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Com’è possibile che si sviluppi un’amicizia tra un essere umano e un polpo? E, ancora, come può una storia di questo tipo risultare appetibile e interessante per il pubblico? Il mio amico in fondo al mare (titolo italiano che infantilizza a dismisura l’originale My Octopus Teacher, evidentemente per ampliare il più possibile il bacino d’utenza) è presente nel catalogo Netflix addirittura da settembre 2020, ma è passato inosservato almeno fino a gennaio 2021, quando ha finalmente iniziato a raccogliere premi in giro per il mondo. Il passaparola ha fatto poi il resto, portando il film fino ad un tanto clamoroso quanto meritato Oscar 2021 come Miglior Documentario (a scapito dei più quotati Collective e Time).
A definire Il mio amico in fondo al mare “solo” commovente, tuttavia, gli si fa un torto: l’opera del duo Pippa Ehrlich-James Reed è un lavoro struggente, una lezione mai saccente né supponente sulla natura e la comunicazione interspecie, un miracolo compositivo sul rinnovamento fisico e mentale dopo una ferita dalla quale sembra impossibile riprendersi. Un risultato stupefacente, considerando la normale diffidenza iniziale di fronte ad una vicenda incentrata su un uomo di mezza età – il documentarista Craig Foster – in forte crisi esistenziale, che decide di tornare all’antica passione delle immersioni in apnea per schiarirsi in qualche modo le idee sulla vita e sul senso della sua attività lavorativa.

Il mio amico in fondo al mare: la coscienza del polpo

Il mio amico in fondo al mare - Cinematographe.itSullo schermo, Foster è una presenza umile e mai intrusiva. Ciò contribuisce, nei minuti iniziali del film, a dissipare la doppia errata impressione di trovarsi di fronte o ad una sorta di corso di auto-aiuto in stile New Age o ad un documentario di stampo esclusivamente divulgativo e didattico. Il mio amico in fondo al mare è invece una riflessione personalissima, forse la prima a raccontare la storia di una singola creatura marina da una prospettiva così personale e così a cuore aperto, rivelando non solo connessioni emotive ma comportamenti animali precedentemente sconosciuti agli scienziati. Quando Foster si immerge a Cape Town, in Sudafrica, in un tratto di mare protetto da una fitta foresta di alghe, sa poco o nulla dei cefalopodi a otto braccia, altrimenti detti polpi.

A meno di non essere dei biologi marini, viviamo quindi con lui una condizione di sostanziale parità. Le sue scoperte sono le nostre, a partire dalla prima visione dell’animale avvolto in un mantello improvvisato di conchiglie per sfuggire alla vista dei predatori. Il progressivo cammino di conoscenza sarà per lui (e per noi) strabiliante: giorno dopo giorno l’uomo osserva l’esemplare femmina di polpo cacciare, sfuggire agli squali e giocare con un banco di pesci (contraddicendo il pensiero comune secondo cui le piovre sarebbero esseri solitari). Il suo talento per la mimetizzazione è impressionante, la sua intelligenza stupefacente, la sua fiducia in Foster profondamente commovente.

Storia di un uomo e del cefalopode che gli insegnò a (tornare a) vivere

Il mio amico in fondo al mare - Cinematographe.itIn buona sostanza, il misterioso e affascinante invertebrato si fa maestro del nostro protagonista e di chiunque stia guardando il film, instaurando una connessione “umano-alieno” che in qualche modo rimanda alle favole di stampo spielberghiano. Al termine del percorso non possiamo fare a meno di sentirci profondamente in difetto, per la scarsa conoscenza delle creature che condividono questo pianeta con noi. E, al di là del forte e inevitabile coinvolgimento emotivo (cui contribuiscono anche il montaggio di Dan Schwalm e le musiche di Kevin Smuts), si prova un forte senso di gratitudine per l’inaspettata visione di un universo terrestre parallelo che diamo sempre o quasi per scontato.

Il mio amico in fondo al mare è un’imperdibile e consapevole opera d’arte che – in anni di sdoganamento e necessario svecchiamento da parte degli Oscar – non avrebbe sfigurato qualora fosse stata selezionata anche per corsa al Miglior Film. La piccola e mai doma speranza è che, ora, questo gioiello abbia anche la possibilità di essere distribuito nelle sale, oltre che su piattaforma online. Che si tratti di visione casalinga o al buio di una sala cinematografica, non ignorate Il mio amico in fondo al mare. Cercatelo, guardatelo. Vi farà del bene. Vi farà piangere e vi spezzerà il cuore. E, soprattutto, vi farà pensare alle “cose del mondo” in un modo che non credevate possibile.