Gli Sdraiati: recensione del film di Francesca Archibugi

Ironia e dramma nel film di Francesca Archibugi in uscita nelle sale italiane il 23 novembre con Lucky Red. Una commedia dalle sfumature drammatiche che mette in scena il fluire dell'esistenza e l'incomunicabilità obbligatoria tra adolescenti e adulti.

Hanno le loro regole, i loro perché, cercano di sopravvivere in un mondo che vorrebbe annullarli, che non li comprende. Sono quelli che guardano il mondo da un’altra prospettiva, sono Gli Sdraiati e hanno il privilegio di essere in bilico tra chi li vorrebbe ancora bambini puri e senza segreti e la voglia personale di crescere, essere indipendenti, scoprire il mondo senza essere vincolati da nessun filo d’Arianna.

Sono loro i protagonisti del nuovo film di Francesca Archibugi che, ispirandosi all’omonimo libro di Michele Serra, porta sul grande schermo una lotta generazionale e uno scontro senza precedenti tra genitori e figli. Un’opera in cui l’appellativo di sdraiati è solo un pretesto periferico per ricollegarsi al romanzo, dal momento che per tutta la durata del film si cerca spasmodicamente un appiglio, una massima di una manciata di parole che ci aiuti a capire chi sono questi esseri, salvo poi comprendere che ognuno di noi può considerarli come vuole o, forse, non considerarli affatto.

Appositamente per Gli Sdraiati Claudio Bisio viene portato non a svestirsi della comicità che lo contraddistingue, bensì a impregnarla di quel velo di ironia e malinconia; una patina più cupa ma non per questo meno brillante, che rappresenta l’essenza di Giorgio Selva: un giornalista televisivo separato dalla moglie (Livia, interpretata da Sandra Ceccarelli), con la quale condivide l’affidamento del figlio Tito (Gaddo Bacchini). Quest’ultimo è un adolescente irruento e stressante, un ragazzo ineducato e senza regole, irrispettoso delle basilari norme di convivenza, continuamente irato nei confronti del padre, col quale sembra non esserci alcun barlume di comunicabilità.

Gli Sdraiati: l’eterno racconto dello scontro generazionale in un film per tutte le generazioni

Con Gli Sdraiati gli sceneggiatori Francesco Piccolo e la stessa Francesca Archibugi piombano nel bel mezzo di una vita che potrebbe essere di chiunque. La portano all’estremo al fine di esacerbare il confitto, che esplode davanti agli occhi inermi degli spettatori, lasciati volontariamente all’oscuro di alcuni dettagli della trama. Non buchi, ma perché personali e solitari dei quali non ci è dato sapere ma solo immaginare, magari per incunearsi più facilmente nella propria, di vita, e domandarsi cosa succede a un certo punto. Dove si rompe il rapporto padre-figlio? Dove e cosa ci siamo persi?

Una commedia dalle sfumature drammatiche che mette in scena il fluire dell’esistenza e l’incomunicabilità obbligatoria tra adolescenti e adulti in cui i primi trovano consolazione negli amici e nei primi amori, mentre i secondi si chiudono in una pseudo depressione  che forse somiglia alla prima volta in cui vai all’asilo e sai che dovrai stare da sola per una mezza giornata, per la prima volta. Forse i genitori si sentono esattamente così all’arrivo dell’adolescenza dei propri figli: sanno che devono lasciar fare, lasciar andare, che quei bambini stanno diventando grandi e che fuggono all’intimità, ma è dura ammetterlo, è dura (per citare una scena del film) dormire da soli e iniziare a crescere…

Uno scontro generazionale, dunque, oltre che familiare. Nel film Giorgio e Tito sono i protagonisti assoluti, anche se forse a collegarsi al loro noi infranto vi sono fin troppe storie lasciate in sospeso e mai portate a termine, alcune dallo charme apparentemente accattivante.

Gli Sdraiati: un cast impeccabile in cui Claudio Bisio la fa da padrone

gli sdraiati

La regia, dal canto suo, risulta semplice e senza fronzoli: uno sguardo discreto sul mondo borghese in cui Gli Sdraiati è ambientato. Caratteristica, questa, che potrebbe trasparire come una sorta di verità raccontata a metà, di un grado di difficoltà poco elevato. Ma è davvero così importante? Di fatto l’Archibugi sembra non dare molto peso alla situazione agiata in cui si svolge l’azione, piuttosto allo scontro tra due mondi chiusi in sé; fermo restando che l’habitat borghese nel quale i personaggi si muovono facilita la giustificazione di determinati atteggiamenti che, trasposti in una borgata (per esempio), sarebbero magari passati in secondo piano.

Passando al cast, l’interpretazione di Bisio (incarnazione dell’anima verace di Serra) domina su tutto scaturendo sentimenti contrastanti e lasciandoci calare senza intoppi nel suo stato d’animo. Il suo Giorgio è un uomo che cerca amore, comprensione, un genitore sommerso dai sensi di colpa, dalla volontà di fare meglio, un marito che vorrebbe tornare indietro per non sbagliare e un amante che vorrebbe innamorarsi ancora. Nel suo io si racchiude l’antitesi di due mondi differenti, un po’ come si ripercorre – con le giuste proporzioni – negli altri personaggi.
I giovani interpreti (Ilaria Brusadelli, Matteo Oscar Giuggioli, Gaddo Bacchini, tra gli altri) regalano una prova attoriale essenziale, al pari di tutti gli altri membri del cast che, dalla bravissima e sincera Antonia Truppo a Cochi Ponzoni, passando per Barbara Ronchi, Gigio Alberti, Sandra Ceccarelli, sanno dare anima al film.

Tirando le somme, Gli Sdraiati è un film per i padri, ma soprattutto per i figli; un’opera che sottolinea l’arte della convivenza e l’ebrezza di un caos interiore che (forse) passerà con gli anni, per poi ripresentare il conto ai nuovi adulti: cosa ho sbagliato? Dove mi sono perso? Il semplice eterno ritorno, nonché miracolo, della vita!

Regia - 2
Sceneggiatura - 2
Fotografia - 2
Recitazione - 3
Sonoro - 2.5
Emozione - 3

2.4