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Alla sua quarta esperienza come regista Scott Speer (Step Up Revolution, Midnight Sun: Il sole a mezzanotte) dirige Endless, nato dalla penna di Andre Case e Oneil Sharma, che racconta a tinte fosche il percorso di rinascita successivo alla perdita della persona amata. A metà tra Ghost – Fantasma (1990) e The Twilight Saga: New Moon (2009) il film di Speer riprende gli elementi classici del teen movie declinandoli in una forma inedita, più cupa e drammatica rispetto ai precedenti lavori del regista, in cui ossessione, dipendenza e smarrimento animano la costruzione narrativa fino allo scioglimento tensivo dell’epilogo.

Endless: sentirsi vivi in connessione con l’altro 

Alcuni dicono che chi ci ha lasciati a volte torni a salutarci, un ultimo contatto prima di svanire per sempre nell’ombra dei ricordi. Per chi resta, reagire alla perdita sembra impossibile e l’unico sollievo è il mondo alternativo che siamo in grado di creare, in cui i confini tra realtà e inverosimile decadono per lasciare spazio all’amore viscerale che tiene in vita un sentimento.

Per Riley (Alexandra Shipp, X-Men: Apocalisse) e Chris (Nicholas Hamilton, Captain Fantastic) separarsi non è mai stata un’opzione, nonostante la diversa estrazione sociale, i genitori ostili e le prospettive future discordanti. L’estate trascorre serena, seduti sul molo a condividere l’esuberanza e i progetti tipici dell’adolescenza, quando l’amore sana ogni ferita e colma ogni distanza. Quando Riley viene ammessa alla Facoltà di Legge della Georgetown University Chris non riconosce nell’ambizione della fidanzata l’espressione della sua reale vocazione artistica, e scosso dall’imminente separazione durante una festa si abbandona all’alcol. Sulla via del ritorno, durante un’accesa discussione, la coppia viene coinvolta in un tragico incidente in cui il ragazzo perde la vita.

Invisibile, incapace di farsi sentire, ma ancora legato al mondo umano, Chris resta confinato in un limbo dove a fargli da guida è Jordan (DeRon Horton, American Horror Story: 1984) un moderno accattivante Virgilio che lo istruisce sulle leggi di una vita ultraterrena che conserva, nel dolore, un paio di privilegi. “La sola regola dell’essere morti è che non si può comunicare con i vivi“, ma la complicità dei due protagonisti diventa il tramite per la loro connessione soprannaturale: è attraverso i bozzetti di Riley che il ragazzo torna a vivere in un microcosmo di felicità quotidiana, impercettibile agli occhi di chi non conserva in sé il bisogno di trattenere un ricordo più a lungo possibile. Godere di questo universo parallelo significa prendersi la vita di qualcun altro e pagare a caro prezzo la difesa della memoria.

Endless: “Andrà bene e sarà incredibile”

Sono i ricordi a salvarci, i luoghi, le sensazioni incise in maniera indelebile sulla nostra pelle. È la scatola in cui conserviamo i biglietti strappati del cinema, le tovagliette dei ristoranti, la prima lettera scritta o ricevuta. Con Endless Scott Speer sensibilizza le giovani generazioni al dramma della perdita, avvicinandole alla graduale elaborazione del lutto con una consapevole, asfissiante e sensibile delicatezza che si insinua nelle dinamiche familiari risolvendone ogni tensione. Andare avanti non significa dimenticare, ma accogliere la mancanza, accettare di sopravvivere trovando nell’eredità del cuore la forza di sentirsi vivi; custodire, al riparo dal tempo, qualcosa di condiviso in cui ritrovarsi, chiudere gli occhi ed immaginarsi liberi da qualsiasi vincolo di spazio e tempo.

La regia inclusiva di Scott Speer si sofferma sui primi piani espressivi dei protagonisti, manifesto di uno strazio visibile che solo chi ha amato e perso riesce a comprendere: tornare a vivere, anche se respirando a fatica; abituarsi ad esistere, incompleti e fragili, alla disperata ricerca di un perdono che può arrivare solo da sé stessi: andrà bene, sarà incredibile, sarà perfetto.

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