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La rappresentazione teatrale accompagnata da musica e parole è radicata in ogni cultura. Può essere diversa la forma, ma il concetto rimane sempre lo stesso. Nella contemporaneità occidentale, ovvero da ormai quasi un secolo, il musical ne è la sua massima espressione popolare. Ed è indubbio che Hamilton sia la sua più moderna e interessante evoluzione.

Lil-Manuel Miranda racconta la personalità complessa di Alexander Hamilton

Hamilton - Cinematographe.it

Alexander Hamilton è stato uno dei padri fondatori degli Stati Uniti d’America. Una personalità complessa, che ha di fatto dato alla nazione la sua spina dorsale economica, fondando la banca di stato, oltre ad avere fatto molte altre cose. Meno noto di Washington, ma anche di Thomas Jefferson, John Adams e Benjamin Franklin, Hamilton è stato per molti versi molto più interessante. A partire dalla sua narrazione di immigrato che si è fatto da solo, con tenacia ma anche astuzia e opportunismo, per perseguire i suoi obiettivi.

Per quanto strano possa sembrare scrivere un musical su un personaggio politico, i tempi che corrono quasi lo imporrebbero. Le vicende dell’uomo, infatti, si intrecciano inevitabilmente con quelle della Storia, circa trentacinque anni di quella americana, da poco prima della rivoluzione all’inizio del XIX secolo, sono qui mirabilmente condensati in due ore e quaranta, dominati prevalentemente da un hip hop molto raffinato nelle partiture e nel libretto.

Merito di Lil-Manuel Miranda, geniaccio che ha fatto sua la storia di Hamilton, identificandovisi e lavorandoci sopra per quasi dieci anni. Non nuovo al musical, aveva già conosciuto il successo con In the Eights, di cui il Covid ha spostato di un anno la versione cinematografica, Miranda mette in scena un musical biografico intelligente, colto e dal grande impatto politico e sociale.

Si parla di uguaglianza, immigrazione, razzismo, apertura alle diverse culture, mettendo questi concetti in bocca a uomini e donne vissuti due secoli e più or sono. L’operazione funziona e si spinge anche oltre, costringendo lo spettatore a un generale ripasso della storia americana per poter seguire senza nulla perdersi gli accadimenti che si susseguono rapidamente sulla scena.

Regia notevole e cast eccezionale per il musical disponibile su Disney+

Regia teatrale notevole, più convenzionale ma efficace quella televisiva, ma poco importa. Hamilton è lì sul palco, e probabilmente sarebbe opportuno che lì restasse, perché una versione cinematografica farebbe perdere gran parte della forza, soprattutto emotiva, dell’operazione. Emozioni che sono probabilmente più facilmente condivisibili da un pubblico che da quella storia nasce. Più difficile per un non statunitense, fermo restando che Miranda ha scritto talmente bene il libretto da renderlo comprensibile anche a chi di Alexander Hamilton non aveva mai sentito nemmeno parlare.

Certamente mantenere inalterata l’attenzione per due ore e quaranta è difficile, ma lo sarebbe anche per un anglosassone di fronte a Mazzini – Il musical. Tralasciando questo aspetto, Hamilton è senz’altro un’opera mirabile e innovativa nel genere, non a caso si è portata a casa undici Tony Award, l’Oscar del teatro americano, e un premio Pulitzer, riconoscimento che va di solito a saggisti, giornalisti e romanzieri. Riconoscimenti meritati, soprattutto perché Miranda non fa sconti al suo protagonista, evidenziandone sì i pregi, ma anche i non pochi difetti. Una scelta necessaria e vincente.

Cast, almeno per quanto la versione disponibile su Disney+, davvero eccezionale, a partire dallo stesso Lil-Manuel Miranda nel ruolo del protagonista, in scena per la quasi totalità dello spettacolo. Miranda dà a Hamilton un tocco di umanità in più, è evidente l’empatia e la profonda conoscenza nei confronti del personaggio. La sua interpretazione è a tratti commovente, bisogna fare attenzione alle tante sfumature impercettibili nei movimenti del viso, nella postura e nella modulazione vocale. Davvero notevole.

Tra gli altri, eccellente Daveed Diggs, nel doppio ruolo di Lafayette e Thomas Jefferson, e magnifiche le due sorelle Schuiler, Eliza e Angelica, la prima moglie, la seconda grande rimpianto di Hamilton, interpretate da Philippa Soo e Renée Elise Goldsberry.

Hamilton - Cinematographe.it

Non ci sono distinzioni di sesso, colore, religione, provenienza geografica sul palco di Hamilton. L’arte non ne ha. La Storia non dovrebbe averne. Il futuro sarebbe bello non ne avesse.

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