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Abby Sutton (Kat Graham) è una giovane e talentuosa fotografa abbattuta per una situazione professionale che non decolla e l’assenza di legami sentimentali. Costretta, per vivere, a fotografare bambini sulle ginocchia di Babbo Natale, Abby vorrebbe, invece, aprire un suo studio di fotografia e trovare, magari, il grande amore. Un calendario dell’avvento ricevuto in eredità cambia le cose come per magia, rivelandole giorno per giorno quello che le accadrà e portandole in dono una nuova consapevolezza amorosa.

Il calendario di Natale: commedia romantica senza appeal

Il calendario di Natale di Bradley Walsh, sul catalogo Netflix per trainare gli spettatori verso le feste natalizie, è un film di pochi mezzi e di poche pretese, eppure un filo disonesto. Realizzato in Ontario, ma ambientato in New Jersey, non mantiene la promessa, fatta nei suoi primissimi minuti, di offrire al pubblico una deliziosa commedia romantica calata nelle atmosfere natalizie, con il giusto equilibrio tra malinconia invernale e quello spirito incantato in grado di accompagnare il pubblico verso la scelta di sospendere l’incredulità e di abbandonarsi alla possibilità che anche i miracoli e le magie accadano, tanto più a Natale.

Presto il film si accartoccia, infatti, su se stesso, trascinandosi senza appeal verso un finale largamente annunciato che rispolvera, tra l’altro, il più trito dei cliché: l’amore è a un passo, basta saper frugare dietro le apparenze. Il miglior amico trionfa sull’estraneo, il ragazzo carino della porta accanto dalla fedina sentimentale pulita sul professionista affascinante, divorziato con prole a carico. Retorica un po’ puritana all’americana, che poco aggiunge a quel che già sappiamo e non gratifica del tutto il nostro bisogno di romanticismo natalizio.

Kat Graham e il resto del cast: un’interpretazione piatta in Il calendario di Natale

Kat Graham, già nota agli amanti delle serie tv teen, per il ruolo di Bonnie Bennet in The Vampire Diaries, nella vita non solo attrice, ma anche cantante, si propone in questo film come eroina contemporanea con tutto il carico di frustrazioni lavorative e insoddisfazioni personali del caso, tenera con il nonno vedovo (e saggio, come ci aspetteremmo) e al centro di un classico triangolo sentimentale: non c’è nel suo personaggio nessuna umana sfaccettatura, nessuna malizia o, al contrario, speciale bontà o luminosa grazia. Tutto nella sua caratterizzazione e nell’interpretazione attoriale è piatto ed elementare e non si salvano dalla mediocrità neanche i due attori comprimari: Quincy Brown (nel ruolo di Josh, l’amico e collega sempre pronto ad aiutarla) e Ethan Peck (nella parte di Ty Walker, il medico divorziato, padre di famiglia). Nessuno, nel cast o nei reparti più tecnici, riscatta questo film da un destino di totale trascurabilità.

E se il problema non è, appunto, la prevedibilità della vicenda rappresentata (anzi, la prevedibilità è rassicurante e da un film di Natale vogliamo essere rassicurati), lo è invece la sciatteria un po’ presuntuosa con cui il progetto è stato realizzato, credere che a chi guarda bastino le solite sciocchezze sulla magia delle feste, le solite belle facce pulite di attori senza spessore per ‘comprare’ il prodotto, per scegliere di arrivare fino alla fine. Non sempre, però, ahinoi, basta così poco.

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