I Love America: recensione del film con Sophie Marceau

I Love America è il bacio dato dalla regista a se stessa e a chi ha dovuto imparare a volersi bene, ma è soprattutto il bacio materno... che si attende una vita.

La metafora della strobosfera che ruota e riflette le luci grazie ai piccoli specchi di cui è ricoperta viene usata in I Love America, il lungometraggio di Prime Video diretto da Lisa Azuelos che accoglie il ritorno dell’icona del cinema francese Sophie Marceau, per dire che siamo più vite contemporaneamente, tante versioni di noi stessi che possiamo conoscere solo lanciandoci in nuove avventure. La regista francese affida ancora il ruolo principale di un suo film all’attrice che iniziò la carriera interpretando “Vic” Berreton, la protagonista dell’indimenticabile pellicola simbolo degli anni Ottanta Il tempo delle mele, che torna quindi a girare per la quarta volta diretta dalla Azuelos in una commedia romantica che trattiene un fondo doloroso; un film dichiaratamente autobiografico centrato sul personaggio di Lisa (alter ego della regista): una cineasta single, con due figlie ormai grandi, che fugge da un passato doloroso fatto di mancanze genitoriali e da una vita parigina che la sta soffocando per inseguire il sogno hollywoodiano. Il lungometraggio è disponibile per la visione sulla piattaforma streaming dal 29 aprile 2022.

I Love America: il sogno hollywoodiano di una cineasta

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I ricordi d’adolescenza non sbiadiscono nella memoria della protagonista Lisa (interpretata da una sempre splendida Sophie Marceau), una regista cinquantenne che veste con un’abbigliamento iconico e pop, da vera appassionata di cinema. Per iniziare una nuova vita e ripartire da zero, un bel giorno la donna decide di lasciare Parigi e trasferirsi in California, a Los Angeles, dove incontra il suo vecchio amico Luka (Djanis Bouzyani) che lì ha trovato fortuna e che la aiuta ad essere più ottimista e a riaprirsi al mondo, prima di tutto facendola iscrivere a un’app per incontri che sarà foriera di incredibili sorprese. Infatti, dopo il primo appuntamento disastroso, Lisa conosce John (il magnetico Colin Woodell), un uomo più giovane di lei che si mostra davvero interessato a creare un sincero legame affettivo. Anche in America però riaffiorano i flashback della protagonista che si presentano sotto forma dei dolorosi ricordi sulla madre (una celebre cantante che l’ha spesso lasciata sola da bambina per andare in tournée e inseguire la sua carriera artistica in giro per il mondo); e quelli legati alla figura paterna di playboy. Dopo la separazione dei suoi genitori, Lisa decide di rimanere a vivere con il padre, e infatti i suoi primi ricordi degli Stati Uniti hanno il sapore “di uova sbattute, di disco music e di papà“.

Quando arriva nella soleggiata Los Angeles con l’intenzione di girare un film, viene raggiunta dalla terribile notizia di aggravamento delle condizioni di salute della madre; la donna riesce a tornare in fretta a Parigi, in tempo per l’ultimo addio prima di riprendere la sua permanenza negli Stati Uniti nel tentativo non solo di girare un film, ma anche di riprendere la vita sessuale e sentimentale interrotta tre anni prima. Essendosi “cresciuta da sola“, come ammette lei stessa, capisce che l’amore è in prima analisi un percorso da affrontare dentro di sé, e, nel suo caso, iniziando col perdonare sua madre.

Una comedy che mescola il tocco francese e lo stile americano

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Il plot del film procede tratteggiando la discontinuità fra l’atmosfera intima, solitaria e sospesa che fa esplorare al pubblico il traumatizzante rapporto della protagonista con una madre per lo più mitizzata – e che fa da involucro alle giornate nei ricordi d’infanzia di Lisa – e la brezza leggera del presente che arriva con la colonna sonora composta da brani disco di Donna Summer, Rick James e Gloria Gaynor. Anche se in California Lisa riscopre il piacere sessuale e una seconda giovinezza dopo i 50 anni, I Love america è soprattutto un’opera sulla Azuelo, che ha perso sua madre nel 2019 e ha girato appunto un film in America. Nella commedia si avvertono la touche française e l’american way of life, ma si intercettano soprattutto i cliché e gli stereotipi più gettonati del genere: la donna glaciale che pensa alla carriera, il fascino della differenza di età, il migliore amico gay, sfigato e un po’ strambo, ma soprattutto l’amore a suon di sorrisi, insomma il tipo di struttura narrativa che solitamente funziona, seppure qui eseguita con tocco elegante e senza cadute di stile eclatanti. Le conseguenze di un trauma sono le stesse per tutti, che tu sia ricco o povero. Questa è la storia di un ritorno alla vita dopo una ferita rimasta aperta troppo a lungo, è la storia prima di una madre assente ( talvolta dura e insensibile, ma amatissima) e di una figlia invisibile, poi di una riconciliazione ideale. Lisa sta facendo pace con il passato, non porta rancore soprattutto quando capisce che “il perdono non può cambiarlo, ma può trasformarlo”. I Love America è il bacio dato dalla regista a se stessa e a chi ha dovuto imparare a volersi bene, ma è soprattutto il bacio materno… che si attende una vita.

Regia - 2
Sceneggiatura - 2.5
Fotografia - 2.5
Recitazione - 2.5
Sonoro - 2.5
Emozione - 2

2.3

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