voto del pubblico N/A
voto finale 3.3/5
Regia
Sceneggiatura
Fotografia
Recitazione
Sonoro
Emozione
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Nella sezione Un certain regard della selezione ufficiale del Festival di Cannes 2021 arriva anche Grosse freiheit di Sebastian Meise, dedicato a un particolare excursus temporale sul tema dell’omosessualità in terra teutonica, dalla reclusione nei campi di concentramento fino alla decriminalizzazione della libertà sessuale.

La sezione 175 del codice penale tedesco fino all’inizio degli anni ’70 puniva con il carcere l’omosessualità, causando com’è presagibile numerosi morti ingiuste e definendo il destino molte persone ingiustamente condannate. Hans Hoffman è molto giovane quando finisce per la prima volta in carcere per la sua omosessualità: in realtà per lui non c’è mai stata pace perché con il regime nazista è stato recluso nei lager e, al momento del loro smantellamento, trasposto direttamente in carcere. Una reclusione senza fine la sua, che finisce con il modellare ogni aspetto della sua vita che oscilla tra le celle della prigione e brevi parentesi in cui non riesce ad attenersi alle regole che gli vengono imposte.

Tra le mura del carcere, inoltre, Hans ha formato un legame indissolubile con Viktor, un veterano rinchiuso per omicidio: se tra i due il rapporto non inizia nel migliore dei modi, la loro amicizia li porta a ritrovarsi sempre e a essere costantemente presenti l’uno per l’altro, costi quel che costi. Durante i diversi periodi che i due passano insieme sono tanti i fatti che segnano in maniera indelebile le loro vite, soprattutto quella di Hans. Quest’ultimo finisce per rimanere spiazzato al momento della sua liberazione, incapace di riconoscersi in un mondo che dice di essere pronto a considerarlo degno del suo rispetto, sebbene la prassi dei fatti dimostri tutto il contrario.

Grosse freiheit: a Cannes 2021 il film di Sebastian Meise sull’omosessualità

Grosse freiheit - Cinematographe.it
Hans e Viktor assistono in carcere all’allunaggio del 1969.

Sebastian Meise con Grosse freiheit propone una contestualizzazione dell’omosessualità che abbraccia diversi decenni, pur senza mai approfondire a livello storico e analitico, lasciando che a parlare sia l’esperienza di Hans e dei suoi amici, ognuno con una visione e con un modo di vivere la propria natura in maniera diversa. Va pur detto che così facendo la sceneggiatura si arricchisce di tanti dati, lasciando inevitabilmente solo accennati numerosi temi che meriterebbero ben altra attenzione. In questo film ci si ritrova un po’ di tutto, dai cenni al nazismo (le divise distrutte dai carcerati, il tatuaggio di Hans) fino all’epoca della libertà sessuale, passando per lo sbarco sulla luna. Ci si ritrova forse fin troppo a livello tematico, tutto resta molto superficiale. A questo dato tematico fa obiezione la grande attenzione riservata ai sentimenti di Hans e Viktor: ognuno a suo modo attraversa diverse fasi dell’innamoramento verso diverse persone e, pur avendo visioni molto diverse sul mondo, si riconoscono a vicenda la capacità di essere coerenti e fedeli a se stessi.

Fran Rogowski è Hans Hoffmann, il protagonista di una solitudine che accomuna tutti

In altre parole, Grosse freiheit racconta una solitudine comune a tutti, un’umanità incapace molto spesso di comunicare i propri sentimenti e di vivere liberamente il proprio modo di essere. Quasi più del discorso sull’omosessualità, Meise porta all’attenzione degli spettatori una solitudine incomunicabile e ingestibile da parte di molti, tra cui Hans che finisce col prendere una decisione ingenua e repentina. Proprio il finale, così naif a livello emotivo, stona rispetto al resto del film, risultando poco credibile soprattutto in relazione alla pregnanza sentimentale che contraddistingue il personaggio di Hans. Ogni pecca viene perdonata di fronte alle prove attoriali inappuntabili di Franz Rogowski nei panni di Hans Hoffmann e di Georg Friedrich in quelli di Viktor.