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Il Varco (2019), film documentario di Federico Ferrone e Michele Manzolini riporta alla luce gli orrori della guerra. Il passaggio obbligato dall’aldiquà all’aldilà attraverso uno sguardo.

Il Varco – Un racconto terribile percorre la trama del film

Il Varco © CG Entertainment

È l’estate del 1941. La Germania nazista invade l’Unione Sovietica. L’Italia si unisce alle forze del reich. Nel mese di luglio i primi soldati partono per il fronte ucraino, tra i più sanguinosi del secondo conflitto mondiale. Immagini sfocate. Bianco e nero. Una voce narrante in sottofondo (Enrico Chierici), quella di un soldato italiano in viaggio verso un altro fronte. Una miriade di soldati affacciati dai finestrini del treno. Odore nei vagoni di carbone, cuoio e vino. Un ultimo sguardo all’Italia.

Il Varco inscena il racconto in prima persona, intimo e terrificante, del viaggio in treno di un soldato italiano verso il Nordest europeo. La sua mente torna nostalgicamente al ricordo materno, al russo, quella lingua bambina dei sogni, di fobie e fantasmi. La guerra torna a mostrare il suo volto. Lui l’ha conosciuta, in Africa, e la teme. Fantasmi del passato impossibili da cancellare.

Il treno attraversa mezza Europa, avventurandosi nello sterminato territorio ucraino. Prima tappa, Borșa nel cuore della Transilvania. Soldati accolti e festeggiamenti per la notte di Sant’Elia. Abitanti vestiti a festa.

Dopo Il treno va a Mosca (2013), con Il Varco Federico Ferrone e Michele Manzolini tornano a narrare la nostra storia mediante un film documentario prodotto da Kiné in associazione con Istituto Luce Cinecittà, Home Movies – Archivio Nazionale Del Film Di Famiglia, Rai Cinema e con il contributo della Regione Emilia-Romagna.

Immagini di repertorio, propaganda e cinegiornale in formato quadrato si stagliano sullo schermo. La storia, seppur di finzione, vira sul versante intimo ed evocativo, con un racconto affidato alle parole dei registi, di Wu Ming 2 e alla voce di Emidio Clementi. Il tutto è plasmato sulle vite e i diari di veri soldati (tra cui, autori come Mario Rigoni Stern e Nuto Revelli).

Un film crudo, nero e amaro

Il Varco © CG Entertainment

Il racconto è crudo, nero, amaro. Ricordi nitidi di un esperienza atroce che riaffiorano alla mente come fardelli pesantissimi. Tarli che scavano dentro. I vestiti sulla riva instrisi di sangue. Ebrei stanchi e malati. Donne ucraine floride e spavalde. Colonne di prigionieri sporchi e mal vestiti. Rappresaglie e fucilazioni di massa.

“I cadaveri abbrustoliti dalla benzina assomigliano a verruche della terra. Ovunque l’odore di carne fradicia e piscia”.

Lo spettatore entra nella mente del protagonista e nei ricordi che si insinuano in essa riportandolo agli orrori della guerra coloniale. Vive il suo dramma. Spettri, fantasmi, di un uomo, e di tutti gli uomini in guerra. Il pensiero a Isa, la donna amata. Il sogno: disertare.

 “Forse posso ancora tornare in Italia. Quanto vorrei non fosse mai accaduto nulla… chiudere gli occhi… tornare a casa.”

Mediante il ricorso alla finzione con l’ausilio di filmati storici, Il Varco dimostra di avere un grande pregio, quello di raggiungere un pubblico europeo. Le coordinate storiche sono già tracciate ma ricostruite nuovamante a partire dallo sguardo, quello del protagonista. A contraddistinguere il lungometraggio è soprattutto la tecnica registica, unita alla capacità dell’uso di immagini di repertorio nell’evocare tappe storiche importanti, con una forza narrativa universale. Ai repertori si aggiungono immagini attuali, nel presente e nel futuro del protagonista, proprio negli stessi luoghi in cui si era combattuta quella guerra. A settant’anni di distanza, da sei anni ormai un’altra guerra si sta combattendo nell’Ucraina orientale tra i separatisti russi e l’esercito ucraino. Una line di confine dunque tra passato e presente, per evidenziare gli squarci di un conflitto che forse nasce proprio da quelle ferite.

Il film è stato presentato in Selezione Ufficiale alla 76° Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia nella sezione Sconfini. Miglior montaggio per Maria Fantastica Valmori, montatrice del film, agli European Film Awards.  Dal 18 febbraio è disponibile ondemand su CG Entertainment e le principali piattaforme digitali (Apple Tv, iTunes, Chili, Google Play).