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Ambientato nel lussureggiante e regale paese di Zamunda, il neo-incoronato re Akeem Joffer (Eddie Murphy) e il suo fidato confidente Semmi (Arsenio Hall) si imbarcano in una nuova esilarante avventura che li vede attraversare il globo, dalla loro grande nazione africana al distretto del Queens, a New York, dove tutto è iniziato. Questa volta si scopre l’esistenza di un figlio, un potenziale e legittimo erede al trono che sconvolge l’assetto familiare di Akeem, padre di tre figlie rispettose delle usanze e dei costumi di Zamunda. Con il nuovo arrivato, Lavelle Junson (Jermaine Fowler), il tanto atteso sequel segue la storia in continua evoluzione dei Joffer, la famiglia reale della terra di Zamunda. Mentre il passare del tempo ha comportato alcuni cambiamenti nel paese, alcune tradizioni, soprattutto all’interno del palazzo del principe, sono rimaste ancorate al passato. L’inserimento del figlio offre alla narrazione degli spunti sulla nobiltà d’animo e sull’importanza dei ruoli da rispettare o riassestare per una convivenza ancora più stabile. Disponibile su Amazon Prime Video dal 5 Marzo.

Il principe cerca figlio: il cast rimane invariato e le nuove aggiunte mantengono una freschezza inaspettata all’interno del sequel

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Si poteva rimanere piuttosto perplessi sul ritorno in scena di Eddie Murphy in un nuovo capitolo del classico Il Principe Cerca Moglie; l’energia, l’improvvisazione sul set, un cast d’insieme pronto a farsi in quattro per consegnare una commedia che, ancora adesso, non riesce a mostrare i segni del tempo. Gli interpreti tornano nella terra incontaminata di Zamunda con una nuova storia da sviluppare: Akeem deve riscoprirsi come figura paterna apprensiva, aperto al dialogo e con una moralità da difendere e preservare. Ogni personaggio di contorno, da Lisa McDowell (Shari Headley) allo zio Reem (Tracy Morgan) al fianco di Lavelle, hanno a cuore il progetto e vogliono ampliare le tematiche del primo film e contribuire al rafforzamento di interessanti dinamiche familiari.

Il ruolo della donna, l’appoggio da fornirle nel dialogo e nell’ascolto, il confronto costruttivo per capire le esigenze e i desideri di personaggi che sarebbero rimasti in disparte nel precedente capitolo; ogni minimo aspetto viene ritoccato in sede di sceneggiatura da Kenya Barris, Barry Blaustein e David Sheffield per non puntare tutti i riflettori su Akeem e il figlio Lavelle da addestrare e crescere in una location distante dalla caotica Queens. Il cast è talmente variegato che si percepisce l’intenzione di Craig Brewer – che aveva già collaborato con Eddie Murphy in Dolemite is my name (2019) – di riempire il quadro di volti divertiti e frizzanti, coinvolti soprattutto in inserti musicali orchestrati con canzoni originali e coreografie mozzafiato. Nel caso vi foste chiesti se poteva esserci il rischio di trovarci di fronte ad una riproposizione svogliata delle meccaniche del primo, la direzione misurata di Brewer, che confida ciecamente nei ruoli di punta per farli splendere di nuovo sullo schermo, rappresenta un punto a favore da tenere in considerazione.

Non tutte le battute trovano terreno fertile in una storia che decide di valorizzare (ancora una volta) il potere dell’amore vero e autentico

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I protagonisti si ritrovano ingabbiati in uno stile di vita che può dipendere pesantemente dall’etichetta che li rappresenta: Akeem è il prossimo Re di Zamunda, e dovrebbe portare con sé i valori di una nazione e un rinnovato interesse per il bene dei propri figli. Lavelle deve subire una trasformazione repentina, prelevato dalla realtà affollata e cosmopolita di New York per seguire le orme del padre. Il Principe Cerca Figlio contiene certamente delle parentesi esilaranti, generati più dall’intesa tra gli attori storici più che ad una scrittura impeccabile delle battute, ma trovano poco spazio per essere assorbite a dovere; la lente di ingrandimento si sposta sul cammino di due generazioni a confronto, che devono far fronte ad un’idea di amore universale ancora valido ai giorni nostri.

Si tratta di un’apertura mentale, un occhio di riguardo alle donne che possono supportare con decisione le loro scelte o presentare proposte importanti per un bene comune. Le figlie di Akeem, ad esempio, sono tenaci guerriere dal sangue freddo, che sarebbero pronte a rischiare la propria vita per la salvaguardia delle terre di Zamunda. Riconoscere le potenzialità offerte dal loro impegno è un enorme passo avanti verso una gerarchia da rivedere con le dovute sistemazioni. Lavelle, invece, non si sente accettato e cerca di ritagliarsi una propria posizione con pregi e difetti che appartengono al suo carattere. Un interesse amoroso, dalla seconda metà di film, potrebbe servirgli da trampolino di lancio per riaffermarsi, con la propensione ad accogliere più voci che fungono da colonna portante per una civiltà da svecchiare e modernizzare.

Lo schema sentimentale del primo film trova una nuova dimensione all’interno del sequel, proponendo più prospettive e punti di interesse nello sviluppo di una morale importante e ancora di richiamo. L’abbattimento di una presunta superiorità, di un atteggiamento che non deve più ripresentarsi, è ancora messo in scena con un registro leggero ma deciso, stemperato da una schiera di attori ancora in forma smagliante (tra cui un sempreverde Eddie Murphy in uno dei suoi ruoli leggendari) che animano il girato senza porsi limiti strutturali davanti all’obiettivo. Più che alla confezione, si riesce a scorgere un rapporto di collaborazione tangibile fra regista e interpreti che è la vera chiave di volta di un sequel di cui non se ne sentiva il bisogno, ma che riacquista senso se si visualizza il percorso compiuto dai personaggi di punta.