Fear Street Parte 1: 1994 – recensione del film horror Netflix di Leigh Janiak

Fear Street gioca con scenari fantastici ed appartenenti ad un immaginario horror in pieno stile Piccoli Brividi.

Dallo scritto di R. L. Stine, il primo film della serie Fear Street regala divertimento in ogni svolta e un costante senso di minaccia che riesce a caratterizzare al meglio gran parte degli atti sviluppati.

Prodotto da Chernin Entertainment e distribuito dal 2 Luglio 2021 su Netflix, Fear Street Parte 1: 1994 è parte di una costruzione narrativa solida che dovrà distribuirsi lungo l’arco di una trilogia con un rilascio programmato e a cadenza settimanale (Fear Street Parte II il 9 Luglio e Parte III il 16).

Fear Street Parte 1: 1994 – la trama del film di Leigh Janiak

La storia ruota attorno alla figura di Sarah Fier, una strega malefica condannata a morte nel 1966 nella sfortunata cittadina di Shadyside. Una location che è sempre stata teatro di diversi massacri e omicidi di massa, con psicopatici a piede libero e posseduti dallo spirito sanguinario di Sarah. La rivalsa della strega è il nucleo del soggetto del film, con cinque adolescenti impegnati a scacciare la sua presenza oscura e manipolatrice. Essi sono Deena (Kiana Madeira), Samantha (Olivia Scott Welch), Josh (Benjamin Flores Jr.), Kate (Julia Rehwald) e Simon (Fred Hechinger).

Leigh Janiak, regista dei film, ha dichiarato: “Abbiamo girato tutti e tre i film di Fear Street nel corso di una folle, sanguinosa estate. Per noi è un sogno sapere che gli spettatori ora possono vivere la storia nello stesso modo in cui abbiamo realizzato i film, guardandoli uno dopo l’altro, con solo una settimana di attesa a separare i tre capitoli.”

Un ritmo forsennato regna sovrano per tutta la durata

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Fear Street Parte 1: 1994 si nutre di vittime e di morti ammazzati, con passo svelto e nessuna parentesi dedicata a parti espositive di troppo. L’obiettivo ultimo del film è regalare spaventi a piccole dosi, tanto sano divertimento e protagonisti carismatici e affiatati. Il sottogenere slasher viene riproposto con un grande senso del ritmo a regolare svolte e atmosfere, e la scioltezza nei movimenti di camera si nota sin da subito, anche considerando l’apertura spericolata del film. Si richiama lo spirito di Wes Craven con la saga di Scream, ritraendo assassini mascherati e minacce costanti che cercano ininterrottamente di scardinare le regole e i clichè degli horror odierni. La strega di Shadyside, Sarah Fier, viene messa volutamente in secondo piano, occupando la scena solamente fuori dal campo visivo: una scelta che risulta efficace per suggerire la portata delle sue maledizioni, curiosi di approfondire di più il suo background nei successivi capitoli.

Gli eventi terrificanti svolgono il ruolo di una valvola di sfogo per cinque ragazzi impavidi e consapevoli dell’elemento sovrannaturale incluso nei massacri. Fear Street si affida alla direzione intrapresa dai giovani protagonisti, e la regista Leigh Janiak si nutre della forza che li alimenta: ora il pieno controllo delle vicende è in mano a loro, che affrontano con rinnovata determinazione ogni passaggio cruciale dello scontro con Sarah Fier e i suoi killer posseduti. Gli intermezzi riflessivi e la carica drammatica non possono piantare le radici in questo progetto, perché potrebbero limitare di molto una regia pulita, dinamica, in grado di catturare l’azione da angolazioni ardite. L’energia crescente e la tensione palpabile, pertanto, si ritagliano uno spazio maggiore per rifinire al meglio il profilo di personaggi che sfruttano la logica, l’ingegno e la collaborazione per contrastare i piani della strega.

La fotografia psichedelica, con colori sempre accesi, vanno ad espandere il pericolo che attende le potenziali vittime di Fear Street Parte I: 1994

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Caleb Heymann agisce sottobanco con l’intento di valorizzare interni e quadri visivi regolati al dettaglio: il direttore della fotografia lavora a stretto contatto con Janiak e ci consegna una piccola città avvolta nel mistero, con una mistura indovinata di sfumature di blu e rosso. Colori che sfondano la parete degli schemi predefiniti dell’horror moderno, attirando l’attenzione di spettatori ancora nostalgici che ricercano il dettaglio e il particolare anche nelle scene apparentemente tranquille. Si tratta di un equilibrio fra le parti percepibile in ogni risvolto nella narrazione, una unione intelligente che vuole stabilire un punto fermo con la loro villain di riferimento: Sarah Fier decide di palesarsi solo in flashback e apparizioni ad intermittenza nella mente dei malcapitati, consumando le energie vitali di un collettivo compatto.

Lo scontro è aperto fra antagonista e parte di uno staff dentro e fuori le riprese che cerca di tenerle testa. Fear Street gioca con scenari fantastici ed appartenenti ad un immaginario horror in pieno stile Piccoli Brividi – non a caso si vuole prendere spunto da R. L. Stine per rielaborare una propria idea di slasher – e vuole farsi carico di un percorso dettato dal sangue e dalla frenesia della caccia. Prigionieri dell’occulto e predatori insaziabili si sfidano a colpi di piani elaborati e partoriscono rocambolesche fughe pronte a valorizzare con decisione il raccordo fra il secondo e il terzo atto; non servono strizzatine d’occhio e richiami espliciti a grandi classici del genere, ma solamente un pretesto ben costruito per animare una battaglia contro una presenza malefica che non è mai stata sconfitta in 50 anni.

Proprio per questo motivo, l’attesa si fa pressante per i successivi due capitoli in uscita sulla piattaforma. I conti non sono del tutto sistemati, i personaggi principali dovranno acquisire molte più informazioni su Sarah Fier e noi osservatori e appassionati possiamo solamente indagare a distanza seguendo le regole dettate da Leigh Janiak, soprattutto con la geniale trovata del rilascio settimanale. Un progetto che si prospetta decisamente promettente, caratterizzato da un incipit di partenza elettrizzante e ricolmo di brutali uccisioni.

Regia - 3.5
Sceneggiatura - 3
Fotografia - 3.5
Recitazione - 3.5
Sonoro - 3.5
Emozione - 3

3.3

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