voto del pubblico 1.0/5
voto finale
3.8/5
Regia
Sceneggiatura
Fotografia
Recitazione
Sonoro
Emozione
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Una tale forza è riscontrabile nel film romeno Il padre che smuove le montagne, diretto da Daniel Sandu e disponibile su Netflix. Tra gli attori Adrian Titieni, Elena Purea, Judith State, che con la loro drammatica e sentita interpretazione riescono a restituire un fatto cinematografico realistico che pare a tutti gli effetti un fatto di cronaca.

Tra le innevate montagne della Romania scompaiono due giovani alpinisti. Mircea Jianu, padre di uno dei due dispersi, Cosmin, è un agente di polizia in pensione che, appresa la notizia di scomparsa del figlio, si precipita a prestare aiuto nelle ricerche nella zona di sparizione. Nonostante le iniziali difficoltà legate agli agenti atmosferici e climatici e all’impervia conformazione della montagna, Mircea non si dà per vinto, sperando con tutto se stesso di poter ritrovare il figlio.

La forza della natura

Il padre che smuove le montagne Cinematographe.it

Fin da subito lo spettatore viene immerso nella narrazione attraverso inquadrature pindariche che descrivono l’ambientazione che racchiuderà la diegesi, fornendo degli spunti narratologici e descrittivi di quello che sarà il fulcro dell’intera vicenda: la montagna.

Nonostante tutto, il montaggio e la composizione fotografica delle inquadratura è abbastanza convenzionale, senza particolari movimenti o angolazioni che possano sbilanciare la fluidità del continuum narrativo. In questo film si preferiscono in particolare due tipi di piani: il primo piano, che mostra precisamente le espressioni facciali dei protagonisti e dimostra l’enfasi della recitazione, concitata, affannata, che restituisce stati d’animo patetici in linea con gli accadimenti della storia; e il mezzo primo piano, che oltre alla figura umana riesce a racchiudere anche scorci laterali dell’ambiente. I campi lunghi e lunghissimi, al contrario, vengono prediletti solo sin alcune occasioni per riprendere la desolazione e la vastità della montagna innevata, restituendo una sensazione di ineluttabilità alla potenza della natura. La montagna, infatti, si pone come simbolo ancestrale di ricerca sull’uomo e su se stessi, sulla comprensione della propria imperfezione e debolezza rispetto la natura. Solo quando è sulla montagna egli comprende quanto sia sopraffatto dalla natura stessa.

Il padre che smuove le montagne: l’istinto genitoriale che si oppone alla natura

Il padre che smuove le montagne Cinematographe.it

La storia de Il padre che smuove le montagne si focalizza sulla figura paterna che intende con tutto se stesso impegnarsi per ritrovare il figlio disperso. Mircea è nella vita un padre assente per Cosmin, essendosi risposato nuovamente e in attesa di un nuovo figlio non riserva molte attenzioni per lui e per l’ex moglie, Paula. Al contrario, quando scopre che il figlio è stato dato per disperso l’istinto genitoriale si oppone alla sua indifferenza strutturale, imponendosi come volontà inconscia di superare la figura del padre assente. Egli è pur sempre un genitore preoccupato per la sorte del proprio figlio, nonostante il proprio carattere, la forza della speranza lo sprona a cambiare il proprio atteggiamento nei confronti della famiglia. Se, dunque, da una parte la figura maestosa della montagna sembra allontanare, al contempo si impone come forza ancestrale che avvicina spiritualmente padre e figlio: Mircea rischia la propria vita pur di salvare quella di Cosmin, o comunque di ritrovare almeno il suo corpo.

L’ineluttabilità della vita in contrapposizione con la natura selvaggia sembra essere schiacciante, l’uomo non può opporsi alla forza devastante del flusso naturale. Ma la circolarità finale con cui appunto sembra chiudersi cinematograficamente (ma non narrativamente) questo film in senso positivo, ci suggerisce che nonostante tutto anche l’essere umano fa parte di questo grande flusso vitale che è la natura e che a volte può sperare di domare le grandi forze della natura selvaggia.