voto del pubblico 3.5/5
voto finale
4.3/5
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Venezia 78 – Il potere del cane: recensione del film di Jane Campion

Presentato nella 78ma edizione della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, The Power of the Dog è il film in concorso della regista Jane Campion, un western a tinte fosche ambientato in un ranch nel Montana degli anni '20.   

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Al Lido di Venezia sono le 18.30 del primo giorno di Festival. Mentre il sole si rannicchia sotto il blu della laguna, al PalaBiennale sorge l’alba di Jane Campion, in concorso nella 78ma edizione della Mostra con Il potere del cane (The Power of the Dog), adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Thomas Savage (1967). Da sempre sensibile e devota all’universo femminile, questa volta Jane Campion attinge da una storia già scritta, sede di un aberrante maschilismo tossico che la regista decostruisce minuziosamente – senza strategie né percentuali di genere, afferma – attraverso la lenta ma inesorabile umiliazione del suo araldo. “In Phil (il cowboy interpretato da Benedict Cumberbatch) ho sentito l’amante, e la sua tremenda solitudine. Ho percepito l’importanza e la forza di ogni singolo protagonista, e il modo in cui ciascuno si rivela alla fine.” Un invito a spingersi oltre l’apparenza, al di là di vette innevate che sembrano insormontabili.

Con Benedict Cumberbatch, Kirsten Dunst e Jesse Plemons, Il potere del cane sarà distribuito da Netflix sulla piattaforma streaming dal 1° dicembre 2021.

Deliver my soul from the sword,
my darling from the power of the dog.

Thomas Savage, Il potere del cane

In Il potere del cane Benedict Cumberbatch e Jesse Plemons interpretano due fratelli agli antipodi

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THE POWER OF THE DOG : KIRSTEN DUNST as ROSE GORDON in Il potere del cane. Cr. KIRSTY GRIFFIN/NETFLIX © 2021

Montana, 1925. Phil Burbank (Benedict Cumberbatch) è un cowboy sadico e violento che assieme al fratello George (Jesse Plemons) gestisce il ranch facendo tesoro degli insegnamenti di Bronco Henry, il vecchio capo che li aveva istruiti al mestiere. Quando George si innamora della dolce Rose, vedova e madre dell’adolescente Peter (Kodi Smit-McPhee) – un ragazzo stravagante che viviseziona animali per l’ambizione di diventare chirurgo – Phil ingaggia una sfida personale contro la donna, a colpi di lingua affilata e vessazioni quotidiane che trovano, nell’efebico figlio di lei, il primo dei complici.

Araldi di vizi e virtù, i personaggi in controluce di Jane Campion

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Il potere del cane (L to R): PHIL JONES (ASSOCIATE PRODUCER – 1ST ASSISTANT DIRECTOR), JANE CAMPION (DIRECTOR – PRODUCER – WRITER). Cr. KIRSTY GRIFFIN/NETFLIX © 2021

Ad accompagnare l’incedere lento e prolisso dello svelamento narrativo, diviso in cinque atti, sono i campi lunghi che la regista concede alle meravigliose distese della Nuova Zelanda: girato tra le regioni di Otago e Dunedin, Il potere del cane ricorda e omaggia a più riprese The Searchers (Sentieri Selvaggi, John Ford, 1956) e la tradizione cinematografica western, attraverso la costruzione di un quadro scenografico magnificente con uno spiccato gusto per simmetrie e prospettive. Al drammatico delinearsi del rapporto conflittuale tra i due fratelli, fieri stendardi di un confronto tra virtù e vizi, etica e corruzione, contribuiscono il comparto fotografico e sonoro: Ari Wegner irrora l’oscurità in una maniera singolare, dosandola al millimetro in composizioni visive che evocano inquietudine e malessere nella lente di chi osserva. L’avverarsi di rari momenti di pace è come assistere ad un intenso e sospirato ballo tra le montagne: la fotografia ricorda le atmosfere de I mangiatori di patate, il quadro che Van Gogh dipinse nel 1885, e si rinvigorisce nutrendosi dell’insana, sensuale perversione di cui i personaggi sono emblema. La colonna sonora di Jonny Greenwood tocca la profondità degli abissi, risale gli inferi e voluttuosa e pungente si fa complice di una tortura psicologica ardua da tollerare quanto appagante.

In Il potere del cane i personaggi si realizzano in controluce e ad emergere, tiranna e diabolica, è la figura di Phil, un villain temibile, anello di congiunzione tra l’uomo e l’animale, che l’attore britannico rende molesto e ripugnante anche solo nell’ordinario gesto del fischiare: un ronzio reiterato che cresce, radicandosi nella gola fino a soffocare.

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