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Nick Park, il regista di Galline in fuga (2000) e Shaun, vita da pecora (2015) torna al cinema da solista con I Primitivi, il film d’animazione targato dalla casa di produzione Aardam (una garanzia per i piccoli spettatori), che utilizza l’animazione stop motion per ricreare un universo di gioco semplice e dal forte impatto visivo.

La stop motion è infatti una tecnica storica, che supera l’animazione digitale nel rendere tutto più concreto, integrando nel cinema il senso del tatto, perché sembra proprio di poter afferrare i protagonisti. Gli uomini preistorici di questo film ci impartiscono una lezione diversa da quella che si impara sui libri, complice il calcio: la passione più forte dell’uomo moderno.

I Primitivi, a caccia di conigli nella loro valle sperduta, si trovano davanti agli uomini dell’Età del Bronzo che vogliono conquistare il loro territorio. Come difendersi? Con una partita di calcio, in un campo che ricorda un Colosseo e che fa scattare immediatamente il paragone con i gladiatori. I lottatori di un tempo adesso sono i calciatori e la famosa locuzione “panem et circenses” di Giovenale può ora essere contestualizzata con lo sport più famoso al mondo.

I Primitivi: il calcio per mettere tutti d’accordo!

I Primitivi cinematographe

La percentuale più alta del popolo italiano, seppure in crisi economica e sulle spalle la stanchezza della settimana, non rinuncia alla combo birra e partita di calcio del fine settimana. In epoca romana era esattamente così, solo che il popolo veniva magicamente stregato dalla lotta dei gladiatori. Forse il popolo d’Italia non è cambiato più di tanto nei secoli, ma il resto del mondo si è ben adeguato!

Sono i neuroni a specchio che permettono agli spettatori di sentirsi così coinvolti in ciò che vedono e così lo sport diventa un allenamento “mentale” anche solo sugli spalti o davanti la televisione. La cosa più interessante è che il calcio, che sembra sostituire la lotta dei gladiatori, già esisteva. Il film lo inserisce alle origine della tribù dei primitivi, questo non ci è dato sapere, ma sicuramente veniva praticato nel XI secolo a.C. in Giappone e in Cina e nel IV secolo a.C. in Grecia.

I Primitivi cinematographe

Certamente una forma diversa da quella che conosciamo noi, ma sta di fatto che l’intuizione de I Primitivi fa buon gioco e questa metafora sociale aiuta anche gli adulti a riflettere, oltre che far divertire i bambini.

Il protagonista Dag (doppiato da Riccardo Scamarcio nella versione italiana) è l’eroe della storia, l’esempio propositivo che non bisogna mai arrendersi davanti alle avversità e credere fermamente nelle proprie intuizioni. Infatti il giovane primitivo sente che la sua tribù è destinata a cose più grandi che dare la caccia ai conigli. Cerca di convincere il capo Barbo (Corrado Guzzanti) a catturare i mammut, ma lui non si sente di mettere in pericolo il gruppo senza avere sicurezze.
Una buona metafora per dire che sono i più piccoli a dover portare avanti i sogni, che gli adulti, schiacciati dalle esperienze, non hanno più la forza di trascinare.

I Primitivi – il segreto è guardare con altri occhi e dare fiducia ai giovaniI Primitivi cinematographe

Inoltre ci insegna che per vedere bene bisogna cambiare il proprio punto di vista. Perché? Lo scoprirete guardando la pellicola e facendo attenzione ai disegni rupestri della tribù.
La sceneggiatura che spicca di originalità nel tema trattato, rimane molto lineare nella struttura, perfetta appunto per un pubblico di ogni età. Sono poi i pupazzi (273, realizzati da 23 artisti in 30 mesi di lavoro) a far esplodere la creatività artistica, permettendo agli animatori e al regista di divertirsi. Le loro fattezze (Dag ha il naso da maialino, come il suo fido amico cinghiale – un cane d’altri tempi) creano fin da subito comicità e la fotografia vivida, tra vulcani in eruzione e campi verdeggianti, sublima i loro intenti, rendendoli epici – come dei veri gladiatori.
L’antagonista è Lord Nooth (Salvatore Esposito) che è forse anche l’antagonista dello sport per antonomasia, ovvero colui che vuole a tutti i costi arricchirsi, compromettendo le regole e non permettendo alla squadra di “combattere” per un ideale.

La forza de I Primitivi è infatti che, seppure sprovvisti di pallone e calzature, devono vincere a tutti i costi per tornare a casa.

Quella che si sono costruiti insieme, superando le loro diversità culturali e razziali (i personaggi infatti hanno fattezze e linguaggi differenti). Mentre i ben pagati giocatori della corona che vestono la stessa divisa e sembrano fatti dello stesso stampo giocano per se stessi, contro i compagni pur di emergere, distruggendo ogni valore di convivenza e fratellanza che il calcio dovrebbe diffondere.

L’opera di Nick Park ha impiegato otto anni per venire alla luce, ma siamo contenti, è con questa dedizione e deontologia che andrebbe fatto il cinema, soprattutto se rivolto ai bambini.