GIUDIZIO CINEMATOGRAPHE

VOTA IL FILM ORA!

3

MEDIA VOTI PUBBLICO

Se nella precedente avventura de Il drago dei desideri, vittoria firmata Netflix e Sony Pictures Animation di questo inizio estate, la creatura mitologica era in realtà un ex umano fatalmente tramutato in mostro geniale per non essere riuscito a cogliere il senso della vita nelle precedenti fattezze antropomorfiche, nella nuova uscita Il drago argentato il protagonista Lung è un giovane drago a tutti gli effetti, costretto per una sorta di maledizione leggendaria all’esilio suo e del resto della sua specie, e vivere isolato in una vallata, lontano dagli uomini e dalle loro avidità.

Il drago argentato è il nuovo film d’animazione Netflix che narra con semplicità una storia tradizionale ma piena di principi di condivisione

il drago argentato cinematographe.it

Il film infatti apre il suo preambolo nel racconto in voiceover di un momento nella Storia dell’uomo in cui individui e draghi vivevano in armonia. Una pace tuttavia effimera, conclusa quando la bramosia del possesso attribuita ai primi ha inevitabilmente portato in sommossa la reciproca convivenza, e la guerra, macchina infernale di idee demoniache, ha dato vita a Stralidor, mostro creato da un alchimista malvagio deciso a sterminare gli esemplari rimasti. Nel corso dei secoli i draghi si sono dunque nascosti in una vallata, impossibilitati a volare e a sputare fuoco come invece è loro natura. Saranno Lung e il suo amico Fiore di Zolfo, un piccolo coboldo dei boschi, a tentare di salvare il loro unico territorio dalle gru e dalle trivelle manovrate dagli uomini, per raggiungere con un po’ di coraggio la fatidica zona dei “confini del cielo”, paradiso dei draghi in una catena montuosa dall’altra parte del mondo.

Doppiato nella sua versione originale da nomi noti come Freddie Highmore, Felicity Jones, Thomas Brodie-Sangster, Patrick Steward e il Nonso Anozie de Sweet Tooth, è l’armonia del dipartimento artistico e dell’animazione digitale a catturare l’occhio di un film d’animazione tutto sommato consueto, costruito in pieno sulla tematica metaforica del viaggio come processo inevitabile di crescita personale. Una volta conosciuto e poi accettato nella sua pericolosità umana dal resto del gruppo, l’orfano Ben, giovane truffaldino chiamato anche “cavaliere dei draghi”, diventa per lo sceneggiatore Johnny Smith l’occasione di introdurre un discorso sull’inclusione e sull’accettazione delle diversità come forza di un gruppo o di qualsiasi nucleo amicale.

Tre personaggi umani e di fantasia volano sul mondo alla ricerca di una terra promessa

il drago argentato cinematographe.it

Basato sul libro Dragon Rider ideato dalla scrittrice di libri per bambini Cornelia Funke, la versione Netflix diretta da Tomer Eshed presenta dunque creature mitologiche e animali rarissimi a metà fra le classi più consuete e quelle d’immaginazione; eroi adolescenti e gnomi di bosco; anziani portatori di sapienza e malvagi draghi di acciaio e oro, e li rende elementi d’incontro e di condivisione, inevitabilmente fatti scontrare e poi di nuovo ritrovare, in un itinerario à la Giro del mondo in 80 gironi, congegnato su voli a planare e brusche cadute, tempeste di sabbia e glaciali rocce polari.

Così, “accettare il passato e andare avanti”, frase che viene ripetuta più di una volta, nel film diventa un monito per Lung, Ben e suoi spettatori, ritrovando nel valore del coraggio di sputare il fuoco quando c’è bisogno di difendersi dal nemico, e di far avverare la profezia come ricompensa alla propria temerarietà, il messaggio ultimo di un film tradizionale nella traiettoria narrativa tra comprensione del bene e del male attraverso il viaggio, e la modernità e la cura cromatica del disegno, concedendo attitudine alla rappresentazione visiva del reale e la costruzione onirica di un mondo fiabesco, dove la natura torna a lanciare messaggi di allarme, colti, si spera, dalle nostre (umane) future generazioni.