In Il Paradiso per davvero l’esperienza di pre-morte è narrata da un bambino di quattro anni dopo un delicato intervento chirurgico. Il padre – un pastore della comunità metodista – rimane estasiato dalle narrazioni del figlio, pone i diversi interrogativi al resto della famiglia e a tutti i proseliti della comunità, tentando un’empatica conciliazione di fede negli stessi e una maggiore accettazione a quella forma di irrealtà denominata Paradiso.

Cosa c’è dopo la morte? Siamo realmente in attesa del tanto sospirato paradiso?

A questi interrogativi trattati nel celebre romanzo, Wallace sceglie di proporre, in maniera decisamente utopistica, un film difficilmente sostenibile per un pubblico dalle grandi aspettative. Tra suggestioni tradizionaliste e morigerata teologia, Il paradiso per davvero appare come un prodotto privo di ogni connotato cinematografico, improponibile sotto tutti i punti di vista; un romanzato drammaturgico erroneamente fedele a un’opera contemplata unicamente da un limitato gruppo di lettori.

Attraverso un’opinabile scelta stilistica, Wallace impone allo spettatore una sorta di teoretica sulla pre-morte esageratamente edulcorata, sostenuta da un’escalation di sermoni, che appesantiscono lo “status ideologico” di chi li sta a guardare. Interpretazioni intrise nel languore più preconfezionato e una fotografia leggermente accettabile, non aiutano minimamente  in termini di incisività, apparendo del tutto anonimi agli occhi del pubblico.

Wallace tenta con audacia – ma anche no – di mettere in atto una particolareggiata trasposizione cinematografica di un libro autobiografico – scritto da Todd Burpo e Vincent Lynn – azzardando un rischio che alla fine compromette in termini stilistici l’intero film.

La prerogativa del dubbio su cosa c’è dopo la morte…

Il paradiso per davvero tratta – non chirurgicamente come dovrebbe – la solita e risaputa prerogativa del dubbio su cosa c’è dopo la nostra esistenza; un “viaggio” spirituale apparentemente  onirico  che nasce per coinvolgere sul piano empatico il pubblico spettatore.

Un accadimento simile può – non sempre – coinvolgere sensibilmente un lettore, ma attuare un adattamento cinematografico – almeno per come lo sviluppa Wallace – con esagerata solennità, compromette il buon esito del prodotto, snaturandolo dal suo valore intrinseco.

Nonostante parliamo di tematiche realmente accadute, Il paradiso per davvero non intriga, né tanto meno crea una “riscoperta di fede” fra il pubblico; Randall Wallace presenta una conduzione neorealista adulterata da accenni e rappresentazioni minimalistiche, “colmati” tra l’altro, da un’eccessiva dose di misticismo.

Un tema delicato – anche troppo – trattato con uno sdolcinato sensazionalismo che indispone dall’inizio alla fine.

La poca cura in termini di narrazione appare alquanto evidente; il regista del Tennessee,  con della drammaturgia spicciola, è alla costante ricerca di qualcosa di inusuale, di inaspettato. L’unico inconveniente è la mala risoluzione del film, che – come ribadito in precedenza – non può essere contemplato in alcun modo da qualsiasi spettatore che si rispetti. Non basta una “delicata” innocenza di fondo  per ottimizzare un film che già dal principio “preludeva” a grande impegno.

Risultati immagini per il paradiso per davvero

Il paradiso per davvero è un film diretto dal regista Randall Wallace. Sceneggiato da Randall Wallace, tratto dal romanzo scritto da Todd Burpo e Vincent Lynn. Nel cast Greg Kinnear, Kelly Reilly, Connor Corum, Lane Styles, Margo Martindale, Thomas Haden Church, Jacob Vargas.

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