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“È il 1966. La più grande era per il rock & roll britannico”. La più grande era per le minigonne, per la pop art, per la fotografia. Per i Rolling Stone, i The Who, i The Beach Boys. Per le radio pirata. Nel pieno della Swining London, nei fervori rivoluzionari di una generazione che voleva affrontare la vita passando per la pista da ballo, una nave si aggira illegalmente per le acque del mare del Nord e rendere quei desideri infuocati, quel potenziale giovanile realtà. Un traghetto che è l’approdo del Conte, del Dottor Dave, di Midnight Mike e di tutta una schiera di cattivissimi, arrogantissimi, divertentissimi corsari che della buona musica e delle sue note hanno fatto il loro significato ultimo.  Il verbo del rock è ciò che spinge alla scrittura e alla regia Richard Curtis per I Love Radio Rock, e che vuole agire contro quell’Inghilterra di metà anni Sessanta che trasmette meno di quarantacinque minuti di musica leggera al giorno.

È per controvertire al conservatorismo ormai non più così dilagante che i nostri filibustieri partono, un’avventura fatta di amanti sfegatati, di fanatici dei vinili, che affonderebbero con il proprio mezzo piuttosto che lasciare quel disco che li ha accompagnati fino a quel momento della loro vita. Personaggi che del film hanno fatto la fortuna, bislacchi, scanzonati, impossibili da non amare pur con la loro barba incolta e la goliardia che solo una camerata di unici uomini può instaurare.

I Love Radio Rock: La rivoluzione rock nella commedia di Richard CurtisI Love Radio Rock, cinematographe

Con l’ingenuità del giovane Carl e la curiosità dei tanti spettatori attaccati alla loro radio: è così che ci si avvicina a I Love Radio Rock, che più di un film è l’immaginario di un passato che chi ha vissuto può ripercorrere come un ricordo e che chi non era ancora nato può illudersi di aver assaporato, augurandosi un giorno di ritrovarsi su di un peschereccio malandato e raggiungere il cuore e il centro di una stazione radio che ha permesso alla cultura di rivoluzionarsi. Lo spirito dei 60s diventa protagonista stesso di una pellicola che preferisce le sensazioni alla logica, i battiti alla chiarezza, seguendo le vicende degli speakers bucanieri, ma facendolo con l’avventatezza con cui si praticavano l’amore libero e le droghe leggere.

E poi la musica. La musica come costante, come esperienza terrena, ma insieme divina. Sottofondo che diviene primario e asseconda gli umori dei personaggi, direziona i destini dei suoi protagonisti e così le svolte della narrazione, dove in ogni caso è vietato fermarsi, è vietato smettere di dimenarsi. Dove è vietato anche dire la parola con la F, ma siamo pirati, e quindi “Fuck off!”.

Ci saranno sempre ragazzi e ragazze che tramuteranno i loro sogni in canzoniI love radio rock, cinematographe

I Love Radio Rock avvolge con la giusta atmosfera e tiene attaccato lo spettatore, come quei sostenitori della radio clandestina che non staccano mai l’orecchio dai loro apparecchi elettronici. Che siano al lavoro, nella loro cameretta, da soli e in compagnia di altra gente. E proprio come le loro danze scatenate, le loro risate e l’eccitazione provata, anche noi ci emozioniamo, perché in quelle melodie e in quelle parole c’è scritto qualcosa sulla nostra vita, che solo una canzone può esprimere così bene.

Rock all day e all night per una commedia musicale che, come i migliori brani, resta perpetua nel tempo. Un film sgangherato, come un assolo di chitarra che speri non finisca mai, che ti riempie come i testi di una hit che ti accompagnerà in tutti i tuoi giorni. E, infine, quelle parole, che Richard Curtis offre al Conte e che il Conte dona a noi: “Cari ascoltatori, vi dico solo questo: che Dio vi benedica! Quando a voi bastardi al potere, non sperate che sia finita! Anni che vanno, anni che vengono e i politici non faranno mai un cazzo per rendere il mondo un posto migliore. Ma ovunque nel mondo, ragazzi e ragazze avranno sempre i loro sogni e tradurranno quei sogni in canzoni”.

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