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Con Georgetown Christoph Waltz debutta come regista, in un film che lo vede anche nei panni del protagonista, un uomo ambiguo e quanto mai impenetrabile. La trama del film è ispirata dall’articolo apparso qualche anno fa sul New York Times dedicato ai misteri intorno all’omicidio della ricca Viola Herms Dratt, scritto da Franklin Foer e intitolato “The worst marriage in Georgetown“. La ricca signora Elsa (questo il nome adottato nel film) appena diventata vedova viene avvicinata e conquistata da Ulrich Mott, un europeo ambiguo, ambizioso e determinato che sembra essere ammaliato dall’anziana possidente in modo irrecuperabile.

Georgetown, di e con Cristoph Waltz arriva direttamente On Demand

Al termine di una delle famose cene nella loro dimora con ospiti illustri e pregiatissimi clienti della società di consulenza di Mott, dopo un breve diverbio, Elsa viene trovata morta ed è il marito stesso a chiamare la polizia, certo che il decesso non sia dovuto a cause naturali. La indagini individuano Ulrich come principale sospettato anche per i profondi attriti tra lui e la figlia della defunta, ma ciò che viene svelato nel corso delle ricerche continua a sorprendere le forze dell’ordine e a mescolare le carte in tavola.

Georgetown - Cinematographe.it
Christoph Wlatz e Vanessa Redgrave sono i protagonisti di Georgetown.

I punti di forza di Georgetown

Georgetown si avvale di un cast tra cui spicca un tridente di attori perfettamente in parte, con Christoph Waltz nelle vesti del protagonista, Vanessa Redgrave nei panni della vedova/moglie e Annette Bening a prestare il volto alla figlia di Elsa, molto critica e sospettosa nei confronti di Mott, di cui nota sopra ogni cosa la sua ambizione e il suo arrivismo. In linea con i personaggi interpretati da Waltz in altri film, la sceneggiatura viene arricchita da un tema musicale ironico, che sembra sottolineare i toni sprezzanti, affettati e subdoli a cui lo stesso attore si affida molto per rendere quanto più indefinibile possibile il personaggio centrale.

La narrazione è divisa in capitoli, ognuno dedicato non tanto a un personaggio diverso, bensì a un diverso ruolo ricoperto da Mott nei confronti della moglie e della società in generale. L’ultimo capitolo, intitolato “La verità” è programmatico: promette infatti di districare finalmente ogni dubbio su quanto sia successo quella notte. Però, se da un lato rivela effettivamente cosa sia successo in alcuni frangenti, contribuisce solo a rendere nebulosa la figura di Mott e a insinuare nuovi e numerosi dubbi nel pubblico. Lungo tutto il corso di Georgetown non si capisce mai dove inizia e dove finisce la finzione, il confine tra realtà e fantasia è talmente labile che resta impossibile affidarsi a basi certe per asserire la propria posizione univoca. Persino la didascalia finale, che dovrebbe rendere tutto più chiaro, risulta sibillina, lasciando molti dubbi e poche certezze.

Georgetown - Cinematographe.it
La coppia di sposi Ulrich-Elsa è al centro di Georgetown.

Christoph Waltz in tutto suo splendore

Questo aspetto che rifiuta una certezza univoca viene rappresentato egregiamente in tutto il film, affidandosi quasi del tutto al protagonista, che diventa un personaggio sempre più ambiguo, che alterna momenti di ricerca nel passato di Elsa o nelle dinamiche sociali dei suoi clienti, poi mente spudoratamente e infine lascia che i suoi segreti emergano lentamente e, soprattutto, per opera altrui. Ulrich si rifiuta infatti di rispondere apertamente ai dubbi che gli vengono posti riguardo alla sua persona, la sua posizione è sempre quella di giudice delle persone che lo circondano, anche quando le indagini gli impongono di essere lui quello sotto osservazione. In questo senso, Waltz dà vita a un personaggio perfettamente nelle sue corde e coerente con i suoi personaggi cinematografici che finora sono apparsi sul grande schermo.

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