Good Kill: recensione del film con Ethan Hawke

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La lotta al terrorismo combattuta su una poltrona da un campo militare. Le nuove procedure dell’aereonautica nel 2010 non richiedono il solito sangue freddo, ma privilegiano la fermezza della mano e la precisione del tiro. Droni al posto di umani sorvolano i territori di guerra facendo fuoco al comando di un ufficiale, i soldati non si sporcano di fumo e terra, dalla base di Las Vegas escono ogni giorno e tornano dalle loro mogli e i loro bambini. Ma il maggiore Thomas Egan (Ethan Hawke) sente il bisogno di ritornare sul campo. Diventato l’ombra di un pilota che affoga le sue frustrazioni nel fondo di una bottiglia di vodka, è come un uccello a cui sono state tarpate le ali e non può più tornare a volare. Rinchiuso in quella saletta, oppresso dalle quattro mura che lo tengono lontano dalla vera azione, affronterà la guerra in Afghanistan e la guerra personale, un matrimonio in grave crisi e un posto nel mondo che non gli appartiene.

Lotta al terrorismo: l’America e la guerra con i droni

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Il maggiore Thomas Egan è interpretato dall’attore Ethan Hawke

Good Kill, bersaglio ripulito. L’America post Torri Gemelle torna al cinema nella lotta al terrorismo in un film del regista Andrew Niccol (Gattaca – La porta dell’universo, 1997 – Lord of War, 2005 – In Time, 2013) che porta in scena il dramma professionale e famigliare del maggiore Thomas Egan. Storia di un pilota costretto a terra, dall’Iraq all’Afghanistan i teatri di operazione di Tommy trovano capolinea a Las Vegas, tra blackjack e casette in serie: prigionia, per un uomo che desidera solo volare.
Criticata e sbeffeggiata, l’aereonautica porta avanti fiera il suo progetto: attaccare i talebani rimanendo saldi nella loro madre patria, occhio sul campo e corpo a casa, i droni telecomandati spiano dal cielo i criminali facendo fuoco ad ogni fermo comando, joystick utilizzati non più solo per far saltare in aria pixel, ma persone reali. Lontano e distante, il film procede costantemente in maniera monotona, sempre uguale: un uomo insoddisfatto si alza la mattina, si tormenta per il dispiacere di trascorrere una vita con i piedi saldi a terra, si reca ad un lavoro mortificante e torna in una casa dove aleggiano i problemi. Prendere la mira, puntare, agganciare i missili e tirare. Regolarmente. Continuamente. E nel prendere la mira, puntare, agganciare i missili e tirare non c’è nessuna partecipazione. Nessun coinvolgimento si crea nello spettatore, che non si dispiace per le morti degli innocenti, per la dipendenza da alcol del maggiore, per il suo rapporto in bilico con la moglie Molly (January Jones) o per il bisogno che rimane inappagato di salire su un aereo e volare. Il film scivola addosso e sconfina nel dimenticatoio, dialoghi, personaggi, nessuna nota che vada veramente sottolineata, se non forse le immagini nitide del direttore della fotografia iraniano Amir Mokri (Blue Steel – Bersaglio mortale, Lord of War, Fast and Furious – Solo parti originali, L’ultimo dei templari, L’uomo d’acciaio, Transformers 4 – L’era dell’estinzione).

Piatto nel dramma professionale e famigliare: a Good Kill manca il brivido dell’adrenalina

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Il protagonista insieme alla moglie Molly (January Jones)

Soggettive in Afghanistan direttamente dall’America, non armi finte e vite virtuali, ma vere e potenziali risorse che fanno scoppiare letali esplosivi. Una guerra che sembra videogioco, ma procura in egual modo dolore e tormento, una sofferenza che rimane però asettica e limitata allo schermo. Pur se riconosciuto generalmente come un bravo attore, la performance di Ethan Hawke in Good Kill è anonima e debole, non procura la compassione del pubblico che, pur comprendendone le ragioni, rimane indifferente allo stato d’animo e alle motivazioni del protagonista, che sembra trascinarsi dietro l’inefficacia degli altri interpreti. A casa e al lavoro tutto è piatto, così come le emozioni. La necessità è quella di non sentirsi un codardo, pur a costo di provare nuovamente paura. Un brivido, quello dell’adrenalina, che sarebbe servito anche al film.

Il film è al cinema dal 25 febbraio, distribuito da Barter Entertainment.

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