Grand Hotel: noir e sentimenti nella fiction di Rai1

Nata come adattamento italiano dell’omonima serie spagnola, andata in onda per tre stagioni sul canale Antena 3, Grand Hotel ha debuttato su Rai1 lo scorso primo settembre sbaragliando la concorrenza delle altre reti televisive del Paese. Prodotta da Rai Fiction in collaborazione con Cattleya e Beta Film, la miniserie composta dalle sei puntate scritte da Peter Exacoustos, Daniela Bortignoni ed Isabella Aguilar è diretta da Luca Ribuoli.

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Ambientato nel lussuoso Grand Hotel Paradiso nella splendida valle alpina nel 1905, vede protagonista il giovane Pietro Neri, che dalla provincia arriva al Grand Hotel Paradiso spacciandosi per cameriere, per indagare sulla scomparsa di sua sorella Caterina.
Non sa che la sua strada incrocerà così quella di Adele Alibrandi, l’aristocratica figlia della proprietaria dell’albergo. La differenza di classe non impedirà ai due giovani di innamorarsi e di scoprire la verità su Caterina e sui misteri legati alla sua scomparsa.
La splendida location è quindi teatro di intrighi, misteri e passioni in un momento storico di nuove avanguardie: la Belle Époque.

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Nel momento in cui scriviamo, Grand Hotel ha già compiuto il giro di boa: martedì 15 e mercoledì 16, infatti, verranno mandate in onda la quarta e quinta puntata. Questo nuovo prodotto televisivo, di fondazione certamente più internazionale del solito, possiede un impianto noir che mescola drama e sentimenti: da una parte vediamo nascere la storia d’amore tra Pietro ed Adele, dall’altra vediamo i due protagonisti nella ricerca dei misteri che aleggiano nel lussuoso albergo. Da un certo punto di vista, la serie ricorda a primo impatto Downton Abbey, la serie inglese subito diventata un cult – e che si appresta a concludersi nella sua sesta stagione – e che da qualche anno a questa parte è fonte di ispirazione per molti prodotti televisivi dal medesimo stampo.
Certo, andando avanti nella visione di Grand Hotel, il paragone con il colosso ITV si fa sempre più debole, eppure, la fiction che apre la stagione 2015/2016 riesce a tener testa e a spiccare nel panorama televisivo italiano.

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Merito di ciò, va sicuramente al cast artistico e tecnico. La sceneggiatura, sempre più incalzante, ha un ritmo equilibrato e dosa bene momenti più leggeri, alcuni quasi umoristici, a momenti di tensione e suspense. Luca Ribuoli ben dirige un cast variegato che vede in prima fila Eugenio Franceschini, classe ’91, attivo dal 2012 e nel curriculum già provvisto di collaborazioni con Paolo Genovese, Carlo Vanzina, Marco Ponti e Ivan Cotroneo; interpreta Pietro Neri che, ossessionato dalla scomparsa della sorella Caterina, Federica De Cola, si finge cameriere nel lussuoso hotel al fine di indagare. Viene affiancato da Adele Alibrandi, figlia del proprietario del Grand Hotel, interpretata da Valentina Bellè, già vista nella seconda stagione de La Narcotici su Rai1. Ottimo è il suo lavoro nel caratterizzare una giovane donna divisa dalle restrizioni che il suo ceto sociale le impone, e l’emancipazione di una ragazza aperta non solo al futuro, ma anche al contesto che le si presenta davanti. La relazione con Pietro risulta piacevolmente distante dal solito stereotipo di aristocratica/squattrinato anche grazie al modo in cui le vicende ci vengono mostrate: i due sono prima di tutto una squadra prima che una coppia amorosa.
Gli fanno eco una serie di personaggi legati ad Adele: sua madre Vittoria, Marion Mitterhammer, donna subdola e fredda che oscuri nasconde segreti in complicità con l’amministratore del Grand Hotel, Marco Testa, sapientemente interpretato da Andrea Bosca. Quest’ultimo è sempre più a suo agio nell’interpretare ruoli dalla psicologia non semplice – qui potete leggere la nostra intervista all’attore – il suo Marco Testa è un calcolatore, ma fragile, cinico, ma debole di fronte ad Adele, l’amore non ricambiato.
Completano il ritratto di famiglia Olimpia Alibrandi, sorella di Adele interpretata da Barbara Ronchi, continuamente manipolata da sua madre anche nel gracile matrimonio con Rodolfo Von Raben, Günter Bubbnik, e Jacopo Alibrandi, fratello di Olimpia e Adele, interpretato magnificamente da Dario Aita; Jacopo è la pecora nera della famiglia Alibrandi: cocciuto, ribelle, istintivo, ma genuino e autentico, è probabilmente uno dei personaggi più interessanti.
Cavalcando la stessa lunghezza d’onda in fatto di personaggi curiosi ed interessanti, troviamo anche Ugo Dighero, che qui veste i panni del Commissario Egisto Venezia: citazioni allo Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle personalizzano il personaggio rendendolo ironico e piacevole agli occhi degli spettatori.
Completano il cast anche Emanuela Grimalda e Flavio Furno, rispettivamente sono madre (Rosa Cereda) e figlio (Antonio Cereda), Francesca Agostini e Klaus Schindler.

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Dettagli anche dal punto di vista tecnico completano una miniserie che ha tutte le carte in regola per uscire da quella fase di stallo che condanna le produzione televisive italiane, molto spesso senza idee o, perlomeno, non in grado di far suoi format internazionali dalle grandissime potenzialità.
La fotografia curata da Giovanni Galasso, dosa con precisione luci ed ombre, scandendo l’atmosfera di ogni scena. La regia di Ribuoli riesce ad esaltare l’accurata scenografia di Massimo Santomarco e Livia Del Priore e gli splendidi costumi realizzati da Eva Coen. Il montaggio compiuto da Marco Garavaglia è cadenzato dalla colonna sonora composta da Nicola Tescari.

Che non si gridi al capolavoro, sicuramente non prima della conclusione, eppure è indubbia una qualità che spicca fin dalle prime scene. Che sia un primo passo verso una nuova consapevolezza italiana di fare televisione?
Le risorse ci sono tutte, basta metterle in pratica.

Fonte immagini: grandhotel.rai.it