voto del pubblico N/A
voto finale 3.6/5
Regia
Sceneggiatura
Fotografia
Sonoro
Emozione
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La problematica legata al riscaldamento globale e all’inquinamento è una ferita aperta nel dibattito attuale: molto spesso ne parliamo e ne sentiamo parlare, ma alla fin fine non riusciamo a toccare con mano le conseguenze derivanti da tutto ciò. Sempre più spesso è la fauna a pagarne le conseguenze, soprattutto quella marittima, intrappolata in un turbinio di morte e sofferenza costante.
From the wild sea è un film documentario di Robin Petré che mostra in modo diretto le conseguenze dei cambiamenti climatici sui mari, palesando il contrasto forte tra uomo e natura attraverso la descrizione di salvataggi di animali marini in difficoltà a causa dell’inquinamento degli oceani e della pesca intensiva. Attraverso la descrizione dell’operato di un’organizzazione irlandese possiamo scoprire quanto disastrosi siano gli effetti della distruzione degli ecosistemi sulle creature che abitano gli oceani.

From the wild sea: il mondo come una gabbia

From the wild sea Cinematographe.it

La prima sequenza si apre emblematicamente con la macchina da presa in piano fisso dietro una gabbia in cui è rinchiusa una foca che gli operatori si accingono a liberare dopo averla salvata e curata. Il simbolismo implicito che si riversa in questo semplicissimo campo di ripresa è palese e palpabile: siamo intrappolati in questo mondo che noi stessi stiamo rovinando e per questo ne rimarremo uccisi. La liberazione degli animali in difficoltà sembra quindi essere un presagio agghiacciante: anche noi un giorno saremo animali in via d’estinzione a causa delle nostre azioni ignobili contro il pianeta, la sua flora e la sua fauna?

From the wild sea vuole essere un monito più che un documentario tradizionale, indirizzandosi più verso l’intento didattico-didascalico che su quello convenzionalmente esplicativo: è questa la sensazione che si respira in modo materico guardando le immagini molto spesso crude degli animali morenti o in serie difficoltà che vengono salvati dall’organizzazione umanitaria irlandese. Empatizzando con gli animali, percependo il loro dolore, molto spesso espletato attraverso versi agghiaccianti (che oltre alla voce descrittiva e ai rumori diegetici sono l’unico veicolo di suono di tutto il documentario), è possibile empatizzare con loro, ma soprattutto sviluppare un pensiero critico durante la visione, ragionando in modo concreto su quali conseguenze abbiano le nostre azioni contro l’ambiente, e non a favore di una spinta ecologica della vita.

Un simbolismo concettuale dietro immagini strazianti

From the wild sea Cinematographe.it

La potenza di questo documentario risiede principalmente nella scelta di utilizzare un particolare registro stilistico e visuale: la fotografia sembra particolarmente vòlta alla trasmissione di un determinato simbolismo concettuale, con lo scopo di invogliare lo spettatore ad alzarsi dalla poltrona e agire nel proprio piccolo per cambiare le cose. Emblematico da questo punto di vista è la scelta di riprendere dei candidi cigni che nuotano e sullo sfondo alte ciminiere e navi cargo: il simbolo della bellezza e dell’eleganza della natura si scontra prepotentemente con il simbolo del degrado e dell’inquinamento ambientale.

Gli animali in trappola veicolano un senso di pietà verso lo spettatore, che percepisce la disumanità del genere umano verso la natura. Per poi scoprire che quelle che si stanno vedendo sono delle pratiche di pronto soccorso portate avanti da veterinari, e l’intento è quello di salvare gli animali, non ucciderli. Sembra violenza, ma le buone intenzioni degli operatori e i reperti che essi mostrano ciclicamente (come pezzi di plastica che gli animali espellono o pezzi di corpo amputati agli animali) esplicitano come il male sia in realtà invisibile, ovvero l’inquinamento.

Il mare e gli animali sono i protagonisti assoluti, imponendosi con la loro bellezza ma anche con la loro fragilità legata ai cambiamenti climatici e alle conseguenze dell’inquinamento ambientale. Sono i protagonisti delle stesse inquadrature, principalmente fisse: lo spettatore contempla dunque, non guarda semplicemente un documentario.