Il mostro dei mari: recensione del film d’animazione Netflix

Il mostro dei mari - tra viste sull'ignoto e combattimenti al cardiopalma - promette una spumeggiante avventura a bordo nave con tanto di mostri marini e fuochi d'artificio

Per dirla con Carl Sagan “da qualche parte, qualcosa di incredibile attende di essere conosciuto” ma richiede la disposizione a perdere di vista la costa per un lungo periodo: un’inclinazione che evidentemente hanno il cacciatore di mostri marini Jacob Holland e la giovane Maisie Brumble, i protagonisti del nuovo film d’animazione targato Netflix Il mostro dei mari (The Sea Beast). Una pellicola adatta a tutta la famiglia che – tra viste sull’ignoto e combattimenti al cardiopalma – promette una spumeggiante avventura a bordo nave con tanto di mostri marini e fuochi d’artificio; già pronta per travolgervi con le voluttuose e impetuose onde, nelle sue virate, e nel vento che riviene, rincalza, e ridonda. Il nuovo fantasy Netflix è scritto, diretto e prodotto dal premio Oscar Chris Williams, dietro la macchina da presa di classici Disney come Bolt – Un eroe a quattro zampe e Big Hero 6 ( Oscar al miglior film d’animazione nel 2015), che quest’anno ha lasciato la multinazionale statunitense per passare a Netflix con l’obiettivo di realizzare un film diverso e, per certi versi, innovativo. La storia fantastica di Il mostro dei mari è ambientata in un mondo in cui esistono gigantesche creature acquatiche super colorful, e dove i corsari sono cacciatori pagati dalla corona per garantire la sicurezza marittima. Il lungometraggio, la cui versione italiana vede al doppiaggio Claudio Santamaria (Jacob Holland), Diego Abatantuono (il Capitano Crow) e Giulia Stabile (vedetta della leggendaria nave da caccia Inevitabile), è disponibile per la visione sulla piattaforma streaming dall’8 luglio 2022.  

Il mostro dei mari: una ragazzina s’imbarca clandestinamente sulla leggendaria nave Inevitabile, che dà la caccia a “Rossa”: la più mostruosa creatura marina della storia

Nella scena di suspense d’apertura Chris Williams rompe i consueti canoni filmici e raggira chi guarda, perché solo in apparenza rappresenta un’anticipazione di quello che accadrà alla protagonista; di fatto è l’unico segmento del lungometraggio totalmente slegato dalla narrazione, creato ad hoc per orientare sin dai primi frame la percezione del pubblico. Il mostro dei mari è ambientato in un’epoca in cui creature terrificanti solcano i mari e ostacolano la navigazione; i cacciatori a bordo di grandi velieri – modelli ispirati a quelli del XVIII secolo – uccidono queste grandi bestie del mare e sono considerati veri e propri eroi, fra questi c’è Jacob Holland, un uomo valoroso, possibile successore del Capitano Crow posto alla guida della più grande nave da caccia di tutti i tempi: l’Inevitabile.

Il personaggio principale femminile è l’undicenne Maisie, sempre piena di vitalità, che si trova in una casa di orfani di cacciatori. A un gruppetto di altri bimbetti riuniti attorno a lei, la ragazzina legge il libro “Le avventure del capitano Crow” ma desidera, più di ogni altra cosa, diventare una cacciatrice di mostri marini, come lo sono stati i suoi genitori; così, una sera, fugge dall’istituto protetto dal re e dalla regina. Maisie, che è dotata di astuzia, riesce poi ad imbarcarsi clandestinamente sulla celebre nave e ad impressionare con il suo ottimismo contagioso tutti i marinai a bordo, persino il Capitano Crow, che, prima di passare il testimone, è ossessionato da un’ultima missione: da trent’anni aspetta di combattere di nuovo contro la Furia Rossa (la più grande bestia acquatica che gli costò l’occhio decenni addietro), un mostro capace di sparare fuoco dagli occhi e di spostare il mare. Per la piccola nuova arrivata le immagini che vedeva sui libri e le parole scritte sono diventate realtà. Ma è destinata a realizzare insieme a Jacob qualcosa di più grande di un’ennessima missione mortifera…

Il mostro dei mari – la tecnica di ripresa e il look realistico del film d’animazione creano una perfetta illusione di realtà, che pone al centro dell’avventura chi guarda

Il Mostro dei Mari, Cinematographe.it

Il mostro dei mari è un film di buona fattura, con qualche sottigliezza sparsa qua e là, e dalle idee multiple (interrompere il circolo di violenza, imparare a perdonare gli altri, far-famiglia anche dove una famiglia non c’è), che merita la visione. Dagli echi classici: Moby Dick (se si guarda alla sete di vendetta del Capitano), La storia infinita (per gli occhi accesi di stupore in groppa alla bestia), King Kong (se si vede un’anima libera nel suo mondo, che prima viene costretta a combattere, poi viene catturata e portata in catene attraverso l’oceano); e non disdegna le citazioni, come quella più ovvia della “morte grandiosa“: la grande morte (Peter Pan). Non è quindi la storia in sé il punto di forza del film, perché a farne un buon prodotto sono la tecnica di ripresa e il look dell’animazione. Williams infatti non si accontenta quasi mai di un angolo di ripresa frontale e puramente descrittivo. Le immagini sono in continuo movimento. Attraverso panoramiche veloci orizzontali, le scelte di angolazione, dei campi e dei piani di ripresa, si ruota, si cammina, si corre, e ci si sposta con i personaggi ma soprattutto il film mette al centro dell’avventura chi guarda, coinvolgendolo direttamente e bloccandogli ogni tentativo di evasione dal quadro, dalla finzione rappresentata. L’animazione completa con i dettagli realistici fa la sua parte, ogni scena è curata nei minimi particolari grazie al lavoro di Matthias Lechner, alla fotografia e ai colori filtrati dalla luce del sole che giocano un ruolo fondamentale.

Il Mostro dei Mari, Cinematographe.it

Qui la Sony Pictures Imageworks – che attraverso il suo capo dell’animazione Joshua Beveridge fa sapere che il film in questione “è stata la cosa più complessa” – ha svolto un lavoro ineccepibile, se si pensa agli effetti visivi del mare, terribilmente realistici, e, come detto, alle espressioni emotive (non sfuggono le smorfie sul volto dei personaggi), al cielo, più stilizzato, il cui realismo è stato fondamentale per rappresentare quel mondo vasto e aperto, mai completamente conosciuto, di cui l’opera si fa portatrice.

Regia
Sceneggiatura
Fotografia
Recitazione
Sonoro
Emozione

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