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Un impegno che durerà una vita: l’agente di vendita immobiliare Peter Kraven (Paul Rudd) è in procinto di sposarsi con Zooey Rice (Rashida Jones). Peter non ha mai avuto dei veri e propri amici maschi, preferendo la compagnia femminile durante la sua crescita e formazione professionale. Si porrà come obiettivo quello di far evolvere un’amicizia da zero con Sydney Fife (Jason Segel), un pianificatore irresponsabile che gli insegnerà il lato gaudente e impulsivo della vita, per poi tentare di averlo come testimone di nozze.

I Love You, Man: una coppia esplosiva e perfetta per lo schermo

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Paul Rudd e Jason Segel sanno come intrattenere. Si chiarisce subito con lo sceneggiatore e regista John Hamburg il tono del film, in bilico fra brio e irriverenza, attuando una serie di accortezze in grado di non sbilanciarsi con l’approccio demenziale. Interpretando i ruoli di Peter e Sydney, i due ci guidano in diverse fasi di un’amicizia molto speciale, che si regge sulla spontaneità, la fiducia istantanea e sul divertimento scacciapensieri. Il cuore della pellicola risiede nell’immedesimazione immediata, con particolare attenzione riservata alla tematica che ruota attorno ai personaggi: si esplora a fondo il termine “bromance”, uno stretto rapporto, non sessuale, fra due o più uomini.

Una condizione che si trova perfettamente al centro fra l’idea di fratellanza e un rapporto amoroso. Una forza trascinante dona carattere ed energia a una storia altrimenti piatta sul fronte narrativo, con dei comprimari d’eccezione (troviamo nel cast volti noti quali J.K Simmons, Andy Samberg, Jon Favreau e la stessa Rashida Jones al fianco di Rudd) che intervengono prontamente per comprovare questa solida amicizia. Si mette al centro uno sviluppo degli affetti non convenzionale, mai tendente al tragicomico. Il cast tecnico effettua un’operazione indovinata, finendo col rovesciare tutti i passaggi tipici dell’innamoramento di una commedia romantica e applicandoli al legame fra due personaggi maschili.

I Love You, Man: il rapporto d’amicizia più vero della finzione

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Nel centrare l’obiettivo e renderlo chiaro al pubblico, John Hamburg alla regia riesce a centellinare i momenti estremamente comici e non esibirli con uno sfoggio ostentato. Chiedendosi cosa si desidera in un rapporto su schermo veritiero e mai stucchevole nelle dinamiche, lascia che i protagonisti si sfoghino, condividano attimi importanti per la loro crescita interiore e raggiungano un equilibrio ottimale tale da condividerlo con il resto del cast. Forzature e manipolazioni del parco battute o scene scombinate per il gusto di generare la facile risata non esistono in I Love You, Man.

Il gruppo creatosi dentro il set è talmente granitico all’apparenza che si ha costantemente bisogno di ricercare delle falle all’interno dei dialoghi, un errore in un sistema perfetto e confezionato con cura. A fine pellicola ci si accorge che la durata è stata contenuta, il tempo è stato gestito alla perfezione, senza divagazioni insensate o parentesi infantili di discutibile utilità, e il messaggio racchiuso in I Love You, Man acquista uno spessore ben visibile agli occhi; l’amicizia non è un tipo di relazione da sottovalutare e il film si dedica alla destrutturazione e al ricomponimento di cariche emotive che la caratterizzano e che sono altamente percepibili.

I Love You, Man: un film che vive di situazioni improvvisate

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La spontaneità deve seguire pedissequamente un percorso tracciato dall’improvvisazione. Molto del lavoro effettuato nella pellicola è affidato a un regista e a un cast d’insieme che impreziosiscono ogni scena con una recitazione mai meccanica e forzata. Il divertimento non proviene dall’elemento slapstick, da gag tanto semplici e fondate sul linguaggio del corpo. Ci si concentra sulle interazioni legate a doppio filo con il tema delicato del titolo: la componente “bromance” di I Love You, Man brilla di luce propria con l’impegno da parte della coppia Rudd e Segel nel rendere il loro rapporto naturale, originario di un’idea di base vincente.

Anche la situazione sentimentale che coinvolge i personaggi di Peter e Zooey viene definita senza ostacoli lungo la composizione della trama; essi sono molto affiatati, godono di confronti accesi ma mai esageratamente rumorosi. Si rappresentano dei profili caratteriali particolari, se messi sotto esame. La coppia di ragazzi funziona molto bene quando si tratta di esplorare le ansie e le preoccupazioni che precedono un capitolo importante delle loro vite. Il matrimonio è un passo decisivo e bisogna fare i conti con le ultime rifiniture e una riconciliazione doverosa per poter proseguire verso la cerimonia. Un titolo da rivalutare e riscoprire nella stesura di una sceneggiatura fresca e non ancora obsoleta in tematiche e struttura narrativa.

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