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Esistono film che, per le ragioni più disparate, nascono sotto una brutta, anzi pessima stella. Bastonati ancor prima della presa visione, canzonati e derisi per un evento sfavorevole che ne traccia l’esistenza e condannati senza appello all’oblio. Leggenda vuole che la prima proiezione americana di Holmes & Watson – 2 (de)menti al servizio della regina, uno di quei test fatti per sondare il gradimento del pubblico e apporre eventuali modifiche – perlopiù di montaggio – prima della vera uscita, sia stata un fiasco clamoroso. Una vicenda che si perde nella notte dei tempi, impossibile da verificare con certezza.

Atteniamoci ai fatti, dunque, perché da quel momento il ruolino di marcia del film è stato devastante: 0% di gradimento su Rotten Tomatoes, il Razzie Award come Peggior Film dell’anno, l’uscita nelle sale a singhiozzo (con continui rinvii e annullamenti) e persino il gran rifiuto dei vertici di Netflix, che non hanno voluto la pellicola sulla loro piattaforma. Tutto incredibile, e tutto vero: Holmes & Watson è diventato il disaster movie (nel senso più letterale possibile) da evitare senza praticamente essere stato visto, e del resto la congiunzione astrale di cui sopra è impossibile passi inosservata senza che il sopracciglio della diffidenza non si alzi almeno un po’.

Holmes & Watson: la demenzialità della Londra vittoriana

Holmes & Watson, Cinematographe.itNata come ennesima trasposizione dei personaggi creati da Arthur Conan Doyle, l’opera di Etan Cohen (che è quello che ha diretto Duri si diventa e scritto Tropic Thunder, non quello che ha vinto svariati Oscar assieme a suo fratello Joel) tiene a mente il serioso Sherlock televisivo con Benedict Cumberbatch e l’avventuroso Sherlock Holmes cinematografico con Robert Downey Jr. cercando un nuovo irriverente approccio; nello specifico quello della demenzialità, avendo a disposizione due numi tutelari del sottogenere come Will Ferrell e John C. Reilly, coppia già rodata grazie ai precedenti Ricky Bobby (2006) e Fratellastri a 40 anni (2008). Grazie a loro Holmes & Watson diventa quasi un buddy movie, che riporta in auge la teoria secondo cui il vero genio del duo fosse Watson, e che senza di lui Holmes sarebbe stato ben poca cosa.

Cosa aspettarsi? Anzitutto un ragionamento per iperboli: il detective Sherlock è stupidissimo, privo di qualunque appeal e affetto da una ottusa forma di vanità; il dottor John Watson invece è estremamente perspicace ma sottomesso, in una sorta di “sindrome dell’impostore” che lo fa sempre dubitare di se stesso affidandosi alle dubbie capacità del sodale. Tutto quello che fanno è ostinatamente illogico, all’insegna della più becera idiozia: la gag delle vespe, l’imbarazzante modo in cui i due giocano a calcio e le improbabili uscite di coppia con Grace e Millie servono a costruire un contesto e a rendere i caratteri familiari. In questo, non c’è nulla che discosti Holmes & Watson da un qualsiasi altro prodotto recente con i medesimi intenti parodici.

Rivalutare il comico

Holmes & Watson, Cinematographe.itA non funzionare semmai è il ritmo sfiatato dell’insieme, che fa sembrare il film un collage senza costrutto di sequenze. I riferimenti anacronistici alla contemporaneità, come i selfie con la regina e il cappello indossato da Holmes con la scritta “Make Britain Great Again”, sono burle di pochissimo conto perché prive di una consistenza che vada al di là della singola risata. Al nonsense in pratica – si perdoni il gioco di parole – manca un senso e un fine ultimo, quello che ad esempio avevano i vari Top Secret! e Una pallottola spuntata, campioni irreplicabili del cinema comico anni ’80. Questo tuttavia non significa che Holmes & Watson non adempia al suo compito di levità e presa per i fondelli, come (e, in verità, persino meglio di) molti altri suoi omologhi.

Perché se oggi – tanto per fare due esempi – Ace Ventura e Tutti pazzi per Mary sono stati rivalutati e vengono salutati come dei piccoli classici della commedia, un motivo ci sarà. In altre parole: vale sempre la pena considerare come l’umorismo e la buffoneria vengano stigmatizzati e sottostimati, salvo poi essere riscoperti a distanza di decenni. E allora chissà che magari un giorno non si ricominci a parlare di Holmes & Watson – 2 (de)menti al servizio della regina in altri termini, non come il capolavoro che di certo non è ma semplicemente accantonando l’aura immeritata di disastro commerciale/autoriale/epocale che gli è stata affibbiata fin troppo presto e per partito preso.

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