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A due anni dall’uscita internazionale, arriva nelle sale italiane l’irriverente Io, Dio e Bin Laden (Army of One), l’ultima commedia diretta da Larry Charles (Borat, Il dittatore) basata sulla vera vita di Gary Faulkner, operaio edile e cittadino americano che si convinse di dover adempiere a un importante compito per il bene del suo paese: trovare e uccidere Osama Bin Laden.

Sarà pure meno convincente il titolo italiano del film, ma è sicuramente esplicativo: il protagonista Gary Faulkner è infatti, prima ancora che un risoluto avventuriero, un uomo comune affetto da schizofrenia, paranoia e gravi episodi allucinatori, soprattutto quando in pre-dialisi, appuntamento con il medico che a Gary si presenta almeno un paio di volte a settimana. Ed è proprio in pre-dialisi che a Gary sembra palesarsi la figura di Dio (Russell Brand), pronto ad affidargli “l’incarico” che nella vita reale per ben undici volte lo spingerà a partire per il Pakistan.

Io, Dio e Bin Laden: Larry Charles fornisce un ritratto in chiave burlesca della psicosi del protagonista

Io, Dio e Bin Laden Cinematographe.it

La commedia di Larry Charles fornisce un efficace ritratto, seppur in chiave burlesca, della seria malattia mentale che vessa il suo personaggio principale e lo aizza verso folli fantasie suicide. Gli autori (la coppia composta da Rajiv Joseph e Scott Rothman), che in maniera sintetica ne spiegano anche le origini, sembrano conoscere la materia e aggiungono al profilo di Gary la spontanea tendenza alla bugia gratuita, facendone elemento comico in più di un’occasione riuscito. Ne consegue anche una buona delineazione dei rapporti umani che il protagonista instaura con il mondo a lui esterno, praticamente assenti con l’eccezione di Marci Mitchell (Wendi McLendon-Covey), ex compagna di classe che lo accetta “no matter what”, così com’è.

Per la dolcezza che traspare dal confronto fra i due individui, soli e tristi, si riesce persino a sorvolare sulla poca credibilità della repentina accoglienza che la donna offre a Gary, nonostante la sua precisata difficoltà nell’addentrarsi in una relazione con un uomo (e malgrado l’evidente psicosi di questo). E tante altre sono le sbavature che si riescono a perdonare a Io, Dio e Bin Laden, grazie anche a non pochi momenti spassosi: merito di un Nicolas Cage che stavolta offre un’interpretazione calibrata nella sua sovrabbondanza, convincente (e convinto) nel ruolo di patriottico tutto Dio e America, ma in fondo reietto, emarginato dai due stessi sistemi per cui si prodiga e che adora sinceramente, con tutto il suo cuore.

Io, Dio e Bin Laden e la calibrata interpretazione di Nicolas Cage

Io, Dio e Bin Laden Cinematographe.it

Gary è un personaggio tragicomico che funziona, l’espressione di tutto quel che noi non faremmo mai, uno stupido “buono” che fugge dalla monocorde routine della sua vita facendosi portavoce di uno scopo che nessuno gli ha affidato (se non nella sua psiche), ma che nessuno, a parte lui, avrebbe mai il coraggio di portare a termine. Ed è, quindi, quando Gary non va a caccia di Bin Laden, vale a dire quando torna a casa ed è costretto a misurarsi con le persone e la vita di tutti i giorni, che i lati più interessanti della sua personalità si manifestano come frutto della combinazione di scrittura e prove attoriali.

C’è da specificare, appunto, che non sembra altrettanto convincente l’avventura dell’uomo in Pakistan, costellata di gag non sempre efficaci e sorretta da un ritmo incostante, a causa forse di una regia che, eccetto sporadiche intuizioni, appare poco disinvolta. Tuttavia, il vero problema di Io, Dio e Bin Laden è il non aver spinto abbastanza sul pedale della satira, scelta che sarebbe sembrata opportuna dato il contesto di incontro e incrocio fra due culture che più diverse non potrebbero essere, a dispetto della matrice comune che le loro religioni invece condividono. Larry Charles sembra aver timore di affrontare un tema delicato e un episodio traumatico, ma si gioca la possibilità di realizzare una commedia diversa e arguta.

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