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Un thriller per combinare intrattenimento e invito a riflettere sulle parti oscure, sulle pulsioni inconsce, su eros e fantasie sotterranee intrecciate con la scrittura e la creazione di storie incentrate sul mistero. Questa potrebbe essere la dichiarazione d’intenti che anima scrittura e regia di Anna Elisabeth James. Il film è Illusioni mortali (Deadly Illusions), disponibile in Italia su Netflix da marzo 2021. L’intenzione manifesta è quella di guardare al cinema degli anni Novanta, ai Basic Instinct, con un po’ di attrazioni fatali da fine anni Ottanta e un tocco di paranoie e paura dell’estraneo che hanno alimentato una parte di quel cinema commerciale e le ansie contemporanee.

Illusioni mortali: la trama del thriller

illusioni mortali cinematographe.it

Subito la macchina da presa, tra dolby e successiva carrellata in libreria, ci racconta che al centro di tutto ci sono i best seller di una giallista. Lei è Mary Morris, attraente cinquantenne e felicemente sposata, decisa a vivere nella serenità domestica, con i due figli gemelli, e godersi il successo e una vita super agiata grazie ai thriller che l’hanno portata a scalare le classifiche statunitensi.

Una serie d’imprevisti, comprese le scelte scellerate del marito in campo finanziario, la costringeranno ad accettare un’offerta comunque molto vantaggiosa, un anticipo di due milioni di dollari, da parte della casa editrice: scriverà un nuovo romanzo.

Si confronta con l’amica psicologa Elaine e decide di assumere una tata: Grace. Una giovane donna apparentemente perfetta. Sensibile, attenta ai bisogni della coppia, pronta a prodigarsi perché Mary abbia la giusta concentrazione, lei che teme di essere risucchiata nel gorgo nero dell’immaginazione e di dover trascurare il marito e i figli.
In ltà, inizia una progressiva opera di seduzione e manipolazione ad opera di Grace: prima nei confronti di Mary e poi anche di Tom. Le conseguenze saranno drammatiche.

Lo stile e i temi del film: tanto mestiere e poco approfondimento

Kristin Davis (già in Sex and City come Charlotte) nel ruolo della scrittrice Mary Morris, Dermot Mulrorey (una longeva carriera tra cinema e tv) nei panni del marito, Greer Grammer (goffa e sensuale al tempo stesso) è la giovane Grace, mentre Shanola Hempton è Elaine: sono gli attori uno dei punti di forza del film, credibili ed efficaci. La regia di Anna Elisabeth James si concentra su dissolvenze e valorizzazione dei primi piani degli interpreti e conduce con mestiere un risultato accettabile, anche se a metà tra telefilm e prodotto usa e getta. Si può vedere ma nulla di più.

Il confronto/scontro donna giovane/donna matura, l’invito inconscio della ragazza a provocare la coppia adulta e ad accendere le loro pulsioni nascoste, la sensualità e il mistero, il ruolo della scrittura che traduce in parole le fantasie indicibili di ognuno di noi, la seduzione e la manipolazione fino allo sdoppiamento della personalità. Tutto appena abbozzato, compresi i puerili riferimenti al cinema di Hitchcock, e per nulla approfondito.

Le intenzioni perdute. Illusioni mortali non è nulla di più di un intrattenimento

Se le due attrici funzionano nell’attrazione e conflitto, e il resto del cast è appropriato, per il resto regia, fotografia, montaggio si limitano a confezionare il film. La sceneggiatura, in particolare, va a vuoto più volte e il colpo di scena finale risulta raffazzonato. Raccontare il mistero dell’eros, le pulsioni e le fantasie sessuali avrebbe richiesto più cura e introspezione psicologica.

Lo stesso omaggio al cinema degli anni Novanta non va oltre qualche accenno ai lati oscuri della sessualità e rimane il rammarico per la prova sprecata delle due protagoniste.
Il travestimento e le docce alla Hitchcock meritavano un contesto più azzeccato e psicologie, motivazioni e soluzioni narrative sono da minimo sindacale.

Illusioni mortali rimarrà nel limbo dei film che non lasceranno traccia.