Infiesto: recensione del thriller spagnolo Netflix

La recensione del thriller in epoca pandemica di Patxi Amezcua con Isak Férriz e Iria del Río. Disponibile su Netflix dal 3 febbraio 2023.

Che tra le cinematografie del Vecchio Continente quella spagnola sia tra le più gradite a Netflix lo si evince dall’elevato numero di produzioni originali prodotte e poi distribuite in questi anni dal colosso dello streaming a stelle e strisce. A dirlo è il numero di film e serie provenienti dalla penisola iberica rilasciati mensilmente dalla piattaforma, ai quali se ne vanno ad aggiungere di nuovi attualmente in cantiere. Tra le pellicole di febbraio a battere bandiera spagnola c’è Infiesto, che riporta dietro la macchina da presa Patxi Amezcua a ben dieci anni di distanza dal thriller con protagonista Ricardo Darín dal titolo I segreti del settimo piano.

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Il film uscito lo scorso 3 febbraio 2023 tiene il regista e sceneggiatore di Pamplona saldamente ancorato al mistery in odore di poliziesco vecchia scuola, che vede protagonisti due detective, Garcia e Castro, chiamati in una piccola città mineraria sulle montagne delle Asturie per scovare il o i rapitori di una giovane donna improvvisamente riapparsa dopo essere stata data per morta da mesi. Un caso complicato, questo, che porterà a galla una verità ancora sconcertante. Prenderà così il via una frenetica corsa contro il tempo per assicurare alla giustizia il o i responsabili del o dei sequestri di persona che terrorizzano la zona.

L’arco temporale di Infiesto è scandito dallo scorrere dei primi dieci giorni di lockdown voluti dal Governo spagnolo per fronteggiare la crisi sanitaria dovuta alla pandemia da Covid-19

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A rendere ancora più difficile la caccia all’uomo al centro della vicenda c’è l’emergenza sanitaria in atto, con l’esplosione dell’epidemia da Covid-19 e relativi coprifuochi e restrizioni che complicano ulteriormente le indagini. Infiesto è infatti ambientato in epoca pandemica, durante i primi dieci giorni di lockdown voluti dal Governo spagnolo per fronteggiare la crisi. È lo scorrere di questi ha scandire come un countdown l’arco temporale di un racconto dalle tinte drammatiche, gialle e crime. I nemici da combattere sono dunque due, con i due detective che si renderanno presto conto che il virus potrebbe non essere l’unica forza oscura all’opera. Drrammaturgicamente parlando, la pandemia però farà solo da sfondo alle indagini e a conti fatti non sposterà più di tanto gli equilibri della narrazione. Questo per dire che se non ci fossero state a ricordarcelo le strade deserte, le ambulanze perennemente in movimento, i dispositivi di sicurezza individuali e le mascherine indossate dai personaggi presenti in scena, probabilmente non ce ne saremmo nemmeno accorti.

Un thriller dal fiato corto, che smarrisce dopo una partenza sprint e una prima mezz’ora convincete tutta l’energia a sua disposizione

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Ecco perché tale ambientazione alla fine della filiera appare meramente accessoria e futile, quando al contrario, se sfruttata in maniera diversa, avrebbe potuto aiutare la scrittura e la sua trasposizione ad essere molto più incisiva, ansiogena e coinvolgente, oltre che a caricarsi di un’aurea tragica ancora maggiore. Ciò a cui si assiste, invece, è un thriller dal fiato corto, che smarrisce dopo una partenza sprint e una prima mezz’ora convincete tutta l’energia a sua disposizione. Peccato che per giungere all’epilogo di minuti ne restano una sessantina circa. La storia prende una piega mistery alla quale i twist e i colpi di scena piazzati sulla timeline non bastano per mantenere a galla la messa in quadro. Demerito di una scrittura caratterizzata in negativo che si sviluppa all’interno di una successione di eventi poco credibili e di passaggi narrativi affrettati, che portano a una resa dei conti deludente con cui l’autore sbatte in faccia al fruitore una verità che aveva avuto sempre sotto gli occhi. 

I personaggi di Infiesto sono figure stereotipate e basiche, per nulla caratterizzate, con le quali ci è impedito empatizzare 

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Per quanto riguarda la confezione, invece, Infiesto regge e si sa fare apprezzare, con Amezcua che nonostante l’inattività non è appare per niente arrugginito. Del resto una volta che si è imparato ad andare in bicicletta, non lo si scorda più. Il regista spagnolo mostra ancora un certo brio e una discreta versatilità in termini di varietà di soluzioni visive, provando a sostenere il più possibile la causa. Ad aiutarlo degli attori affidabili come Isak Férriz e Iria del Río, che fanno del loro meglio per dare spessore ai rispettivi personaggi, i soliti detective agli antipodi che agiscono e pensano in maniera differente, ma che inseguono il medesimo obiettivo. Purtroppo per loro si tratta di figure stereotipate e basiche, per nulla caratterizzate ad eccezione di qualche informazione lasciata intendere, figlie biologiche del genere al quale appartengono, con le quali ci è impedito empatizzare. Anche per questo il film non riesce a coinvolgere e a tirare mai dentro lo spettatore, rilegandolo a una posizione di totale passività.

Regia - 3.5
Sceneggiatura - 2
Fotografia - 2.5
Recitazione - 3
Sonoro - 3
Emozione - 2

2.7

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