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Gerard Butler non sembra voler abbandonare l’action: stavolta torna sul grande schermo con Hunter Killer – Caccia negli abissi, film diretto da Donovan Marsh, insieme a Gary Oldman, Common, Linda Cardellini, Toby Steophens e Michael Nyqvist.

Le vicende descritte nel film di Marsh ruotano attorno a un presidente russo dalle idee politiche troppo innovatrici, e che, per questo motivo, viene rapito da un gruppo di sovversivi. In questo quadro, è compito del capitano Joe Glass (Gerard Butler), nuovo a missioni sottomarine, salvare il presidente con l’aiuto della U.S. Navy e della sua squadra.

Hunter Killer- Caccia negli abissi: la Guerra Fredda torna al cinema

Risulta piuttosto difficile riuscire a collocare Hunter Killer sulla linea evolutiva del genere d’azione. Più che un’evoluzione dello stesso, infatti, l’opera di Donovan Marsh sembra quasi un balzo a ritroso nel tempo, una sorta di involuzione. Con un’espressione sdoganata, è il caso di affermarlo: senza l’esistenza di Caccia a Ottobre Rosso, film di John McTiernan uscito nel 1990 e interpretato da Sean Connery, Alec Baldwin e Sam Neill, probabilmente non avremmo mai visto (o non nella forma che conosciamo) la sequela di spy movies, compreso questo, sullo stesso tema. L’essere un’opera sfacciatamente di genere (thriller e di spionaggio, ovviamente) non impedì a Caccia a Ottobre Rosso di raffigurare, come il primo romanzo di Tom Clancy da cui proviene, una realtà sociopolitica che gli Stati Uniti di inizi anni novanta stavano appena imparando a modificare: quella residua di una Guerra Fredda che ha tardato a dissolversi, o che forse non è ancora del tutto morta, ma in cui comunque, per certo, è ambientato il film (l’avventura ha luogo nel 1984).

Hunter Killer – Caccia negli abissi è un blockbuster posticcio e privo di spessore

Persino il recentissimo Kursk di Vinterberg, presentato in Selezione Ufficiale all’ultima Festa del Cinema di Roma, con la raffigurazione della tragedia umana sopra ogni possibile intreccio politico, ha la propria ragione d’esistere. Non s’ispira al proprio universo reale, invece, proprio Hunter Killer, totalmente ispirato alla narrativa di guerra di anni passati e che, pertanto, sembra giungere sul grande schermo a scoppio ritardato e in maniera derivativa.

Il film di Marsh è strutturato su tre livelli narrativi in un’alternanza che, di tanto in tanto, permette di allontanarsi dalle cabine del sottomarino, ma questa scelta non sostiene di sicuro l’atmosfera di claustrofobia che dovrebbe permeare l’ambiente e sottolineare il senso di sospetto. In quella che sembra incapacità di gestire la tensione, più che il timore di affrontarla o il desiderio di stemperarla nei momenti necessari, ogni elemento di Hunter Killer è mirato alla facilissima fruibilità e all’ampollosità da blockbuster oltreoceano, sostenuto da una sceneggiatura che più didascalica non si potrebbe. Ed evidentemente, contro la bidimensionalità dei propri patriottici personaggi, poco hanno potuto gli stessi Butler e Oldman, prigionieri, insieme al resto del cast, degli stereotipi di cui vestono i panni e che comunicano l’uno con l’altro a suon di taglines.

L’ennesima operazione eighties-nostalgia (più simile a un superficiale copia e incolla, comunque) stavolta non ha funzionato: Hunter Killer pecca di faciloneria ed emana da lontano il brutto odore di cinema muscolare ad altissimo budget e zero idee, senza preoccuparsi, nemmeno per un attimo, di calare gli eventi in un contesto che, seppur fictional, rispecchi una situazione o una paura del mondo reale (come quella del terrorismo nell’altrettanto brutto Attacco al Potere, per restare nella filmografia di Butler). Un’operazione commerciale a effetti speciali ed eroi americani tutti d’un pezzo, profondamente posticcia e priva di spessore o di una minima audacia.

Hunter Killer – Caccia negli abissi è al cinema dall’8 novembre 2018 con Eagle Pictures.

PANORAMICA RECENSIONE
Regia
Sceneggiatura
Fotografia
Recitazione
Sonoro
Emozione