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Prevedibilmente scontato, Geostorm ci coinvolge in una tempesta di cliché, battute già sentite, personaggi mal delineati e scelte che collidono con le rotte della logica.
Il regista e sceneggiatore Dean Devlin fa sfilare sul grande schermo una parterre di nomi altisonanti tra cui spicca quello di Gerard Butler nei panni di Jake Lawson, ideatore di una futuristica macchina in grado di controllare le condizioni meteorologiche. Ma la sua presenza (né quella di Abbie Cornish, Jim Sturgess, Ed Harris e Andy García) non basta a reggere il peso di una sceneggiatura frivola che, partendo da un punto indefinito dell’imminente distruzione del mondo, approda a una salvezza e a un’unione umanitaria della quale nessuno sembrava sentirne il bisogno durante le quasi due ore di durata della pellicola.

Il film, al cinema dall’1 novembre con Warner Bros., si sviluppa sui racconti della figlia del protagonista, interpretata da Talitha Bateman (Annabelle 2: Creation), la quale ci introduce brevemente, con la sua candida voce da bambina, la situazione della Terra: un pianeta che ha risposto allo sfruttamento umano con irreversibili disastri naturali come l’innalzamento critico delle temperature o improvvise tempeste di ghiaccio che, in ogni città del globo, non hanno fatto altro che distruggere vite e infrastrutture.
Mentre in altri film del genere ci si appresterebbe a scappare via in cerca di un altro pianeta analogo nel quale poter vivere, in Geostorm la panacea a tutti i mali sembra essere custodita nell’adesione da parte di ogni Paese al collegamento con un complesso sistema di satelliti in grado di controllare il clima e garantire la sicurezza.

Geostorm: una struttura filmica che vacilla

Ma chi controlla il clima ha inevitabilmente in mano il destino della Terra (e questo l’avevamo imparato già in una puntata dei Puffi, in cui persino i pacifici omini blu finiscono in lite per aggiudicarsi un po’ di sole o qualche goccia di pioggia), per cui nessuno rimane sorpreso se in questo gioco, in cui a dare le carte sono America e Cina, si finisce per fare i conti con una lotta intestina alla Casa Bianca, sostenuta da una lotta fratricida infondata che di fatto nulla aggiunge alla storia finale, neanche dal punto di vista emotivo.

Infatti, pur volendo presiedere sull’elaborazione di un film che non aggiunge nulla di stratosferico al panorama del genere fantascientifico e volendo apprezzare la sensibilizzazione verso una questione che purtroppo ci tocca da vicino (l’inquinamento e l’innalzamento delle temperature), non possiamo fare a meno di notare come Geostorm manchi di un principio cinematografico basilare: l’emozione. Questa grande assente, accompagnata da interpretazioni un po’ sotto le righe e personaggi mal delineati, conferisce al film, nel suo insieme, un’esagerata e insostenibile patina di irrealtà.

Certo nessuno si aspettava, in un disaster movie ambientato in un futuro distopico, di vedere ciò che i nostri occhi possono tranquillamente scorgere affacciandoci da una qualsivoglia finestra, ma per credere in qualcosa di inventato occorre che perlomeno il film abbia un riferimento al mondo reale, qualcosa che ci faccia capire che potrebbe accadere, se non adesso, tra quale anno o tra qualche secolo. E dopotutto l’inquinamento e lo sfascio verso il quale stiamo conducendo questo mondo è un’àncora talmente pesante che ci si potrebbe costruire una nave da battaglia e non una misera zattera!

Geostorm: un’indigestione di generi per una visione indigesta

Inoltre Dean Devlin nel suo Geostorm fa abuso di generi differenti senza dare a nessuno di essi uno spazio degno di nota. È come se tante idee valide venissero prese e gettate nella mischia senza però poi essere portate a termine, concluse in maniera repentina e prive di una tabella di marcia. Il filone action perisce al pari del thriller dinnanzi a dinamiche fin troppo intuitive e un finale da tipico film americano, sostenuto da frasi strappalacrime e false che, piuttosto che farci commuovere, ci fanno sentire presi in giro.

Tirando le somme, Geostorm è un film che sicuramente intrattiene se visto staccando completamente il cervello, senza avere davvero nessuna pretesa logica sotto ogni punto di vista, mentre tedia tremendamente chi ama i disaster movie o pretende che un film, per quanto narri questioni meramente lontane dalla realtà, segua una logica che sia almeno coerente con ciò che ha creato.

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