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753 a.C., Remo (Alessandro Borghi) e il fratello minore Romolo (Alessio Lapice), vivono da poveri pastori nei colli di un Lazio selvaggio e inclemente, dove la violenza della natura e degli uomini mette a rischio la vita ogni giorno. Travolti e quasi uccisi da un’inondazione di violenza inaudita, vengono catturati dai soldati della vicina città di Alba Longa, che spadroneggia sulle popolazioni del territorio.
Datisi alla fuga con una manica di disperati (interpretati da un folto cast composto da Massimiliano Rossi, Micheal Schermi, Max Malatesta, Vincenzo Pirrotta, Vincenzo Crea, Lorenzo Gleijeses,Gabriel Montesi, Antonio Orlando, Florenzo Mattu e Martinus Tocchi) cercano scampo nelle foreste e paludi, portandosi dietro la sacerdotessa Satnei (Tania Garribba).
Tra violenza, sofferenza, privazioni, lentamente emergerà il mitico destino di Romolo e Remo, protagonisti in un dramma dove, tra dubbi esistenziali, superstizioni e sangue si deciderà chi tra i due sarà Il Primo Re di quel piccolo villaggio chiamato Roma.

Il Primo Re: un film coraggioso, una riflessione sul bene e sul male

Opera coraggiosa questo Il Primo Re di Matteo Rovere (già fattosi notare con Veloce Come il Vento e Gli Sfiorati) che, strizzando l’occhio in modo rispettoso a Valhalla Rising di Refn e al celebre Apocalypto di Gibson, confeziona un film per nulla scontato, viscerale, dalla violenta capacità espressiva, che tiene incollati alla sedia, disturbante ma attraversato da una visione del mondo e dell’uomo molto particolari.
Più che un semplice film di cappa e spada (o peplum se si vuole), Il Primo Re, grazie ad una sceneggiatura molto curata – merito dello sforzo congiunto di Filippo Gravino, Francesca Manieri e dello stesso Rovere – propone un iter narrativo dove lo spettatore è posto di fronte a dilemmi tanto antichi quanto irrisolti. Il concetto di bene e male, nella sua accezione singola e universale, l’esistenza o meno di qualcosa di soprannaturale, di superiore e, nel caso vi si creda, il dilemma sulla natura di questa divinità, su quale rapporto ad essa ci leghi, se e quanto sia giusto farsi influenzare da essa.

Il Primo Re Cinematographe.it

Perché al di là dei terribili combattimenti, della vita misera e oscena dell’epoca (assai lontana dai fasti hollywoodiani proposti per tanto tempo), questo film utilizza il mito, il racconto, per proporre una lettura sulla società, sull’uomo, sugli elementi fondamentali che hanno portato i nostri antenati a riconoscersi in usi, costumi e credenze comuni, a trovare un qualcosa che li unisse al di là della necessità di sopravvivenza.
Il Primo Re porta con sé certamente la tematica della famiglia come nucleo conflittuale, come universo ribollente di rancori e problematiche irrisolte, di passioni, tipico della filmografia di Rovere; ma riesce a coniugare il tutto nella dimensione storica, antropologica, che vede il fallimento inevitabile di un laicismo disgregante in favore di una religiosità atta a dare speranza e unità, fiducia in un futuro migliore deresponsabilizzato dalla semplice volontà dell’uomo.

Film sulla storia, più che storico, Il Primo Re è completamente slegato da opere parzialmente simili fatte in passato, come il Romolo e Remo di Corbucci o I Cavalieri che Fecero l’Impresa di Avati, visto che rinuncia ad ogni parvenza di romanticismo, non addolcisce mai la pillola sulla terrificante realtà di quei tempi, non concede alcuna tregua nel ricordarci come la storia è scritta nel sangue e nella paura.
La fede, la religione, qui è strumento di potere e morte, ma anche di unione e comunanza tra gli uomini. Il suo utilizzo come tutte le cose di questo mondo, pare dire Rovere, dipende dalla mani di chi lo impugna come strumento; valeva ieri e vale oggi.

Il Primo Re: Romolo e Remo e la contrapposizione tra Alessio Lapice e Alessandro Borghi

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Audace ma saggio nell’optare per la scelta di utilizzare il latino arcaico, ha in Borghi il motore trascinante, la personificazione della volontà dell’uomo, degli uomini che fecero la storia, capaci di sovvertire lo status quo, di creare quel caos, quel dinamismo che a suo tempo ha edificato imperi, regni, repubbliche.
Caratterizzato da una recitazione straordinaria, più fisica, gestuale che legata al dialogo, vive della contrapposizione e rovesciamento finale tra i due fratelli, tra Remo e Romolo, tra il Borghi violento, passionale, ambizioso e il Romolo di Lapice, riuscito simbolo del conformismo conquistatore, del leader non per ambizione ma per scelta di chi gli sta attorno, per fede in qualcosa di superiore. Se il primo infatti rimane un conquistatore, un leader da battaglia e un rivoluzionario (a modo suo) il secondo incarna il disegno politico, la visione del futuro che appartiene a chi si affida ad una laboriosità spinta dalla visione di un mondo superiore.

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Il Primo Re si offre agli occhi senza artificio, grazie ad una splendida fotografia di Daniele Ciprì, che valorizza al massimo i Monti Simbruini e Lucretili, una natura selvaggia, paurosa ed infida, contenitore suo malgrado di vicende umane ferine e angoscianti.
Meno riuscita invece la parte sonora, curata da Andrea Farri, troppo discontinua e sovente prevedibile, nonostante la sperimentazione che fonde assieme elettronica, percussioni e orchestrale. Il risultato per quanto buono tecnicamente, cozza con l’iter narrativo, non riesce a convincere nel suo risultato finale.
Il finale lascia qualche perplessità per le scene di combattimento (che rimangono però di ottima qualità nel complesso) e per l’incapacità da parte di Rovere di osare, di tenersi sotto le righe, negare un’epica che riemerge con poco senso e poca coerenza.

Ma è solo un attimo, una piccola crepa in una costruzione cinematografica ambiziosa ma mai vanagloriosa, una ventata di freschezza in un panorama cinematografico italiano che anche quest’anno si è confermato sterile e ripetitivo.

Il Primo Re è al cinema dal 31 gennaio 2019 con 01 Distribution.

PANORAMICA RECENSIONE
Regia
Sceneggiatura
Fotografia
Recitazione
Sonoro
Emozione