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Clint Eastwood ha ottantotto anni ed è ancora un giovincello. Il corriere – The Mule lo dimostra, riportando dietro e davanti la macchina da presa la leggenda vivente, che aveva diviso con il suo precedente 15:17 – Attacco al treno, ricevendo ben più critiche negative di quello che, nell’onorare tre giovani americani, si sarebbe aspettato. Il tentativo di strutturare differenti piani di regia e farli confluire in un unico prodotto tra reportage, cinema del vero e effetti hollywoodiani viene abbandonato per far approdare nuovamente Eastwood su territori più conformi non solo al linguaggio cinematografico, ma che sono assai più vicini alla sua maniera di fare film. E con cui, impossibile dissentire, il cineasta sa portare a compimento pezzi di filmografia ancora molto legati alle grandi narrazioni classiche in cui è nato e vissuto.

Il corriere – The Mule è puro cinema alla Clint Eastwood, un classic movie istantaneo che trasuda da ogni angolo di ripresa, ogni sfumatura di montaggio il modo di approcciarsi all’arte filmica del mito statunitense. L’ispirazione viene direttamente dalla cronaca: Leo Sharp, veterano della seconda guerra mondiale, viene raccontato dal giornalista Sam Dolnick sul The New York Times, nell’articolo The Sinaloa Cartel’s 90-Year-Old Drug Mule. Lo adatta per il grande schermo Nick Schenk che, dopo la parentesi con David Dobkin nel 2014 per The Judge, torna da Clint Eastwood a seguito della fortunata collaborazione intrattenuta con Gran Torino nel 2008, altro tra i successi del Duemila del regista americano.

Il corriere – The Mule: dal fatto di cronaca all’istant movie classic di Clint EastwoodIl corriere - The Mule cinematographe

Da Leo Sharp il protagonista diventa Earl Stone, è amante dei fiori e ne ammira lo sbocciare che dura un giorno e da cui ha inizio la fine della loro vita. È il tempo che contraddistingue l’esistenza dei boccioli e ad affascinare l’uomo, lo stesso che ha tolto alla sua famiglia nel corso degli anni per dedicarlo al proprio lavoro. Quando però il pignoramento gli toglie il suo pezzetto di terra e sente il bisogno di non deludere anche la nipote che gli ha sempre dato fiducia, per Earl arriverà il momento di affidarsi alla sua prudenza nella guida e rimediare così agli errori del passato, commettendo giusto qualche reato in veste di corriere per un cartello messicano.

“Potevo comprare tutto, tranne il tempo.”. Ed è di quello perso e quello impiegato nella nuova attività come criminale che vediamo trattare Il corriere – The Mule. Il tempo solcato dalle rughe, una per una quelle che segnano gli anni dell’attore, i suoi passetti strascicati, la pelle raggrinzita, ma mai sembrata così vitale. La vecchiai di Clint Eastwood acquista una vulnerabilità che il cineasta non sembrava in grado di poter mostrare, fragilissima nel corpo che si arrende ai fatti di vita – e di cinema – trascorsi, facendone nuovo punto di forza. E non c’è alcun particolare, in questo corriere della droga, che dall’interprete ci si sarebbe aspettato. Nessuna tensione nel volto, né alcun presunto vigore.

Earl Stone è un simpatico uomo di quartiere che ama la compagnia e stare al centro dell’attenzione. È il nonno che non sa mandare messaggi con il cellulare, che se la prende con internet e che ha vissuto talmente a lungo da non avere più filtri. Non che creda di averne poi mai avuti. È l’uomo comune, l’amabile signore che si ferma a cambiarti la ruota forata dell’auto a bordo strada, il James Stewart delle sale da ballo del quartiere. È la versione più gioiosa che si possa trovare nella cinematografia di Eastwood, che sfrutta fisicità e aderenza al racconto, dando maniera ad un altro personaggio di entrare nella lista dei migliori ruoli della sua carriera.

Il corriere – The Mule: droga nel portabagagli e Dean Martin alla radioIl corriere - The Mule cinematographe

Perché, in fondo, è proprio Il corriere – The Mule a rientrare tra i lavori più indicativi girati negli ultimi anni da Clint Eastwood. Un film che sceglie di usufruire dell’ambivalenza tra protagonista e contesto in cui è calato per renderla fonte principale con cui stabilire il tono dell’opera. Ironica, fino a far scoppiare la vera risata. Tenera, nel rivangare il valore della famiglia dato per scontato. Emozionante, poiché in grado di mostrare ancora una volta cosa può fare un maestro con una buona storia e dei buoni personaggi.

E se si vuole ricercare la rappresentazione più emblematica di questo Il corriere – Tue Mule, è nelle lunghe corse che Earl intraprende per raggiungere i luoghi di consegna, una macchina sull’asfalto con chili di cocaina nel bagagliaio e Ain’t that a kick in the head di Dean Martin che risuona dalla radio. Perché con Il corriere – The Mule Clint Eastwood si fa ancora correre dietro. E noi, felici, non possiamo fare altro che inseguirlo.

Il corriere – The Mule, prodotto da Malpaso Productions e Imperative Entertainment, sarà al cinema dal 7 febbraio, distribuito da Warner Bros.

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