Firestarter: recensione del film basato sul romanzo di Stephen King

Il film basato sul romanzo di Stephen King è un’occasione sprecata. Zac Efron non splende e le buone idee stilistiche vengono lasciate indietro per lasciare spazio ad una sceneggiatura prevedibile e poco coinvolgente.

Con Firestarter arriva al cinema una nuova generazione di mutanti, ma questa volta non provenienti dal mondo Marvel o DC ma direttamente dalla penna del maestro del brivido.
Nelle sale italiane a partire dal 12 maggio 2022 Firestarter, film fantascientifico diretto da Keith Thomas e basato sul celebre romanzo di Stephen King L’incendiaria (1980). Si tratta della terza trasposizione cinematografica dell’opera, dopo il thriller di Mark L. Lester con protagonista Drew Barrymore Fenomeni paranormali incontrollabili (1984) e la miniserie televisiva Firestarter 2: Rekindled (2002), sequel del romanzo.
Il cast principale è composto da celebri volti del panorama televisivo e cinematografico statunitense: Zac Efron, Ryan Kiera Armstrong, Michael Greyeyes, Sydney Lemmon e Gloria Reuben.

Firestarter: la trama del film tratto dal libro di Stephen King

Firestarter Recensione del film basato sul romanzo di Stephen King

Charlie McGee è una bambina nata con delle capacità soprannaturali: è in grado di scatenare violentissimi incendi che, una volta provocati, non riesce a controllare. I suoi genitori, Andy e Vicky, non solo sono a conoscenza delle straordinarie abilità della figlia ma, in un certo senso, ne sono anche la causa. Attraverso un flashback scopriamo che la coppia si è conosciuta durante una sperimentazione governativa in un laboratorio che prevedeva l’iniezione a dei volontari del composto “Lotto Sei”. Dopo la somministrazione Andy ha acquisito il potere di piegare le persone alla sua volontà – non a caso lavora adesso come Life Coach – mentre Vicky ha sviluppato delle abilità di telecinesi che, a differenza del marito, ha imparato a dominare.  I due sposi hanno opinioni diverse sul modo in cui crescere Charlie: Andy vuole che la bambina sopprima il suo potere con tutte le sue forze, Vicky che impari a controllarlo per poi scegliere se utilizzarlo o meno.

La famiglia ha sempre vissuto nella paura: da quando Charlie è venuta alla luce, un’organizzazione federale è sulle loro tracce per prendere la bambina e continuare le sperimentazioni. I McGee sono dunque costantemente in fuga e costretti a bandire l’utilizzo di internet per non lasciare tracce.     
Sfortunatamente, dopo un incidente a scuola, la copertura della famiglia salta. Vicky viene brutalmente uccisa da John Rainbird, assassino assoldato dalla minacciosa organizzazione segreta, e padre e figlia sono costretti ad una nuova fuga disperata.  

Un film fuori tempo massimo

Firestarter Recensione del film basato sul romanzo di Stephen King

Firestarter – a dispetto degli slogan promozionali – non è riconducibile al genere horror ma piuttosto si appoggia al filone dei prodotti fantascientifici con elementi soprannaturali, da sempre amatissimo e ancora più in voga in questo particolare periodo storico, basti pensare al successo dei franchisee Marvel e DC. 
Tuttavia, il film di Thomas non proviene dal mondo dei fumetti ma dal buon nome di Stephen King. Ora, nel lontano 1980, quando il maestro del terrore pubblicò L’incendiaria, gli spunti socio-culturali da cui traevano ispirazioni prodotti cartacei e cinematografici sci-fi, riflettevano la mancanza di fiducia in un governo – quello americano – che operava spesso in segreto, con un’amoralità senza scrupoli. Sono questi i temi che guidano la narrazione di King nel romanzo, affrontati attraverso l’espediente soprannaturale. Nonostante queste tematiche potrebbero sembrare un po’ datate, vi sorprenderà sapere che Charlie McGee fu la principale ispirazione per una delle eroine più amate della serialità contemporanea: l’iconica Undici della fortunata serie televisiva Netflix Stranger Things.

Firestarter-Cinematographe.it

Il problema del Firestarter di Thomas è il suo essere molto in ritardo, apparendo come la ripetizione di qualcosa di già visto. La sceneggiatura non è in grado di apportare nulla di nuovo al genere – anche dal punto di vista di chi non conosce la storia – perché il tutto risuona molto familiare e privo di particolare guizzi narrativi. Il paragone con eroine tridimensionali come Undici o Wanda Maximoff non regge il confronto. Anche il sotto testo – una critica a sistemi come la CIA, qui sotto le mentite spoglie di una segreta organizzazione governativa – è fuori tempo massimo e lontano anni luce dalle narrazioni dissacranti ed innovative contemporanee, come quella contenuta in The Boys, ad esempio.

Per quanto riguarda il cast, ottima la performance Ryan Kiera Armstrong, un volto angelico in antitesi con i suoi poteri definiti come “demoniaci”. Commovente l’interpretazione di Michael Greyeyes – attore nativo americano, così come descritto da King nel romanzo – nel ruolo di Rainbird. È Zac Efron purtroppo a non convincere, non riuscendo a costruire la chimica adatta per rendere il rapporto padre-figlia, pilastro della storia, credibile agli occhi del pubblico.        

Probabilmente un’occasione sprecata, idee che si sarebbero dovute armare di più coraggio. Il film ha infatti un inizio niente male, con terrificanti e disturbanti titoli di apertura che raccontano l’antefatto su cui si basa l’intera vicenda. Un adorabile tocco vintage – reso ancor più suggestivo dalla penetrante colonna sonora di John Carpenter – che tuttavia si interrompe troppo presto, per tornare nella sua insipida comfort zone. 

Regia - 3
Sceneggiatura - 2
Fotografia - 3
Recitazione - 2.5
Sonoro - 4
Emozione - 1.5

2.7

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