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Cosa rende un uomo un cineasta di successo? L’intelligenza? L’intuito? La perseveranza? La tecnica? Le idee? Certamente, tutte qualità utili e in alcuni casi indispensabili. Ma quello che trasforma un giovane ragazzo francese in François Truffaut è tutta un’altra cosa.

Se Jean Vigo è stato il precursore del nuovo cinema francese degli anni ’60, allora Truffaut ne è senza dubbio uno dei fondatori nonché membri di spicco. Lo testimonia il suo primo lungometraggio, I 400 colpi del 1959, vincitore al Festival del Cinema di Cannes e considerato canonicamente il film che sancì l’inizio della Nouvelle Vague.
Ma prima di essere un regista, Truffaut fu un appassionato, un amante, un uomo di cinema. Prima di fare cinema lo visse, lo scrisse, lo respirò, lo corteggiò e se ne innamorò perdutamente, senza compromessi e senza riserve.

Per questo Effetto Notte è il film che meglio rappresenta Truffaut. Esso è il cuore pulsante, l’anima, il sangue, la passione e il testamento ideale del regista francese. Qui si torna alla domanda iniziale: se non sono le caratteristiche sopraindicate, allora cosa determina un “Truffaut”? Ebbene, nient’altro che la più genuina e infantile forma d’amore.

Effetto Notte: il cinema è la vita

Effetto Notte Cinematographe.it

Effetto Notte è un film del 1973, costituisce la tredicesima fatica di François Truffaut e gli è valso la vittoria del Premio Oscar per il Miglior Film Straniero nel 1974.
La pellicola è unanimemente considerata tra i più grandi capolavori della storia del cinema ed è stata inserita dalla rivista Time tra i 100 migliori film di tutti i tempi nel 2005.

Lo spettatore è proiettato negli studi cinematografici di La Victorine a Nizza, dove il regista Ferrand (interpretato dallo stesso Truffaut) è intento a girare il film Vi presento Pamela. La pellicola parla del colpo di fulmine tra una giovane inglese (Jacqueline Bisset) e il suocero (Jean-Pierre Aumont), incontrato per la prima volta in Costa Azzurra, dove si era recata col suo fresco sposo (Jean-Pierre Léaud, il famoso attore feticcio di Truffaut) per conoscere i suoi genitori. I due scapperanno come dei ladri durante la notte, ma subiranno la vendetta dello sposo (e figlio).

Accanto alla narrazione delle vicende raccontate nel film assistiamo parallelamente a quelle legate alle giornate della troupe durante le riprese. Le difficoltà di produzione, gli inciampi degli attori e le tecniche di ripresa (tra cui proprio l’effetto notte che dà il titolo al film, consistente nel porre un filtro oscuro davanti all’obiettivo della cinepresa per trasformare le scene girate in pieno giorno in scene notturne) si fondono con la vita privata di ogni componente della troupe, ognuno alle prese con i propri pensieri e problemi.

L’importante è riuscire a tenere tutto fuori dal set, perché, come dice il regista Ferrand: “I film sono più armoniosi della vita, non ci sono intoppi nei film, non ci sono rallentamenti, i film vanno avanti come treni nella notte“.

Nonostante la condivisione di questa esperienza così unica, formativa e profonda, la troupe sarà poi costretta a salutarsi a fine riprese, con la promessa di ridarsi appuntamento per gustarsi di nuovo un po’ della magia che si crea intorno alla macchina da presa.

Effetto Notte: la dichiarazione d’amore più grande

Effetto Notte Cinematographe.it

In Effetto Notte François Truffaut si pone l’obiettivo di raccontare “un film nel film”, di dar vita ad un esempio di metacinema in grado di raccontare allo spettatore non sola cosa sia la creazione di un film, ma anche che cosa sia vivere la creazione di un film.
Brillantemente riesce a parlare di cinema e di vita come se fossero una cosa sola e lo fa in un modo universale, accessibile, genuino, trasparente, spontaneo e incantato, come un innamorato racconterebbe l’amore della sua vita.

Nel trasmettere la sua visione di percepire il cinema come un modo di vivere e di relazionarsi con gli altri, sia livello lavorativo che sentimentale (una delle battute più significative del film è “Io per un film potrei piantare un uomo, ma per un uomo non pianterei mai un film!“), Truffaut suona una lunga e sentita serenata, composta da rimandi, omaggi e citazioni, a tutti i suoi amori della Settima Arte. In primis Quarto Potere di Orson Welles del 1949, protagonista della sequenza onirica.

Effetto Notte Cinematographe.it

Nonostante le grande critiche di Jean-Luc Godard, un altro dei padri della Nuovelle Vague, che accusò Truffaut della natura borghese del suo film e di tradimento verso il cinema politico e sperimentale, Effetto Notte è una pietra miliare della storia del cinema.

Un’opera genuina (come il suo autore) ed universale, adatta ai più appasionati cinefili, ma anche al grande pubblico. Un film capace di incuriosire, divertire, appassionare, intrattenere e coinvolgere ogni tipo di spettatore. Immancabile nel bagaglio di ogni amante della Settima Arte.

PANORAMICA RECENSIONE
Regia
Sceneggiatura
Fotografia
Recitazione
Sonoro
Emozione