Empty Man – L’arte di Federico Clapis oltre i social: recensione del docufilm di Davide Romeo Meraviglia

L'immagine social viene messa a confronto con quella reale nel film di Davide Meraviglia.

Spesso la vita dell’uomo si misura attraverso un complesso metro di giudizio basato sulla popolarità, l’estrazione sociale, l’apparenza esteriore che questo restituisce alla collettività. Ma la vita è fatta anche di piccole cose nascoste, aspirazioni, sogni idealizzati e tendenze interiori, che portano l’uomo a costruire la propria identità, che non per forza deve mostrare al di fuori della propria sfera personale.

Il Doctor “Federico” Clapis, noto youtuber e content creator fino al 2015 sembra rientrare nella categoria degli uomini che mostrano la facciata sui social, ma che effettivamente sono tutt’altre persone. Attraverso il documentario di Davide Romeo Meraviglia dal titolo Empty Man – L’arte di Federico Clapis oltre i social, uscito in streaming su Chili e ITsART il 31 maggio 2021, viene mostrato come Clapis abbia deciso di abbandonare la sua vita mediatica per dedicarsi completamente alla sua aspirazione maggiore: fare arte.

La prima parte del documentario mostra spezzoni della vita del Doctor Clapis sui social, restituendo stralci di una persona incompleta, che si rapporta con la realtà solo attraverso la sua immagine mediata dal filtro dell’obiettivo. Metaforicamente tale rapporto contraddittorio si esplicita nelle primissime inquadrature del film, in cui si ha l’implementazione della digitalizzazione dell’effetto visivo sull’immagine analogica di foto d’epoca – e che dovrebbero restituire in qualche modo l’essenza della persona secondo una visione barthesiana – attraverso l’effetto dato dallo zoom ottico.

Dopo pochi minuti di introduzione, il regista proietta lo spettatore nella nuova vita di Federico Clapis, ora un affermato pittore e artista plastico, oltre che performer di opere di videoarte e di design. Anche l’impostazione registica cambia radicalmente rispetto la prima parte: se da una parte avevamo infatti la rappresentazione della vita da youtuber resa attraverso il filtro e la cornice del medium social, dall’altra nella rappresentazione della reale essenza di Clapis, Davide Meraviglia utilizza la ruvidezza della camera a mano per ricreare delle riprese sporche, traballanti e immediate, che possano rendere la presa diretta, anche attraverso una messa a fuoco continua e mai troppo duratura.

Empty man: quando l’uomo cela la propria identità

Empty Man Cinematographe.it

Quello che il regista vuole restituire allo spettatore attraverso la mediazione della figura di Clapis è sicuramente la possibilità di inseguire le proprie aspirazioni e sogni, discostandosi dalla propria immagine sociale – e social – ma avendo il coraggio a volte di mollare tutto per raggiungere la completezza interiore.

Federico Clapis, ora artista riconosciuto a livello mondiale, attraverso le sue opere ha come intento quello di proiettare plasticamente la propria vita, mostrando le sue problematiche psico-fisiche (come la paralisi del sonno), ma anche la propria visione personale nei confronti della maternità, dell’infanzia, del sesso.

Da autodidatta è riuscito a coniugare in modo molto efficace l’applicazione degli effetti visuali e tecnologici all’arte tradizionale, creando un cortocircuito tra concezione artistica lineare e rappresentazione di un’arte contemporanea che ad oggi mescola influenze e medium differenti ed eterogenei. Una di queste è la pratica social, che costituisce il background di Clapis e che viene riproposta anche nelle sue opere, come parte integrante e potenziamento dell’arte contemporanea. Il modo di rappresentazione del film documentario gioca molto su questo confronto, non solo per quanto riguarda l’estetica immediata e asciutta, ma anche per la rappresentazione della vita quotidiana di Federico Clapis, che vive nella sua casa atelier, in un confronto costante tra spazio dell’arte e domestico.

Una nuova applicazione artistica

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La realtà aumentata applicata alla pratica artistica configura una nuova forma di videoarte, che potenzia esponenzialmente quelle pratiche mediali e artistiche preconizzate negli anni ’80 da videoartisti come Nam June Paik e Bill Viola e che poi si sono evolute in esempi installativi applicati agli spazi museali. Nel film di Meraviglia una buona parte è dedicata alla mostra di Clapis Deep Scrolling Experience, basata sulla visione della tecnologia applicata all’arte e alla voglia di restituire una consapevolezza maggiore nei confronti della dipendenza mediale, soprattutto ai più giovani. Un tour in cui vediamo l’artista alle prese con la realizzazione della mostra e poi l’effettiva apertura e il successo derivato.

Il docu-film di Davide Meraviglia sulla vita artistica di Federico Clapis si pone, dunque, l’obiettivo di rappresentare il confronto interiore tra figura mediale e persona reale al di fuori della sfera social.

Regia - 2.5
Sceneggiatura - 2.5
Fotografia - 2.5
Sonoro - 1.5
Emozione - 3

2.4