Venezia 80 – Hollywoodgate: recensione del documentario Festival di Venezia

La recensione di Hollywoodgate, film di Ibrahim Nash’at presentato fuori concorso al Festival di Venezia 2023.

Maggio 2021, le truppe statunitensi e della NATO si ritirano dal territorio dell’Afghanistan, che in poco tempo vede il ritorno dei talebani. Questo il tema del documentario Hollywoodgate, presentato fuori concorso nella sezione non fiction al Festival di Venezia 2023.

Ibrahim Nash’at, regista egiziano che da anni lavora in Germania, con questo documentario porta lo spettatore nel cuore della post-capitolazione del paese del Medio Oriente; in mezzo alle file dei talebani, tanto bramosi di potere quanto desiderosi di diffondere il loro messaggio propagandistico al mondo, il regista mostra ciò che essi vogliono che vediamo.

Hollywoodgate: uno sguardo da vicino, ma anche lontano dell’occupazione dei talebani in Afghanistan

Hollywoodgate Festival di Venezia - Cinematographe.it

Maggio 2021, le truppe degli Stati Uniti e la coalizione NATO iniziano la ritirata delle ultime truppe dall’Afghanistan. Nel giro di tre mesi i talebani hanno il controllo della capitale e della maggior parte del paese, compreso un punto strategico: il complesso di Hollywood Gate, ex base della CIA a Kabul. Qui, i talebani trovano un bottino inestimabile, ciò che l’esercito ha lasciato dietro: medicinali, attrezzi da palestra, ma anche (e soprattutto) armi, aerei, e un prezioso equipaggiamento militare altamente avanzato. Ed è qui che incontriamo anche i protagonisti di questo lungometraggio: Malawi Mansour, il nuovo comandante talebano dell’Aeronautica, che ordina ai suoi soldati di inventariare e riparare tutto ciò che possono, e Mukhtar, un giovane talebano ambizioso, che arriva a Hollywood Gate con l’obiettivo di intraprendere una carriera militare di alto rango nel campo dell’aeronautica.

Mentre le armi dei nemici vengono accuratamente testate, usate e riparate, i talebani tentano anche di instaurare un proprio regime. Hollywoodgate di Nash’at presenta così, nell’arco temporale di un anno, la trasformazione dei talebani da una milizia fondamentalista a vero e proprio regime militare. Al seguito di Mansour e sotto la “protezione” e lo sguardo vigile di Mukhtar, il regista segue i talebani nel loro quotidiano, dalla messa in opera di nuove leggi, all’inventariato delle ricchezze presenti ad Hollywoodgate, dal piantare alberi nel complesso, alle esercitazioni su come arrestare eventuali dissidenti, dalle riunioni ai pranzi dove si discutono le sorti delle donne nel paese.

Spezzoni di vita di un gruppo di talebani. Immagini che ci portano dietro le loro fila, vicino a loro ma sempre a distanza controllata. “Cosa ci fa lui qui?“, “Non lasciargli filmare questa parte dell’hanger”, “Odio i giornalisti, sono spie delle dei servizi segreti occidentali“, sono alcuni dei commenti di chi ruota attorno al comandante talebano, che ci ricordano che, seppur approvato dal regime, questo documentario è un’eccezione, non una regola.

In Hollywoodgate si scontrano così due volontà opposte, da una parte quella del regista di mostrare la situazione critica del paese solo con le limitate immagini di ciò che gli è stato permesso filmare, e dall’altra la volontà del regime dei talebani di mostrare al mondo chi sono e perché non devono essere sottovalutati. Ed in uno scontro formale e ideologico così evidente il documentario risulta asettico ed estremamente oggettivo, lasciando allo spettatore la necessità e il dovere di trarre le proprie conclusioni. Un documentario che necessariamente deve fare uso solo delle immagini, delle circostanze, degli eventi e delle situazioni approvate dai talebani. In questo senso il regista Nash’at si destreggia e cerca – attraverso piccoli movimenti della telecamera, attraverso primi piani, attraverso sguardi, attraverso pause concise e attraverso il montaggio – di mostrare allo spettatore piccole crepe e fessure nell’immagine e nell’apparenza imposta dai talebani. E cosi vediamo bambini e donne per strada a mendicare, bambini allenati all’odio e alla violenza, e barlumi di dissidenza.

Un’opera che nella ristrettezza del repertorio che ha a disposizione tenta di offrire uno sguardo da vicino, seppur a debita distanza di un gruppo di talebani al potere, ma anche della situazione del paese in cui si sono imposti.

Hollywoodgate: conclusione e valutazione

Hollywoodgate è documentario necessariamente oggettivo, fa parlare i propri protagonisti e le immagini seguendo a distanza ravvicinata due figure di spicco dei talebani. Ibrahim Nash’at offre con la sua telecamera uno sguardo onnipresente, ma mai onnisciente, che mostra ciò che è concesso e permesso dal regime. Il documentario riesce a funzionare nonostante la limitatezza della fonte primaria, ma è proprio questa ristrettezza che ci impedisce di scoprire di più e di andare oltre.

Il film è prodotto da Rolling Narratives, Jouzour Film Production, Cottage M, RaeFilm Studios.

Regia - 3.5
Sceneggiatura - 3
Fotografia - 3
Sonoro - 2.5
Emozione - 3

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