesti d’amore che siamo in grado di fare verso noi stessi nel momento stesso in cui decidiamo di rivalutare le nostre scelte, ripartendo dal nostro passato per riscrivere il presente e il futuro.

Il tutto, sia chiaro, affrontato sempre con grandissima leggerezza e sorretto da una colonna sonora che sa cullarci come se fosse la playlist della nostra stessa esistenza. Fabrizio Campanelli riesce a disegnare note che scivolano sui timpani come carezze sulla pelle, senza aver paura di intromettersi nelle conversazioni, di intrufolarsi tra i pensieri o di sostituirsi agli stessi protagonisti. È musica, la sua, che resta in superficie e lentamente scava, come la bellezza, come l’amore vero in tutte le sue forme.

Io e mio fratello: valutazione e conclusione

Luca Lucini con Io e mio fratello ci insegna che l’amore non ha forma se non quella che decidiamo di dargli e che, nonostante tutto, vale sempre la pena provare a comprendersi e, se serve, farsi da parte. Con un comparto tecnico perfettamente sincronizzato e un cast ben affiatato che comprende, tra gli altri, anche Paola Lavini, Ninni Bruschetta, Nino Frassica e Marco Leonardi, il film prodotto da 302 Original Content, Pepito Produzioni, Vision Distribution rispecchia nella sua frizzante linearità quella leggerezza che si addice alla vita e che ci si aspetta da una buona commedia romantica.

Una visione che pretende libertà in ogni frangente, la stessa che la protagonista cerca in ogni istante. Una libertà che è perenne movimento, è ansia di non bastarsi mai, è croce e delizia di una generazione a cui Luca Lucini dedica uno sguardo tenero e incoraggiante, scevro di pregiudizi.
Io e mio fratello è uno di quei film che non pretendono di cambiarci la vita ma di mostrarcela, lì imbellettata sul grande schermo, magnifica come non riusciremo mai a vederla a occhio nudo.

Regia - 3.5
Sceneggiatura - 3
Fotografia - 3
Recitazione - 3.5
Sonoro - 3.5
Emozione - 3.5

3.3