Ferdinand: recensione del nuovo film d’animazione

Scopri se vale la pena andare al cinema e vedere Ferdinand (in uscita dal 17 dicembre con 20th Century Fox), il dolce toro Ferdinando che ama i fiori e odia la Corrida

Dal momento della sua pubblicazione, nel 1936, La storia del Toro Ferdinando è stata da subito riconosciuta come particolarmente adatta alla trasposizione cinematografica. Appena due anni dopo l’uscita nelle librerie, infatti, il racconto scritto da Munro Leaf e illustrato da Robert Lawson, è stato ripreso da Walt Disney che ne ha fatto un corto di otto minuti, Ferdinand the bull – Toro Ferdinando. Arrivato nelle sale cinematografiche italiane solo nel 1967, Ferdinand the bull è stato evidentemente fonte d’ispirazione (ci sono vere e proprie citazioni “visive”) per Blue Sky, che con 20th Century Fox Animation ha prodotto questo film che fa volare quell’ora e cinquanta che arriva quasi a durare.

Ferdinand cinematographe

Il racconto al quale si ispira Ferdinand fu distribuito ai bambini tedeschi alla fine della Seconda Guerra Mondiale

Ferdinand, come detto, può contare su un riferimento importante, perché la fonte letteraria è un libro dal successo planetario che ha avuto anche una forte valenza politica: non è certo complicato rintracciare il grido di pacifismo in un racconto di un toro che alla battaglia sanguinolenta della Corrida preferisce annusare i fiori. E infatti, questa favola che Leaf ha scritto in meno di un’ora su un taccuino, è stata vietata nella Spagna franchista e nella Germania nazista e, alla fine del conflitto, è stata distribuita ai bambini reduci dalla guerra come simbolo di pace.

Rispetto alla storia originale, i creatori di Ferdinand hanno dovuto necessariamente apportare delle modifiche, inserendo sotto trame e personaggi secondari che permettessero al prodotto di avere una durata da lungometraggio.

Ferdinand cinematographe

Lupe, il personaggio più simpatico del film, è tra questi: una capretta stralunata e denigrata che troverà nel toro Ferdinand l’amico che ha sempre voluto. Il filo rosso che unisce tutti i personaggi e che rappresenta il vero spirito del racconto è tutto qui, rifiutare qualsiasi catalogazione di “genere”, affermare con forza il proprio diritto a essere diverso. Un toro di 900 chili che non vuole fare a cornate e una bambina che preferisce tenersi in camera un bue piuttosto che dei peluches, per i protagonisti la felicità sta proprio nel vivere la propria natura senza preoccuparsi delle soffocanti e sterili restrizioni sociali.

Ferdinand cinematographe

Ferdinand ricalca la classicità alleggerendola con una comicità contemporanea

Questa è un sentiero particolarmente battuto da gran parte della produzione animata più o meno recente, e Ferdinand lo cavalca con grande abilità, perché se non sa essere innovativo (come, per esempio, fu Inside Out), ha il merito di saper ricalcare la classicità alleggerendola con una comicità molto contemporanea, cosa che fa sì che Ferdinand faccia anche molto ridere. Il più grande merito di questa produzione Blue Sky è però aver avuto il coraggio di fare un cartone che si riferisse a un pubblico più spiccatamente piccolo (in termini di età).
Il tratto comune di tutto un certo tipo di animazione di qualità degli ultimi anni è fare film che divertano i piccoli intrattenendo anche i genitori, con il risultato che spesso i bambini capiscono solo la parte più superficiale del film, quella costituita da gag (specialmente “fisiche”) e i genitori (auspicabilmente) recepiscano il senso del film. Ferdinand, che pure sa intrattenere i genitori-accompagnatori, in questo è molto più semplice, in quanto per come è narrato è immediatamente e completamente comprensibile anche ai bambini.

I “più piccoli” possono così vivere un’esperienza cinematografica autonoma e totalizzante, divertendosi e comprendendo quanto hanno appena visto senza il bisogno della spiegazione dei genitori, non proprio una cosa da poco.

Regia - 3.5
Sceneggiatura - 3
Fotografia - 3
Recitazione - 3
Sonoro - 3.5
Emozione - 3.5

3.3