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Tratto dall’omonimo romanzo di Jeffery Deaver del 1997, Il collezionista di ossa racconta la storia di Lincoln Ryme, detective della scientifica alle prese con la risoluzione di un caso assai macabro e complesso. Il famoso criminologo, magistralmente interpretato da Denzel Washington, ha subito un grave incidente durante un’indagine ed è costretto da quattro anni a letto dopo aver perso l’uso delle braccia e delle gambe. Conosciuto in tutta New York per il suo talento in fatto di crimini e per il suo acuto spirito d’osservazione, divenuto ormai uno scrittore di best-seller ispirati alle sue indagini, l’uomo sente di non aver più ragioni di vita, ed esausto per la sua condizione pianifica un suicidio assistito.

Nel frattempo il noto detective viene contattato da alcuni agenti che gli chiedono aiuto per la risoluzione di un nuovo caso. Il cadavere di un uomo, scomparso alcuni giorni prima insieme alla moglie, è stato rinvenuto, orrendamente mutilato, da un bambino. La prima a intervenire sulla scena del crimine è la poliziotta Amelia Donaghy (Angelina Jolie). La donna dal passato doloroso ha appena ottenuto un trasferimento al settore minorile, ma ha la prontezza di scattare alcune fotografie che si riveleranno preziose per le indagini. Sarà proprio la bravura della giovane agente a convincere l’ormai stanco e demotivato Rhyme a collaborare al caso; a condizione però che la bella Amelia prenda parte all’indagine insieme a lui. Al primo omicidio seguiranno altri brutali delitti che condurranno Rhyme e Amelia, ormai affiatati, a smascherare le trame del killer che però ha in serbo per i due una crudele sorpresa.

Il collezionista di ossa: un thriller commerciale dal ritmo avvincente

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Da Seven di David Fincher a Il silenzio degli innocenti di Jonathan Demme, passando attraverso chiari richiami di natura Hitchcockiana (come dimenticare il fotoreporter Jeff momentaneamente immobilizzato su una sedia a rotelle ne La finestra sul cortile!), Il collezionista di ossa di Phillip Noyce non aggiunge elementi di novità al classico filone del thriller-giallo. Prodotto da Martin Bregman, Louis A. Stroller e Michael Bregman, il film, arrivato nelle sale italiane nel marzo del 2000, vanta un incasso complessivo di oltre 151 milioni i dollari.

Già regista di film di successo come Ore 10 calma piatta e Il Santo, Noyce dà vita a una pellicola ricca di suspense, dal ritmo non troppo sostenuto e dal finale forse un po’ prevedibile. Quel che più colpisce di questo film del 1999, oltre al cast d’eccezione e a una splendida Angelina Jolie, è soprattutto la mancanza di azione. Le indagini infatti, condotte “a distanza” dal criminologo Rhyme, trascinano lo spettatore in una condizione di claustrofobica immobilità, unico forte elemento adrenalinico.
Totalmente assente un’analisi psicologica della figura dell’assassino, che in un finale a tratti didascalico “spiega” allo spettatore le motivazioni che lo hanno spinto a portare a termine gli orribili delitti. Accurata e a tratti macabra la ricostruzione delle scene del delitto, mentre la regia offre ampio spazio al rapporto tra Rhyme e Amelia. Uno mente pensante, l’altra scaltra esecutrice, i due sapranno conoscersi e ri-conoscersi per riuscire nell’intento di unirsi indissolubilmente e agire sulle scene del crimine come se fossero una persona sola.

Nel complesso abbastanza scorrevole e di semplice fruizione, il film sarà molto apprezzato da chiunque ami i thriller non troppo cervellotici. I fan di The bone collector, il libro di Jeffery Deaver al quale la pellicola è ispirata, resteranno forse delusi: il film infatti si discosta nettamente dalla trama del romanzo, prima opera del ciclo dedicato al criminologo Lincoln Rhyme.